Strani sogni, dalla Norvegia con furore

L'altra sera ho fatto un sogno strano. Così strano che, a dispetto del solito, una volta sveglio me lo sono ricordato in quasi tutti i suoi particolari. Se qualcuno vuol cimentarsi con l'interpretazione, prego.

In pratica inizia che è inverno e io sono a fare sci di fondo. Sto facendo questo anello e a sciare con me c'è Mara Maionchi. Non se la cava neppure male, tanto che poi, verso il rettilineo d'arrivo, scatta anche e fatico a starle dietro. Finito, rientro in quello che pare lo spogliatoio del centro sportivo. Mi sto cambiando e arriva Fabio Fognini che mi si appiccica e mi abborba raccontandomi che è triste perchè ha giocato male e non capisce perchè. Oh ma mollami!!!

Italiani, brava gente

Sinceramente, speravo che la Norvegia fosse, per gli italiani, una destinazione un po' più di nicchia. Invece, a quanto pare, mezza Italia ha deciso di trasferirsi in questo angolo di mondo. Alle Svalbard già ci era capitato di trovare altri italiani, ma non eravamo certo l'etnia (straniera) dominante. Arrivati alle Lofoten è invece un brulicare di simpatici abitanti del bel paese. Sinceramente un po' mi dispiace. Tra l'altro devo rassegnarmi al fatto che sono un italiano riconoscibile. Bei tempi quando (nel lontano 1996) con Simon in Canada continuavano a scambiarci per croati.

Narvik, ma vaff…

Il mio rapporto con Narvik è stato breve e molto conflittuale. In pratica tutta la città mi è stata sulle balle. A partire dal bed’n breakfast: dovevamo avere una matrimoniale con Wi-Fi, avevamo la stanza che vedete nella foto. Ovviamente senza connessione. Menzione di merito per le lenzuola di carta usa e getta. Ok che spendevamo poco ma a tutto c’è un limite. Vabbè, diciamo, consoliamoci con la cena. Andiamo al ristorante panoramico sopra l’hotel Scandik: ci è rimasta sullo stomaco tutta notte. La mattina dopo siamo partiti di corsa. 

Quell’insana voglia di trash AKA Pizza alle Svalbard

Premessa: io non sono il tipo d’italiano che quando va all’estero cerca disperato pizza, pasta e caffè. Mi piace sperimentare, anche troppo, le cucine locali. L’altro giorno però siamo andati a cena in un locale che ci è piaciuto molto. Ci siamo fatti una zuppa e del filetto. Tutte ricette del posto, molto buone. Il menù però proponeva anche pizze e il giorno seguente, a pranzo, ci siamo lasciati tentare: facciamo la pizza nella pizzeria più a nord del mondo. Alla fine non è che fosse una pizza, era più che altro una focaccia con della roba sopra. Al limite mi ricordava una pizzetta da fare nel tostapane che mangiavo anni fà. Nel suo trash, però non era neppure male. Con la sua carne (forse renna) a pezzettini sopra, il mais e i jalapenos.

Dei “migliori momenti” alle Svalbard

Better Moments è la società a cui ci siamo appoggiati per due delle tre gite in battello alle Svalbard. Diciamo subito una cosa: non possono certo decidere le condizioni climatiche ma su come gestire la situazione… forse potevano fare di meglio. Andiamo con ordine.
Il 12 sera avevamo la gita "catch of the day". La giornata era stata bella ma ventosa e verso sera è peggiorata. Il mare si è ingrossato ma, nonostante questo, ci hanno portato fuori. Era una gita ad itinerario variabile: in pratica il comandante decideva dove portarti, in base alle condizioni, per cercare di avvistare un po' di fauna locale (orsi e balene su tutti). Visto il tempaccio, ci siamo diretti verso due fiordi al cui termine c'erano dei ghiacciai. Si è ballato molto, forse troppo. Col senno di poi magari non avrebbero dovuto neppure farci uscire. I ghiacciai in compenso erano spettacolari ma di fauna neppure l'ombra.
Il 13 c'era la gita principale, verso Ny Alesund, il centro abitato più a nord del pianeta. Quattro ore andare e quattro a tornare. Condizioni peggio della sera prima. Il comandante prova ad uscire ma ben presto si capisce (anche dopo la prima svomitazzata a bordo) che non è cosa. Per non perdere i (nostri) soldi, attivano un piano B che comprende andare verso un fiordo riparato, dove c'è un insediamento minerario abbandonato. Lì abbiamo preso il tender e siamo stati portati a terra. Visita, passeggiata, pranzo attorno al fuoco (la guida si era portato la legna da casa…). Bello, ma niente a che vedere con Ny Alesund… sarà per un'altra volta… così come per gli orsi e le balene.

Ps: sì, partendo avevo detto "se non torno dalle Svalbard senza vedere un orso polare, sono un c******e". Questo perchè, dalle foto online, pare che chiunque vedesse gli orsi. Bhè, noi no. Traete da soli le conseguenze…

Pyramiden

Una delle gite che abbiamo fatto dalle Svalbard, ci ha portato in un luogo fantastico. Sono da sempre affascinato dai luoghi abbandonati e dall'archeologia industriale, capirete quindi che aspettavo con ansia di visitare un villaggio minerario russo abbandonato dal 1998. Da quando la miniera è stata chiusa, il luogo è rimasto disabitato e, solo da qualche anno, ha iniziato ad essere meta di visite turistiche. Il centro sportivo, il cinema, il refettorio, tutto è stato lasciato così com'era e così è rimasto. Eccezion fatta per gli effetti del tempo e dell'incuria. Un luogo veramente affasciante. Ci sarei voluto rimanere a far foto per giorni. Di certo di più delle due ore che avevamo, peraltro dovendo attenerci al percorso e ai tempi dettati da un'arcigna guida russa.

Tra i resti delle miniere

Longyearbyen (non chiedetemi come si pronunci) è il principale tempo abitato delle Svalbard e, come un po' tutta la zona, per lungo tempo ha visto la propria economia basarsi sull'industria estrattiva. Intorno alla città, campeggiano i resti delle miniere e soprattutto delle teleferiche che venivano utilizzate per trasportare il carbone al porto. La nostra giornata è iniziata scarpinando sulle colline, tra pali di legno e vagoncini arrugginiti.
Questo però non sarebbe stato che l'aperitivo per quello che ci avrebbe aspettato nel pomeriggio, con la visita a Pyramide: una ghost town sovietica, là dove una volta c'era una fiorente miniera. Di questo vi parlerò in un altro post.

Svalbard

E venne l'ora delle Svalbard. Una delle mete-mito che avevo nella mia vita. Una terra brulla al limite del circolo polare. Un posto dove vai ad una cena tipica in capanno e la guida ha un fucile da caccia e una pistola nella fondina. Non per cattiveria e piacere nell'uso delle armi: solo per difesa nel caso si presentasse un orso polare. Il nostro albergo (che tripadvisor relega in "altri pernottamenti") non è affatto male. Una serie di stanzette con bagno in comune, ricavate dalle vecchie cabine dei minatori. Unica nota dolente del loco: la colazione, davvero scarsa. Questo è stato un po' il nostro primo giorno, o mezza giornata, alle Svalbard. Il bello doveva ancora venire.

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