Non me ne ero accorto

Ieri, finito il lavoro, attacco la radio e sento che parlano di internet e facebook down. Mah… sarà… però non me ne ero neppure accorto.

NE PARLANO QUI

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Il cliente che vorrei (anche più di uno)

Sono un commercialista. Questo è noto ai più. Ho clienti che fanno cose interessanti, altri che fanno cose più normali. Alcuni sono simpatici. Altri, diciamolo, molto meno. Però è lavoro e si fa quel che si deve, con passione, dedizione e, possibilmente, con un sorriso. Però sarebbe bello avere dei clienti che ti piacciano.

Così l’idea di questo post. Collegata anche al fatto che ieri stavo per finanziare un progetto di una startup italiana su Kickstarter e mi è venuto lo schizzo di scrivergli. Gli ho chiesto se gli servisse un commercialista che capisse il loro ambito (era una software house di videogiochi e, come altresì è noto ai più, ho un passato come recensore di videogiochi).

La cosa non ha sortito effetti ma ho pensato: perchè non provo a scrivere un post per cercare “il cliente che vorrei”?

Come sarebbe questo cliente che mi raddrizzerebbe la giornata? all’inizio della propria attività, ambizioso, innovativo.

Uno che voglia andare a letto tranquillo di pagare il giusto, senza pretendere di fare quello più furbo degli altri.

Sei tu che stai leggendo questo post?

O forse non sei proprio come ho descritto ma ti sembro il commercialista che vorresti? Bhe contattami. Qui i modi per farlo ci sono.

La filastrocca

Facevo la seconda o la terza elementare, ci portarono, con la scuola, a visitare la redazione e la tipografia del quotidiano Il Giorno. Andammo con la metropolitana e le maestra, ricordandoci che al ritorno avremmo dovuto scrivere un tema, ci invitarono a ricordare le fermate che stavamo facendo. Allora iniziammo a ripeterle, come fosse una filastrocca: Lanza, Moscova, Garibaldi, Gioia, Centrale.

Ancora oggi, quando prendo a Cadorna la verde in quella direzione, è la prima cosa che mi viene in mente.

Traumi infantili e/o riflessi pavloviani?

Ci sarà sempre qualcuno che scrive meglio di te (e ancora di più che pensano di farlo)

Lo stile di scrittura è una cosa molto personale. Così come nella fotografia, ognuno puo’ scrivere e puo’ farlo anche in modo personale. Ci sono però delle regole da conoscere, anche solo se si vuole infrangerle.

Questo per dire che, prima di tutto, per scrivere bene si deve conoscere l’italiano. Dando per scontate queste basi, poi ognuno ha il suo stile e puo’ essere più o meno bravo.

Nel mio lavoro, sono un commercialista, mi capita di scrivere. Email, perizie, visto che faccio il curatore fallimentare, anche atti per il tribunale. Nel nostro studio ho notato una strana “catena alimentare” in fatto di scrittura: ci sono soggetti che vengono da me, perchè scrivo bene. Altri che, se gli passo un mio scritto da revisionare, consumano matite su matite rosse. A torto o a ragione.

 

Salvini come Big Jim

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Nella puntuale strategia mediatica di Salvini che, piaccia o no, funziona, c’è un aspetto che trovo esilarante: ma un guardaroba suo a casa non ce l’ha?

Una volta i politici ostentavano una camaleontica capacità di adattarsi alle situazioni e a gli interlocutori che si trovavano d’innanzi. Era però una cosa che si limitava all’atteggiamento e alle affermazioni di rito. Salvini ha portato il gioco a un livello superiore: l’abbigliamento. Un po’ come il Big Jim degli anni 70 e 80, ora abbiamo un Salvini per ogni occasione. Ha iniziato con le forze dell’ordine (Salvini Carabiniere, Salvini Poliziotto… per ovvi motivi non mi risulta una Salvini Finanziere…) per poi passare a cose più ardite. L’ultima è il Salvini Sardo.

Per la gioia dell’elettorato. A quanto pare.

Se gli Oscar si tenessero in Italia

Ma ci pensare che casino verrebbe fuori ogni anno se gli Oscar si tenessero in Italia? Fortunatamente nulla ho visto di Sanremo ma sono allibito dalle polemiche post. Il popolo sovrano è indignato dal fatto che la giuria d’onore e la stampa abbiano ribaltato il risultato del (prezzolato) telefoto.

Alcune considerazioni personali.

– mi pare di capire che fosse noto da subito il peso delle tre componenti (pubblico, stampa, giuria)

– solo due volte il risultato è stato totalmente affidato al televoto

– il televoto è facilmente soggetto a brogli. Anche xfactor, in piccolo, scrive sempre che non si risponde di possibili manipolazioni di terzi

Detto ciò, il popolo sovrano è indignato perché non è finita come voleva lui. Meno male! Pensare se ogni anno negli usa si desse tanto peso a come vengono assegnati gli Oscar. Ok, polemiche ce ne sono ma neppure lontanamente paragonabili.

A quando alle politiche inseriamo la giuria di qualità?

La Las Vegas che amo (o amavo)

Rianimiamo il blog con una bella canzone. In questo video si vede la Las Vegas che amo. Forse sarebbe meglio dire che “amavo”, perchè se è vero che gli alberghi ripresi nel video ci sono ancora, sono cambiati, così come è cambiato lo stile della città. Nel rispetto della sua natura, sempre in evoluzione.

Io però resto legato a quegli anni, fatti di vacanze, divertimento e amici.

Dedicato agli amanti della Brexit

Cari populisti, amanti della democrazia diretta e ammiratori della Brexit, oggi voglio raccontarvi una storia di coerenza e pragmatismo.

C’era una volta James Dyson, arzillo 71enne che fabbrica prezzolati aspirapolvere (e altri prodotti similari). Cosa che frutta bene, visto che è uno degli uomini più ricchi del Regno Unito

E’ stato uno dei più ferventi sostenitori della Brexit che, diceva lui, sarebbe stato una grande occasione per l’economia britannica.

Oggi però sposta la sede operativa della sua società a Singapore. Giura e spergiura che la cosa non c’entra niente con la Brexit.

Certo.

Anche la May, lasciamola lavorare… vero?

Per un approfondimento: LEGGETE QUA

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