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Wimbledon, Uniqlo e Federer

Saluti da Londra e dalla consueta (ottava o nona di fila, non ricordo) trasferta per Wimbledon. Oggi siamo arrivati nella capitale britannica e, girando a zonzo, ho pensato di andare in un negozio Uniqlo. E’ di questa settimana la notizia dell’accordo da 300 milioni di dollari tra questo marchio e Federer, pensavo quindi che, soprattutto a Londra nelle settimane di Wimbledon, pompassero già la cosa per vendere magliette. Invece nulla. Nel negozio di Oxford Street, centralissima via dello shopping, neppure un cartonato o una t-shirt in vendita.

Che l’accordo sia stata reso noto in fretta, per darne risalto a Wimbledon, prima che i negozi fossero pronti a supportare la cosa?

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All’inizio di una storia.

La settimana scorsa andavo al Forum di Assago, in metropolitana, per gara 1 delle semifinali playoff del basket. Davanti a me una coppia. Circa sui 25-30 anni. Lui spiegava a lei la struttura del tabellone dei playoff. Che tenerezza. Mi ha ricordato me, al primo Wimbledon con Mrs Puck, quando le spiegavo il concetto di palla break.

Amico che, con tanto impegno, ti prodigavi a spiegare “al meglio dei 5” e, per differenza, le “final four” di coppa Italia, hai tutta la mia stima ma sappi che, se la storia proseguisse, lei se lo dimenticherà e con molta probabilità non avrà più interesse al concetto.

Ps Ciao Cara, allora Wimbledon il 6 luglio? 🙂

Wimbledon: l’erba del passato è sempre più verde

Vado a Wimbledon sempre per il venerdì della prima settimana di gioco. Quindi, più o meno, i campi hanno sempre visto la stessa quantità di gioco. Le prime due cose che ho notato quest’anno sono state: 1) praticamente non è piovuto, quindi non c’erano partite rimandate da un giorno con l’altro. Alcuni campi, dove in genere si giocava, non avevano match in programma. 2) l’erba era conciata molto peggio del solito, sempre per via della poca pioggia.

Non sono stato l”unico a notare la cosa e il caldo ha peggiorato ulteriormente la situazione. Ecco un interessante articolo:

Sorgente: Wimbledon: il disastro dell’erba sul centrale – UBITENNIS

Wimbledon 2018: schiavi delle bollicine

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Finiamo il trittico di post dedicati a Wimbledon 2018 con un commento meramente di costume: gli inglesi sono ormai schiavi delle bollicine.

La tradizione li vuole incalliti bevitori (ma anche bevitrici) di birra.  Non che sia una falsa nomea ma quest’anno ho notato una crescita esponenziale di prosecchini e champagne. Un apposito bar, all’interno dell’impianto, c’è sempre stato (della marca che vedere nella foto) ed anche ben prezzolato. Basti dire che non vendono singoli calici e che la bottiglia più a buon mercato è a 44 sterline. Mai come quest’anno però andava di moda. Mi sedevo sugli spalti ed arrivavano due signore con bottiglia e calici. Andavamo sulla Henman Hill e ogni cinque minuti un tappo che saltava era festeggiato con urla di giubilo. Non solo Wimbledon: nei parchi di Londra o nei teatri dei musical, le bollicine regnavano sovrane, a dispetto di qualità e prezzo. Drugà, alculizà.

Wimbledon 2018: tifando Fognini sulla Henman Hill

Ieri vi ho già parlato, in generale, della mia giornata di venerdì scorso al torneo di Wimbledon.

Vi dovevo ancora raccontare del fineale della giornata. Esauriti i match che mi interessavano, sul campo per il quale avevo il biglietto e sui campi ad accesso libero, ci siamo appostati sulla Henman Hill. Si tratta una collinetta alle spalle del Campo 1 dove, chi ha l’accesso solo per i campi secondari, spesso si mette per guardare le partite del Centrale su maxischermo. Non è un semplice riempitivo: c’è chi fa la coda dalla mattina presto, paga le sue 25 sterline di Ground Admission e poi si piazza lì, con borse frigo e plaid, a passare la giornata. La cosa mi è sempre sembrata un po’ strana ma verso le 17 ci siamo ritagliati faticosamente un posto, assieme a qualche migliaio di inglesi, per vedere il match tra il beniamino locale Murray e il nostro Fognini. Meglio non parlare del match, se no mi arrabbio di nuovo (5 palle per andare al quinto set buttate nello sciacquone…). Meritevole di nota il clima da stadio, agevolato da molta birra e molti spumantini. Ma, su questo aspetto… vi rimando ancora ad un terzo ed ultimo post sulla giornata a Wimbledon.

Qui sotto vi pubblico un video, che ho girato io stesso (quindi di pessima qualità) sui cori da stadio. Il migliore faceva, più o meno, così: Come on feel the noise – Andy Murray’s boys – we’re Henman hill (o On the Henman Hill, non ho mica capito)

Wimbledon 2018: la non coda e il torneo

Lo scorso weekend (lungo) ho perpetrato il mio personalissimo rito pagano di Wimbledon. Quando mi sono imbarcato sul volo per Londra, ero praticamente certo di dover fare, per il secondo anno di fila, La Coda. The Queue. Sveglia 4.15, Uber 4.45, coda 5,30 circa, ingresso ore 10. Invece atterro e… scopro che il mio omonimo rhodese aveva fatto il miracolo ed era riuscito a prendermi i biglietti, nell’ultima sessione utile di Ticketmaster. Il programma si è trasformato in: sveglia ore 8.30, full english breakfast ore 9, ingresso 10.30. Con questi presupposti, la giornata è stata molto più leggera. Mi sono goduto Nadal (in riscaldamento) Nishikori, Bautista Agut, Paire, Svitolina e infine abbiamo tifato per Fognini. Di questo però vi parlerò in un post ad hoc.

L’erba che amo di più

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Si sta disputando la 131esima edizione di Wimbledon. Però quest’anno cade il, ben più tondo, 140esimo anniversario della prima edizione.

Mentre vi scrivo sono le 9.30 di mattina e, con la pancia piena di una grassa e grossa english breakfast, mi sto dirigendo verso il torneo. Tutto era pronto per la sveglia alle 4 e la coda (The Queue) poi… Il mio Sniper di biglietti è riuscito nel miracolo e, mentre volavamo verso Londra, ha trovato i biglietti. Ammetto che la coda è bella ma dormire è meglio 

Seguiranno aggiornamenti 

Sorgente: La storia di Wimbledon, il più antico torneo di tennis – Il Post

Spigolature da Wimbledon (e zone limitrofe)

Come sempre, quando torno da un viaggio, ci sono tanti piccoli aneddoti che meriterebbero  de essere raccontati. Però non meritano un post ha hoc. Qualcuno però finisce in questo mio solito post-polpettone, che deve il suo nome a una rubrica de La Settimana Enigmistica.

– Un mio amico, che un anno dovette fare The Queue mentre io ero riuscito a trovare prima i biglietti, dice sempre che senza la coda non è un vero Wimbledon. Catalogavo la cosa come una uscita stile la volpe e l’uva. Ora però devo dargli ragione. Ciò non vuol dire che in futuro la faccia sempre (tenterò sempre il ballott e l’acquisto su ticketmaster), però la farò ancora in piacere, magari provando anche la notte in tenda.

– Sul campo uno, che comunque è abbastanza prezzolato e  i  cui match sono di un certo livello, avevamo davanti due signore, circa di cinquant’anni, totalmente ubriache. Quando, tra una sospensione e l’altra, verso le 18 stava per cominciare il match di Djokivic (numero 1 al mondo), hanno pensato bene di prendere e andare a casa.

– vedere un musical a Londra è sempre bello. Prenderlo prima a prezzo  pieno è abbastanza inutile: se ci si accontenta di posti laterali, il giorno stesso si risparmia discretamente. Noi, senza troppa fatica, abbiamo pagato circa il 50% in meno.

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