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Il voto svizzero

Non so ancora cosa dire del voto italiano di domenica, quindi vi parlerò di un’altra consultazione elettorale svoltasi lo stesso giorno. Gli svizzeri sono stati chiamati a votare su un referendum (proposto da un partito di destra) sull’abolizione del canone tv.

In Italia, senza neanche prendere in considerazione i se e i ma, ci sarebbe stato un plebiscito per la cancellazione. Qui no. Non c’è un solo cantone dove la proposta abbia raccolto la maggioranza dei voti. Da notare che la redistribuzione dei canoni non è fatta proporzionalmente ma in modo da consentire ad ogni area linguistica di avere un’offerta adeguata. Quindi se la svizzera italiana raccoglie il 4% del canone complessivo, alla sua radiotelevisione viene riassegnato il 22%. Questo vuol dire che aree che raccolgono di più, ricevono di meno. Anche queste aree hanno votato per mantenere il canone.

Da notare che quest’anno pagano 451 franchi, destinati a scendere a 365. Rispettivamente 388 euro e 314 euro. Ricordo che il canone italiano è 100 euro.

In tutto questo si nota una diversa maturità e senso civico dell’elettorato elvetico che comunque, soprattutto in Canton Ticino, ha dato segnali di derive populiste.

Sorgente: Svizzera, bocciato il referendum per l’abolizione del canone tv – Tgcom24

Di seguito anche un video che spiega, con i protagonisti della sitcom Frontaliers, il sistema della radiotelevisione elvetica.

 

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Obama e noi. Ma non solo

Su Netflix sto vedendo l’intervista di David Letterman a Barak Obama. Una visione che consiglio veramente a tutti. Questo mi ha generato un po’ di pensieri sparsi. Nell’ordine li potremmo riassumere così:

– Perchè anche noi non abbiamo politici come Obama? Anzi, perchè da noi il termine “statista” non si usa più da almeno un ventennio?

– Subito dopo però penso, certo che dopo si sono eletti Trump. L’alternativa, la Clinton, non era certa all’altezza del recente passato, però è abbastanza per giustificare un spostamento dell’ago della bilancia così ampio? E, pensando alla democrazia, torno a essere pessimista sul 4 marzo.

.- Nell’intervista poi, Letterman e Obama, fanno capire, senza troppi giri di parole, che una potenza straniera ha influenzato il voto americano. Puo’ essere. Puo’ essere che ci abbia provato. Siamo però così sicuri che sia stata decisiva? Siamo davvero sicuri che Trump non sia il parto del ventre molle del loro paese? Da noi cosa uscirà?

Buonanotte…

M5$

In merito rimborsopoli del movimento M5S vi giro un interessante articolo di Wired. In più mi limito a dire che è facile parlare quando si è fuori dal giro, più difficile quando si è dentro. Ovvio che il sistema politico italiano abbia dei grandi sprechi (chiamiamoli sprechi…) però è anche vero che è un lavoro (sì, non è una missione, è un lavoro e chi lo fa, non lo fa certo per diventare più povero) e comunque dei costi li ha. Maggiori di quelli che i grillini sostenevano inizialmente.

Tutta questa storia però non fa che confermare quello che dico da sempre: l’italiano medio si lamenta del politico che ruba, poi però è il primo che cerca (nel suo piccolo) tutte le scorciatoie possibili. Siano dei risparmi non proprio legali, oppure il fregare il prossimo in una qualsiasi coda. Quando l’italiano medio si trova a fare il politico… cambia solo la scala, non il comportamento. Il problema è l’etica generale. Qualcuno disse (più o meno) che chi ruba nel poco, ruberà anche nel molto, chi è onesto nel poco, lo sarà anche nel molto.

Sorgente: Contrappasso M5S: chiedeva gli scontrini, oggi deve mostrare i bonifici – Wired

Lo sgusciante Di Maio

Dopo aver annullato un confronto con Renzi, dichiarando che il Pd non era più una avversario credibile, ora il prode Di Maio rifugge da un tentativo d’imboscata della furba Lucia Annunziata che lo mette (a sorpresa) in collegamento in diretta con Salvini, chiedendo una disponibilità ad un confronto TV.

Si potrebbero ipotizzare tante cose. Per esempio che, dato che non aveva il copione scritto, non sapeva che dire. Oppure che i M5S non si sentono abbastanza sicuri per sostenere un confronto con chicchessia. Cioè… Salvini. Non stiamo parlando di Obama, Putin o qualsivoglia soggetto di una certa caratura politica internazionale.

Preferisco però lasciare la parola alla registrazione. A voi farvi un’idea dell’accaduto. Certamente ci ha fatto una figura migliore Salvini, che si dice sicuro delle sue idee. Beato lui… visto il suo programma io non lo sarei così tanto…

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Ti prego, raccontami ancora la favola di Trump…

C’era una volta Trump, il paladino “anticasta”, quello che ha battuto la perfida Hillary, schiava delle lobby e dei poteri forti.

A parte il fatto che già eleggere un miliardario di seconda generazione come paladino della middle class mi sembra una cagata pazzesca (cit. Fantozzi), il buon Trump ora sta infarcendo il suo esecutivo di bei soggettini. L’ultimo è il segretario di stato Rex Tillerson: ex petroliere e amico di Putin.

W l’anticasta! W chi combatte i poteri forti! W l’elettorato che ha sempre ragione

Sorgente: Usa, Trump scarica Romney, il segretario di Stato sarà Rex Tillerson – Repubblica.it

Ma quale MEB! W la Raggi!

C’è questo stupendo account facebook chiamato “Virginia Raggin in Gli Occhi del Cuore”. Lo trovo geniale. Ancora più geniale la sua uscita originale:

Quando l’acqua inizia a bollire, è da sciocchi spegnere il fuoco

Grande Raggi! Anche se non ti eleggessero, so che nei prossimi anni ci regalerai grandissime soddisfazioni!

Votazioni più cinesi che bulgare

Qualche tempo fa vi scrissi in merito alle primarie del centrosinistra a Milano. Avevo al tempo ipotizzato votazioni bulgare, con una netta vittoria di Sala. La vittoria c’è stata ma non così schiacciante come pensavo. In effetti avevo sottovalutato il fatto che votando prettamente gli attivisti e non il “popolino” che subiva maggiormente l’effetto Expo. Sulla questione del voto cinese, preferisco non entrare. Alla fine la trovo una questione stucchevole, a meno che qualcuno non dimostri una compravendita di voti.

A presto per un post, per par condicio, sulla fantastica campagna cartellonistica di Passera…

Sorgente: Primarie Milano, Sala batte tutti con il 42% dei voti: “Ora avanti uniti per vincere a giugno” – Repubblica.it

Non sono gli 80 euro

Il PD ha quasi doppiato il M5S. Ora la prima reazione sarà quella di gridare al popolo beota che si è fatto comprare con pochi spicci. Ci sta, è una tattica in linea con la campagna elettorale seguita. Spero solo che non sia anche il reale sentimento del partito, perché sarebbe una miope reazione. Non sono i militanti che riempiono le piazze ad aver lasciato il movimento o comunque a non avergli consentito il balzo ulteriore. Chi ha lasciato Grillo, per il PD o per non votare, è tutto quell’elettorato moderato che alle politiche, nel silenzio della cabina, aveva scelto di provare a cambiare subito qualcosa. Il rifiuto del M5S al dialogo con le altre forze politiche e alla possibilità di assumere impegni di maggioranza o comunque di sostegno al governo, gli ha fatto perdere quell’elettorato 30 giorni dopo le politiche, ben prima degli 80 euro. I (troppo pochi) votanti di queste europee hanno scelto l’unica reale possibilità di governo, anche solo perché di alternative non ce n’erano, come se fossero elezioni politiche e non europee.

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