Non si puo’ più parlare
Nell’era dei social network, della comunicazione istantanea, globale e financo eccessiva, la contrapposizione non “violenta” di opinioni, intendendo violento nell’accezione più ampia del termine.
Un’orsa per difendere i propri cuccioli attacca un malcapitato raccoglitore di funghi e nelle manifestazioni che ne seguono ci sono pesanti contatti tra i pro orso e gli anti orso. Una moda virale dovrebbe sensibilizzare il pubblico per raccogliere fondi per la ricerca e subito ci si divide tra populisti di diversa risma, tra chi attacca chi sostiene che sia solo moda e chi dice che la beneficenza andrebbe fatta in silenzio. Sì, ma tra gli uni e gli altri chi dona?
Io spesso ho la fama del polemico ed è vero che preferisco sempre infilarmi in una discussione piuttosto che starne fuori. Però è anche vero che ho sempre cercato di spiegare le mie posizioni e di confrontarmi, non imporle, con quelle altrui. Lo faccio ancora, però sempre più spesso, anche nelle discussioni tra amici, preferisco lasciare l’ultima parola, starmene fuori. Questo quando mi rendo conto non c’è dialogo ma solo una contrapposizioni di posizioni.
Quindi non prendetevela se discuto animatamente con voi, è anche un segno di rispetto: vuol dire che vi considero persone che oltre a parlare ascoltano. Magari rimanendo sulle proprie posizioni (come pure faccio io, se gli altri non mi portano motivazioni che considero ragionevoli) ma ascoltano.
Pubblicato il 26 agosto 2014 su Giorno Marmotta. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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