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Non chiedetemi perchè

Non chiedetemi perchè ma sono due giorni che ho in mente questo spot degli anni 80…

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Chris Rea, Josephine e io

Non ho mai retto Chris Rea. Oddio, lui non mi ha fatto niente di male. Diciamo che non ho mai sopportato la sua musica, nonostante riconosca che non è certo l’ultimo arrivato. Quando passa per radio, mi provoca un mix di malessere e malinconia. Insomma, mi inquieta. Purtroppo l’altro giorno ho sentito un  suo brano e ora non riesco a togliermi di testa Josephine, una delle sue canzoni più famose.

Tecnologie anni 80 che ritornano di moda

 

L’altro giorno leggevo un articolo sul sito corriere.it e sono stato incuriosito da una pubblicità. Una di quelle mezze subdole, che appaiono a margine dei siti d’informazione e che, a volte, si rischia di confondere con articoli della medesima fonte. Invece no, sono pubblicità e per giunta spesso abbastanza agghiacciante, come quella che mi ha incuriosito.

Ma facciamo un passo indietro, agli anni 80. Nelle riviste nazionalpopolari, in quarta di copertina o sperse fra gli articoli, c’erano annunci anche abbastanza singolari. Uno che resistette per molti anni, riguardava un aggeggio, una sorta di stereo, con una cuffia da indossare di notte, che consentiva di imparare le lingue dormendo.

Ecco… oggi questa roba torna alla ribalta con pubblicità tipo quella che vedete in foto. Il lancio sul sito del Corriere era anche meglio, con uno che dormiva con questa fascia in fronte, con uno scatolotto applicato davanti. Non oso pensare quanto tentino di spillare…

Il lato brutto degli anni 80 (musicali)

Da qualche giorno, per radio, sentivo una canzone brutta. Ma veramente brutta. Certo, gusti personali. Però a me proprio non piace. Sonorità totalmente anni 80, ma non quelli belli, quelli veramente trash italiani dei tempi dei cloni di Mixage. L’ho shazamata (ok, dopo vado a fustigarmi per aver usato questo termine) è sono saltati fuori tali Takagi e Ketra. Ignoro totalmente chi siano. Non li cerco su google per paura di scoprire che sono youtuber. Fatto sta che, imho, chi ama gli anni 80 non puo’ che disprezzare questa canzone.

Pizzettine Catarì

Quei giorni in cui… uno si sveglia con in mente questa atroce pubblicità anni 80…

Visto in TV

Il bollino “Visto in TV” è un logo totalmente anni 80 e totalmente Usa che campeggia sulle confezioni di parecchi articoli che, nel corso della propria storia, sono passati attraverso le televendite. A volte articoli del genere te li ritrovi in casa. A me è capitato con questa Handy Stufetta. Reputo i miei persone di un certo raziocinio ma, visto che la mela. Non cade mai lontano dall’albero, ogni tanto hanno queste derive consumistico/trash/nerd. In linea di principio, quindi, non posso che apprezzare. Certo che però ce ne vuole di fantasia per pensare che sta roba riscaldi totalmente una stanza di medie dimensioni.

AMMETTO che personalmente non l’ho ancora provato. I miei dicono non sia stato un grande acquisto. Però prometto che nel weekend lo testo e aggiorno il post.

Il Bike Sharing a Milano c’è dagli anni 80

img_5681-1024x767In questi mesi a Milano c’è stato un grande entusiasmo per il bike sharing.  A fianco di BikeMe, che già da tempo opera con successo, sono apparsi due nuovi operatori: OFO e Mobike. La peculiarità di questi due servizi è che, a differenza di BikeMe, le bici non vanno prese e lasciate in appositi stalli ma si possono lasciare dove si vuole.

Questo mi ha fatto tornare in mente un (fallimentare) esperimento degli anni 80: 300 bici che furono messe “libere” per esser prese e lasciate dove si voleva. Inutile dire che durarono pochi giorni… Qui di seguito trovate un pezzo che racconta meglio la storia.

Sorgente: La leggenda ritrovata (al Fuorisalone di Rossignoli) del bike sharing anni ’80

90° minuto

Per un mix di eventi (Cremonese tornata in B e nessun accesso a Sky) ieri sera mi sono trovato a cercare di vedere i gol sulla Rai. Scanalando ho trovato 90° Minuto. Trasmissione storica della televisione italiana. Sinceramente non mi ero mai posto il problema se questo programma esistesse ancora o meno. Vederlo mi ha messo una profonda tristezza. Il linguaggio visivo è rimasto quello degli anni ’80. Fredda cronaca delle azioni salienti. Stacco tra il primo secondo tempo SEMPRE con una frase tipo “con il montaggio di Mario Rossi, passiamo alla ripresa”, commento finale in studio con il telecronista che alle spalle ha i monitor della regia locale o della regia mobile. Le costanti scoppole prese da Sky (ma anche da Mediaset), non tanto a livello di soldi per i diritti ma proprio sul modo di fare televisione, non hanno insegnato nulla.

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