Una visione che fa riflettere

Come tutti, conoscevo il caso di Cambridge Analytica. Forse no, meglio riformulare: come quasi tutti quelli che cercano di farsi un’opinione, conoscevo quel caso. Oggi ho scoperto di saperne ben poco. Questa epifania è stata favorita da un ottimo documentario, prodotto da Netflix, player non offre solo buon intrattenimento ma anche ottimi contenuti. Inciso: non tutti, ci ho trovato anche titoli alquanto discutibili e complottisti. Questo documentario, The Great Hack – Privacy Violata, però l’ho trovato davvero ben fatto e circostanziato in modo soddisfacente. Il titolo italiano è quasi forviante, perché il problema non è la privacy ma come i nostri dati sono usati per influenzare la gente. Il tutto verte soprattutto sul l’elezione di Trump e sulla Brexit ma ci trovavo comportamenti molto usati da partiti italiani decisamente in rete. Così come la Russia è presente qui da noi, come lo è stata nelle elezioni Usa. Alla fine ti chiedi quanto sei influenzabile ed è importante porsi questa domanda, perché ti consente di provare almeno ad affrontare in modo critico le notizie con cui vieni tempestato.

Per una Cambridge Analytica che chiude, quanti continuano a fare quel genere di operazioni?

Ci aspettano anni difficili.

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Second Selling

Ho sempre odiato i bagarini e non ho mai avuto simpatica verso chi lucra sui biglietti degli eventi, anche solo privatamente. Ora mi ritrovo a mettere a dura prova la mia coerenza. Avevo regalato a Mrs Puck dei biglietti per un concerto a settembre. Visto che signora sarà all’estero per lavoro in quei giorni, dobbiamo cercare di piazzarli. Provo quindi uno degli odiati siti di second selling. Lì scopro che vanno via a circa il doppio di quello che li ho pagati.

Restare coerente e recuperare solo il costo o assecondare il mercato?

Temo di sapere già la risposta…

50 anni e ancora c’è chi non ci crede

Cinquant’anni dall’allunaggio. Cinquant’anni da un piccolo passo per un uomo ma un grande passo per l’umanità. Cinquant’anni di complottismo, che negli ultimi tempi sta raggiungendo livelli preoccupanti di generalizzata diffusione. Sarebbe limitato dire, citando X-Files, “I want ti believe”. Io non voglio crederci: io ci credo, perché è successo. Perché la terra non è piatta e perché è ora di dire basta all’uno vale uno, quando si vogliono sostenere tesi assurde.

Facebook Vs Instagram

Stamane, mentre venivo in ufficio in metropolitana, ho tristemente scorso la mia bacheca Facebook. Purtroppo è diventata un ricettacolo di articoli che evidenziano affermazioni e comportamenti (che non condivido) dell’attuale esecutivo.
Non è bello. Non è leggero. Però penso sia anche doveroso, in un periodo come questo, non stare zitti e soprattutto farlo cercando il confronto con chi non la pensa come noi. Anche se questo spesso sfocia in prescrizioni di malox.

Instagram al contrario, resta un ambiente positivo. Legato alle immagini più che ai link. Ammetto che la fotografia mi sta aiutando molto in questo periodo. E’ uno sfogo creativo dalla normale routine. Qualcosina di buono, nel mio piccoli, mi pare pure di farla. Anche se non resto certo particolarmente dotato.

In mezzo il blog. Per il quale, mi rendo conto, non ho più il tempo di una volta ma che comunque non lascerò mai totalmente andare. Per quei quattro lettori che mi restano e per il piacere di scrivere.

Norwegian Reggaeton (corretto)

Quando pensavo che, musicalmente, la Norvegia non potesse produrre, musicalmente, nulla meglio di Optimist di Jahn Teigen, ecco che una mia conoscenza di Facebook mi fa scoprire Norwegian Reggaeton dei Nanowar of Steel.

Li credevo un gruppo norvegese… invece sono italianissimi. Però il pezzo merita lo stesso.

…e il grido dell’estate diventa “esta vida loca a mirar la foca” 🙂

38%

Gli ultimi sondaggi danno la Lega al 38%. Con Forza Italia e Fratelli d’Italia che portano un 6% ciascuno, siamo vicini a quando Salvini farà cadere il governo.
Io non passa giorno che non provi a discutere con almeno un salviniano in rete (ergo: ci finisco a litigare) e la cosa veramente mi stanca. Però non si puo’ più stare zitti.
Mi piacerebbe trovare una formazione in cui identificarmi e nel quale poter fare qualcosa di attivo.

Deluso dalla rivista “Turisti per caso”

Dovendo pianificare la prossima vacanze (anche) a New York, mi sono fatto attirare dalla copertina di Turisti per caso. La pensavo una rivista snella e aggiornata, ideale per avere qualche spunto per le novità della Grande Mela. Niente di più sbagliato. Un articolo pieno di banalità, ideale solo per chi non c’è mai stato. Per esempio, nulla dicono su Hudson Yards che, basta fare una semplice ricerca in rete, per capire che è il top di quest’anno. Mai più.

Questo è l’effetto del Sovranismo/Populismo

La nave della Ong olandese, mentre scrivo, non ha ancora attraccato. Attraccano invece i barchini “indipendenti” che stanno portando molti più di 42 migranti sulle rive di Lampedusa. Però meglio combattere le ong degli scafisti e… continuiamo così.
Questo però non è una cosa lontana ma, purtroppo, impatta sulla mentalità di troppa gente troppo vicino a noi.
Seguo diversi gruppi facebook locali (sì, lo so, me le vado a cercare…) e in questi giorni mi sono imbattuto in due post sicuramente emblemetici.
Il primo parte con il classicissimo “non sono razzista ma…” e si lamenta di come, nel mio paese, aprano sempre più attività commerciali gestite da stranieri e che “non se ne puo’ più di questa politica”. Ho fatto notare che non mi risulta che siano rifiutate licenze ad italiani per darle a stranieri… ma se preferiva un paese pieno di negozi sfitti… alla faccia del commento non razzista.
Il secondo è ancora più assurdo. Stanno aprendo un megastore di bricolage. La gente ha avuto il coraggio di lamentarsi che non ci sono state (presumibilmente) assunzioni di residenti del paese ma solo di fuori. Il campanilismo allo stato puro. Figuriamoci se ora un megastore deve avere vincoli di residenza nelle assunzioni. Il “prima i nostri” all’ennesima potenza.
Boh. Un po’ sono stufo di combattere i mulini a vento. Un po’ sento che, ora più che mai, è un dovere farlo, anche se sembra non servire a nulla.

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