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Anche per colpa di Facebook

Il mio blog è in crisi. Lo è da tempo e il motivo principale è che non ho più il tempo per scrivere due o tre cavolate ogni giorno.

Però è in crisi, dal primo agosto, anche per colpa di Facebook.

Prima avevo un’applicazione che automaticamente pubblicava sulla mia bacheca Facebook ogni post. Da lì arrivavano la maggior parte delle visualizzazioni. Ora il social network ha cambiato la sua policy (e le sue API), impedendo questo automatismo. Durante tutto il viaggio di nozze non me ne sono accorto, con il risultato che le foto messe su Instagram venivano rilanciate (per le foto non è cambiato nulla), mentre i post no.

Tutto resta invariato per le pagine Facebook. Quindi d’ora in poi non mi resta che consigliarvi di seguire la mia pagina. Per il resto dovrò fare di ogni post la pubblicazione manuale.

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Che sbatti…

Partiamo subito con un bel video de Il Milanese Imbruttito sugli sbatti, poi parliamo.

 

Qualcuno di voi si sarà accorto della mia assenza dal blog. Altri meno. Bhè sì, sono stato assente per grossi sbattimenti di lavoro. Il tutto in un periodo già concitato (matrimonio? qualcuno ha parlato di matrimonio?). Fatto sta che poi esce questo video e mi pare proprio ad hoc. Soprattutto la parte del chiringuito … che per quanto non sia un amante del mare, è sempre un bel modo di dire.

Spero di poter tornare a scrivere con più assiduità.

Devo rassegnarmi agli #hashtag nei titoli?

Altro che tag negli attributi del post. Oggi ho fatto un post con un hashtag nel titolo. Il risultato è un’impennata delle visite da twitter (dove, comunque, i miei post sono sempre condivisi). Devo quindi rassegnarmi, per avere visibilità, alla stortura dell’hashtag?

Potrebbe essere un gabello al quale potrei anche decidere di soggiacere.

Haters vs Algoritmo

L’altra settimana è successa una cosa stranissima. Come molti di voi sapranno, condivido automaticamente i post del blog sulla mia bacheca personale di Facebook e sulla pagina del medesimo social network dedicata al blog. Nell’arco di un’ora, i solerti dipendenti di Zuckemberg hanno rimosso due miei post, considerandoli spam, e inviandomi la relativa segnalazione. Non credo, vista la fuffa che gira sulle bacheche, che sia stato un automatismo generato da qualche algoritmo. Più probabile che la cosa sia avvenuta dopo la segnalazione da parte di qualcuno. Ho un haters??? Possibile… che figata!

Sono un coltivatore di blog

C’è chi, per diletto, coltiva piante. Io coltivo blog. Queste pagine che state leggendo, che proseguono ormai da, credo, dodici anni, sono paragonabili a quelle piante sempreverdi che si tengono in salotto: ci vuole veramente un grande impegno per farle morire.

Poi ci sono piccole pianticelle che ogni tanto semino è che, esattamente come le piante di casa mia, spesso muoiono. Negli anni, infatti ho provato più volte a creare altri blog. Il motivo alla base è che quelli di successo sono monotematici (o quasi), mentre qui è sempre stato un grosso calderone.

Ora ne sto provando a coltivare uno nuovo. Se germogliasse ve lo farò sapere.

Annus horrobilis del blog

Il 2017 non verrà certo ricordato come l’anno in cui il mio blog ha fatto il botto. Anzi. Come (per sommi capi) si vede dal grafico, la flessione è stata netta. In parte era successo già nel 2016 ma la cosa era stata mascherata da un post che aveva fatto numero decisamente sopra la media. Quest’anno non è si è replicato l’evento e quindi eccomi qua a vedere una candela decisamente più bassa.
In tutto questo, cosa vi è piaciuto di più di quanto scritto? Il post del 2017 più letto risulta quello in cui vi annuncio il mio matrimonio, ma è pur sempre il sesto in classifica assoluta. La verità è che ci sono post quasi eterni che, ogni anno, portano a casa il macinato. Parimerito al secondo posto ci sono Mi succhio un pennarello, che parla dei pennarelli per celiaci, e Sottocosto vs Sottoprezzo, in cui esamino una strategia commerciale ritornata in auge. In testa, solitario, un post che già dal titolo dimostra il suo lignaggio: Manifesta superiorità, un post del 2013 in cui raccontavo com’è bello essere fan degli Elio e le storie Tese.

La voglia di scrivere

Forse pochi l’avranno notato ma, dal ritorno dalle vacanze, ho un po’ abbandonato il mio blog. La verità è che ho poca voglia di scrivere e anche poche cose da dire. Però forse è il primo il fattore più importante, perché in fondo il classico pensiero “dovrei farci un post” ce l’ho spesso. Credo che passi a tutti i blogger dilettanti un momento così ogni tanto. Forse, ancora di più, a quelli professionisti. Tranquilli che comunque non vi libererete facilmente di me!

Gli influencer, i marchettoni e la legge

Nel 2015, quando ancora il termine “influencer” non era sulla bocca di tutti, si parlava semplicemente di blogger e dei loro post prezzolati a favore di diverse aziende. Speravo anch’io di poterne fare e avevo fatto un pubblico annuncio per vendermi al miglior offerente. Ovviamente nessuno ha risposto.

Ora giro su Twitter e Instagram ed è un fiorire di questi soggetti, che propongo, spesso, gli articoli più disparati.

Il problema, ben espresso nell’articolo di wired di cui vi metto il link, è semplice: come distinguere un blogger/influencer che esprime la propria opinione da un post (a vario titolo) pagato,  più simile ad una pubblicità che ad una recensione? Semplice. Allo stato attuale non si può.

Certi post dovrebbero essere accompagnati, come sulla carta stampata, di una segnalazione che il post è promozionale. Con buona pace di quelle piattaforme che reclutano soggetti per fare marchettoni, specificando che parlando di un dato prodotto, non si debba fare riferimento alla campagna promozionale alla quale si partecipa.

Sorgente: Gli influencer e la pubblicità: viaggio nella giungla del non detto – Wired

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