Cosa mi resta di questo Eurovision Song Contest?

Si è chiuso il primo Eurovision Song Contest post Covid e post Ja Ja ding dong (se non sapete che sia, vergogna).

Cosa mi resta di questa edizione? Bhè sicuramente il tifo. In parte per gli italici Maneskin ma soprattutto per l’islandese Dadi Freyr, che seguo da tempo. Oltre a questo, musicalmente cosa mi è rimasto? Poco.

Però stamattina mi sono svegliato con questa canzone in testa e non mi esce. Da subito mi è piaciuta molto però non pensavo mi restasse così. In effetti è molto in linea con altre canzoni per le quali, nel tempo, mi sono fissato.

Buon ascolto.

…e anche stavolta vi ho imparato di musica :-)

Vabbè dai ragazzi, salite tutti sul carro del vincitore! Forza, c’è posto! Da ieri sera, dopo la (non) esibizione all’Eurovision Song Contest, si moltiplicano in giro i fans di Dadi Freyr.

Peccato che non sappiate che, per quanto carina, la canzone di quest’anno, non merita di allacciare le scarpe a quella che avrebbe dovuto partecipare lo scorso anno: Think about things. Già il video ufficiale è fantastico ma lo sono anche quelli all’esibizione del Sanremo islandese o quello fatto con i contributi dei fans. Vi lascio con quest’ultimo video e con un breve documentario su Dadi Freyr

Ho avuto il “braccio covid”… e allora???

Allora, mettiamocelo in testa, gli effetti collaterali esistono da che mondo è mondo, sempre esisteranno e possono anche non essere minimamente pericolosi.

Ormai diverse settimane fa, ho fatto la prima dose di Moderna (ormai sono passate alcune settimane anche dalla seconda dose). Quando mi chiedevano se avevo avuto qualche effetto collaterale dicevo “mah sì, una settimana dopo era un po’ rosso e prudeva un po’. Messo un giorno di crema idratante ed è passato tutto”.

Oggi mi ritrovo un articolo del Corriere della Sera che parla del famigerato “Braccio Covid”… ooohhh che paura! Già mi vedo gli utonti e i novax gridare allo scandalo… Mah…

Per mero scrupolo, mi feci pure io una foto al rossore ma non sono neppure andato a scomodare il mio medico. Quindi via, non rompete e VACCINATEVI

27+20

Un mio grande classico è dire che mi sento ancora 27 anni. A quell’età lavoravo, andavo a vivere da solo, iniziavo, per così dire, una vita di un certo livello di serietà.

E’ così un classico che ormai sono venti anni che lo ripeto. Eh già. Oggi compio 47 anni. No, non me ne rendo conto.

La canzone che doveva vincere l’oscar

Ok, tutti a tifare la Pausini. Va bene. Però per me la canzone che doveva vincere era Husavik dal film (Netflix… e già qui si capisce perchè non l’hanno fatto vincere… concedetemi questa deriva mini complottista) Eurovision Song Contest.

Vi lascio prima il video della performance della notte degli oscar (dal porto di Husavik) e poi quella dal film.

E pur si muove!

Nel nostro futuro mondo Carolinacentrico, gli astri continuano a seguire il proprio moto: stamattina, per la prima volta, ho sentito la piccola muoversi.

Eh niente. Bello.

Poi arriva un momento…

Il tempo siamo abituati a misurarlo in tanti modi diversi. Ore, minuti, giorni, anni. Però arriva un momento della vita in cui c’è una sola unità di misura che conta: le settimane.

Come per magilla, d’improvviso cambia tutto. Inizi anche sviluppare superpoteri che prima neanche immaginavi, come quello di capire cosa si vede nelle ecografie.

In questa, per esempio, c’è un pollice alzato. Come a dire “Tranquillo papà, qui dentro tutto a posto”.

Ti sblocco un… ma anche basta

All’inizio la moda dei post (soprattutto di instagram) “ti sblocco un ricordo” la trovavo anche divertente. Seguo diversi account di retrogaming e archeologia informatica e trovavo la cosa carina.

Ora però si sta esagerando e, in ogni dove, è un proliferare di “ti sblocco un ricordo”. Poi si sta sempre più andando alla deriva e se, inizialmente, erano vere e proprie chicche, ora mi trovo a guardarlo e dire “embè?”.

Insomma, ha già fatto il suo tempo.

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