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Come ti tradisco Caprotti con Bezos (o Gasbarrino)

E’ con il cuore contrito, in ginocchio sui ceci e fustigandomi la schiena, che scrivo questo post.

Sì, perchè il vero F205, il milanese imbruttito fiero di esserlo fa la spesa in un solo posto: l’Esselunga.

Mrs Puck (aka GiGi, pronunciato sgisgi, in questi frangenti) aveva già tentato, invano, di portarmi sulla cattiva strada e, quando mi distraggo, me la ritrovo al Penny Market. Però, da vero uomo rude, la rimetto a posto al grido di “Pentiti! E credi in Caprotti”.

Poi però… arrivi che esci tardi dal lavoro e il frigo assomiglia alla fortezza di Supermen: una desolante e fredda caverna di ghiaccio. La voglia di andare a fare la spesa è poco e pensi quindi di farla online. Qui Esselunga mi perde punti: non puoi farla per il medesimo giorno, figuriamoci entro due ore. Amazon Prime Now, con Unes, sì.
Ecco che quindi ieri sera siamo caduti di nuovo in tentazione e abbiamo riempito così il frigo (e le pance).

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C’è aria di Fuorisalone

Ieri sera abbiamo fatto un aperitivo con amici in zona corso Garibaldi. Vuoi le prime giornate tiepide, vuoi il venerdì sera, vuoi i milanesi imbruttiti, però c’era davvero il mondo. La chiara impressione è che ci sia già aria di Fuorisalone, l’evento che, al grido di “installazioni!”, muove masse oceaniche per le vie dei Distretti bene del design (o modaioli) di Milano.

F205

Una cosa che i non milanesi non capiscono, è la nostra passione per la parte di codice fiscale che testimonia la nascita all’ombra della Madonnina. Che volete che vi dica? Non so neanche quanti a Roma o Torino sappiano il proprio codice. Il milanese orgoglioso (e orgogliosamente imbruttito) è invece tronfio di potersi definire F205. Non a caso il reparto maternità del San Raffaele ha cambiato ingresso, per poter risultare sul suolo meneghino.

Ps poi c’è gente che trova l’F205 nelle patatine ma questa è un’altra storia… vero Mrs Puck?

La dura legge dell’obbligo

In Italia si capisce solo la legge dell’obbligo. Per far vaccinare i bambini si mette l’obbligo, per combattere l’evasione fiscale si limita l’uso del contante, per far pagare il biglietto si intensificano le ronde.

Benvenga, dico io. Perchè chi rispetta le regole, di tutte queste cose non ha nulla di che preoccuparsi.

Proprio l’altra sera, scendendo alla mia fermata di casa, Pero, notavo dei soggetti (non esplicitamente riconoscibili come controllori) accanto ai tornelli d’uscita. Poco dopo ho letto, con grande soddisfazione, l’articolo che segue. Peccato che si debba sempre ricorrere a queste cose per far rispettare quello che dovrebbe essere la prassi della legalità e del senso civico.

Sorgente: Milano, ronde di security e vigili: partono le pattuglie miste sulle «linee nere» Atm – Corriere.it

C’era una volta Pappamondo

Una volta ero un assiduo acquirente del volumetto Pappamondo. Si trattava di guida ai ristoranti etnici di Milano, veniva pubblicato con cadenza annuale. Era la mia base per provare, con gli amici, qualche etnico diverso dal solito. L’altro giorno sono passato davanti ad un ristorante uzbeko in viale Farini e mi sono chiesto: ok tripadvisor ma come li scopro posto del genere se qualcuno non fa selezione? Ho così scoperto che, a quanto pare, Pappamondo non esce dal 2015. Un vero peccato.

Machacafè

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Nel mio peregrinare attorno al Tribunale di Milano, ho trovato un nuovo posto dove passare la pausa pranzo: il Macha Cafè.

Nel panorama (ampissimo) dei ristoranti e locali giapponesi a Milano, è qualcosa che si stacca un po’ dai canoni classici. Intanto è gestito da italiani e non presenta il solito sushi. Tutto, o quasi, ruota attorno al the macha, una specialità nipponica. La troviamo nel classico the caldo, in quello freddo ma anche nel cappuccino o nei dolci.

Per il resto alcuni piatti nipponici rivisitati, come le scodelle di chirashi e le tartare. Il tutto in un ambiente molto luminoso e moderno.

Prezzi “milanesi” (difficilmente si va sotto i 20 euro) ma qualche volta ce lo si può anche concedere a pranzo.

Andare a ufo

Andare a ufo, non significa passare le notti col naso all’insù in cerca di oggetti volanti non identificati. Per la serie “non si smette mai d’imparare”, parlando con mi cugina dei compiti del figlio, ho scoperto il significato e l’origine di questa espressione.

Sorgente: Ad usum fabricae – Wikipedia

Si parla tanto di Spellacchio

In questi giorni si parla tanto del povero (in tanti sensi) albero di Natale della città di Roma. Nessuno però pare ricordare una cosa simile successa a Milano nel 2015. Allora ne parlai sul blog con QUESTO POSTIMG_7818, da cui riprendo anche la foto.

La cosa ironica fu che fui pesantemente contestato, al grido di: “sono sempre così”, “una volta addobbato sarà diverso”, “sei il solito polemico” e altre cose del genere (devo andare a ritrovare il post facebook…).

Bhè andate a vedervi l’alberto di piazza Duomo di quest’anno (o dell’anno scorso, o di tutti gli anni tranne il 2015) e poi parliamone.

Comunque solidarietà al povero albero romano #jesuisspellacchio

Ps nel caso milanese, i rami furono poi attacchi posticci prima dell’addobbo.

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