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Perchè la tassa su merendine e bibite è GIUSTISSIMA

L’avanguardia populista si è scatenata contro l’idea di tassare le merendine e le bibite. Una tassa che, a loro dire, colpisce i ceti più deboli.
Si deve però capire una cosa: non è un provvedimento per fare cassa (o non solo) ma (anche) di salute pubblica.

In questo articolo de Il fatto quotidiano (fonte che non cito spesso, non condividendo per larghi tratti le sue posizioni), viene spiegato come già sedici paesi abbiano una legislazione del genere. In alcuni è servita per fare cassa, in altri (come la Gran Bretagna) non ha incassato molto ma ha convinto i produttori ad abbassare la quantità di zuccheri utilizzati, al fine di rientrare nella soglia di tolleranza.

Il fatto è che si vedono sempre più spesso bambini con problemi di peso e se per alcuni il problema è genetico, per molti altri la questione è meramente di abitudini alimentari. Dove l’educazione fallisce, vediamo se colpendo il portafoglio si sortiscono maggiori effetti.

Questo è l’effetto del Sovranismo/Populismo

La nave della Ong olandese, mentre scrivo, non ha ancora attraccato. Attraccano invece i barchini “indipendenti” che stanno portando molti più di 42 migranti sulle rive di Lampedusa. Però meglio combattere le ong degli scafisti e… continuiamo così.
Questo però non è una cosa lontana ma, purtroppo, impatta sulla mentalità di troppa gente troppo vicino a noi.
Seguo diversi gruppi facebook locali (sì, lo so, me le vado a cercare…) e in questi giorni mi sono imbattuto in due post sicuramente emblemetici.
Il primo parte con il classicissimo “non sono razzista ma…” e si lamenta di come, nel mio paese, aprano sempre più attività commerciali gestite da stranieri e che “non se ne puo’ più di questa politica”. Ho fatto notare che non mi risulta che siano rifiutate licenze ad italiani per darle a stranieri… ma se preferiva un paese pieno di negozi sfitti… alla faccia del commento non razzista.
Il secondo è ancora più assurdo. Stanno aprendo un megastore di bricolage. La gente ha avuto il coraggio di lamentarsi che non ci sono state (presumibilmente) assunzioni di residenti del paese ma solo di fuori. Il campanilismo allo stato puro. Figuriamoci se ora un megastore deve avere vincoli di residenza nelle assunzioni. Il “prima i nostri” all’ennesima potenza.
Boh. Un po’ sono stufo di combattere i mulini a vento. Un po’ sento che, ora più che mai, è un dovere farlo, anche se sembra non servire a nulla.

Dedicato agli amanti della Brexit

Cari populisti, amanti della democrazia diretta e ammiratori della Brexit, oggi voglio raccontarvi una storia di coerenza e pragmatismo.

C’era una volta James Dyson, arzillo 71enne che fabbrica prezzolati aspirapolvere (e altri prodotti similari). Cosa che frutta bene, visto che è uno degli uomini più ricchi del Regno Unito

E’ stato uno dei più ferventi sostenitori della Brexit che, diceva lui, sarebbe stato una grande occasione per l’economia britannica.

Oggi però sposta la sede operativa della sua società a Singapore. Giura e spergiura che la cosa non c’entra niente con la Brexit.

Certo.

Anche la May, lasciamola lavorare… vero?

Per un approfondimento: LEGGETE QUA

Cosa mi resta del London Pride 2018

Oggi, senza averlo premeditato ma sicuramente avendolo deciso, abbiamo seguito il passaggio del London Pride 2018. Qualche considerazione sparsa.

– Definirlo Gay Pride è riduttivo e provinciale. Tante sono le anime della manifestazione e neppure tutte riguardano l’identità sessuale di una persona.

– Dopo le polemiche italiane sul Pride, le derive populiste di casa nostra e le discussioni in cui, pure io, sono finito su Facebook, mi è sembrato quasi doveroso partecipare e mi sono pentito di non esser andato a quello di Milano settimana scorsa. Se dal Pride si deve ripartire per arginare certe derive, ben venga.

– Massiccia partecipazione di grosse società alla parata. Da un lato potrebbe voler dire mercificazione ma mi piace leggerlo più come un voler rappresentare una presa di coscienza sociale. Si spera non solo di facciata.

– Ho molto apprezzato la presenza mussulmana. So che dopo il Pride di Milano, un partecipante mussulmano di casa nostra è stato minacciato. Siamo vent’anni indietro.

-Ho apprezzato tantissimo anche la presenza ufficiale delle varie forze militari e dell’ordine. Anche in questo siamo molto indietro a casa nostra. Non ce li vedo i poliziotti fare outing e marciare in divisa e arcobaleno sulla guancia. O neppure quello: essere etero e marciare in divisa e arcobaleno sulla guancia.

– Sì, sono cattolico ed ero al Pride. Su alcuni temi forse non sono totalmente d’accordo con la maggior parte dei partecipanti, però è giusto esserci, rispettarsi e poter parlare. Da questo punto di vista sono molto più vicino a loro che alla leghista con cartello sul crocifisso e che magari non va neppure a Messa la domenica.

Il voto svizzero

Non so ancora cosa dire del voto italiano di domenica, quindi vi parlerò di un’altra consultazione elettorale svoltasi lo stesso giorno. Gli svizzeri sono stati chiamati a votare su un referendum (proposto da un partito di destra) sull’abolizione del canone tv.

In Italia, senza neanche prendere in considerazione i se e i ma, ci sarebbe stato un plebiscito per la cancellazione. Qui no. Non c’è un solo cantone dove la proposta abbia raccolto la maggioranza dei voti. Da notare che la redistribuzione dei canoni non è fatta proporzionalmente ma in modo da consentire ad ogni area linguistica di avere un’offerta adeguata. Quindi se la svizzera italiana raccoglie il 4% del canone complessivo, alla sua radiotelevisione viene riassegnato il 22%. Questo vuol dire che aree che raccolgono di più, ricevono di meno. Anche queste aree hanno votato per mantenere il canone.

Da notare che quest’anno pagano 451 franchi, destinati a scendere a 365. Rispettivamente 388 euro e 314 euro. Ricordo che il canone italiano è 100 euro.

In tutto questo si nota una diversa maturità e senso civico dell’elettorato elvetico che comunque, soprattutto in Canton Ticino, ha dato segnali di derive populiste.

Sorgente: Svizzera, bocciato il referendum per l’abolizione del canone tv – Tgcom24

Di seguito anche un video che spiega, con i protagonisti della sitcom Frontaliers, il sistema della radiotelevisione elvetica.

 

Lo sgusciante Di Maio

Dopo aver annullato un confronto con Renzi, dichiarando che il Pd non era più una avversario credibile, ora il prode Di Maio rifugge da un tentativo d’imboscata della furba Lucia Annunziata che lo mette (a sorpresa) in collegamento in diretta con Salvini, chiedendo una disponibilità ad un confronto TV.

Si potrebbero ipotizzare tante cose. Per esempio che, dato che non aveva il copione scritto, non sapeva che dire. Oppure che i M5S non si sentono abbastanza sicuri per sostenere un confronto con chicchessia. Cioè… Salvini. Non stiamo parlando di Obama, Putin o qualsivoglia soggetto di una certa caratura politica internazionale.

Preferisco però lasciare la parola alla registrazione. A voi farvi un’idea dell’accaduto. Certamente ci ha fatto una figura migliore Salvini, che si dice sicuro delle sue idee. Beato lui… visto il suo programma io non lo sarei così tanto…

http://video.corriere.it/video-embed/92e2e7a4-e340-11e7-b314-d3981516e8be?playerType=embed

Giornalismo, cronaca nera e luoghi comuni sui videogiochi

I recenti fatti di cronaca nera hanno riportato in auge sulla stampa (anche se, bisogna ammetterlo, meno di altre volte) l’odioso parallelismo tra videogiochi e violenza. Tipico di quando gli autori di atti del genere siano giovani. Un hobby peraltro diffuso tra quasi tutti gli under 20. La nera ci ha anche riportato l’ennesimo caso di femminicidio. Magari quasi tutti gli omicidi di questo tipo fumano. Perché nessuno da la colpa al fumo? Provocazione a parte, l’associazione di categoria degli sviluppatori italiani ci ha tenuto, anche questa volta, a precisare.

Sorgente: AESVI prende posizione sui fatti di cronaca nel ferrarese – Gamesurf.it

Ti prego, raccontami ancora la favola di Trump…

C’era una volta Trump, il paladino “anticasta”, quello che ha battuto la perfida Hillary, schiava delle lobby e dei poteri forti.

A parte il fatto che già eleggere un miliardario di seconda generazione come paladino della middle class mi sembra una cagata pazzesca (cit. Fantozzi), il buon Trump ora sta infarcendo il suo esecutivo di bei soggettini. L’ultimo è il segretario di stato Rex Tillerson: ex petroliere e amico di Putin.

W l’anticasta! W chi combatte i poteri forti! W l’elettorato che ha sempre ragione

Sorgente: Usa, Trump scarica Romney, il segretario di Stato sarà Rex Tillerson – Repubblica.it

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