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…e questa volta non ci sono

L’edizione 2020 sarebbe stata la decima di fila dei Championship alla quale andavo. Sarebbe dovuta essere. Che poi, non ero neppure convintissimo di andare. Nell’inverno tra il 2019 e il 2020, stavo pensando di andare, almeno per un anno, a vedere il torneo del Queens, invece che Wimbledon. Vabbè. Poi è arrivata la pandemia e l’edizione 2019 è andata. Poi è proseguita la pandemia e a questa edizione 2020 non ci sarò. Certo, mi spiace. Poi nella vita le cose cambiano e per una bellissima che arriva (mia figlia), a qualcosa si deve pur rinunciare. Quindi, non so quando varcherò ancora quei magici cancelli. Sono però molto contento di esserci stato. Tanti i bei ricordi. La prima volta, i match della Pennetta, il torneo Olimpico (eh sì, nel 2012 sono stato ben due volte a Wimbledon), la coda (the queue) fatta sia arrivando alle 4 del mattino, sia passando lì la notte in tenda.

Anche se non amate il tennis, vivere il torneo di Wimbledon è un’emozione che consiglio a tutti, almeno una volta, nella vita.

Sì, oggi, guardando la prima giornata, un po’ mi è mancato non essere in partenza per Londra.

Ora tutti a osannare Berrettini

A distanza di un anno, da quando tutti si sono scoperti tifosi di Cecchinato (simpatia che io ho abiurato ben prima del Roland Garros 2018, per via della non chiarissima situazione relativa alla sua squalifica), ora sono tutti tifosi di Matteo Berrettini.
Bravi fenomeni. Dove eravate quando la stupida idea Fit di fare una qualifica per assegnare la Wild Card, lo privava della strameritata partecipazione alle Netx Gen Finals?
Dove eravate quando giocava quasi come oggi ma una sfiga atroce nei sorteggi gli proponeva primi turni impossibili?
Ora tutti bravi a dire “io l’avevo detto”.

Ode a Opelka

Reilley Opelka è un giovane sportivo professionista americano, alto 2 metri e 13. Perchè vi parlo di lui? Perchè, vista l’altezza, magari avrete pensato che si trattasse un giocatore di basket. Invece no. E’ un tennista. L’ho scoperto grazie ai recenti Australian Open, dove ha battuto un altro lungagnone al primo turno (Isner, “solo” 2 e 08…). Inutile dire sia stata una partita all’insegna del servizio e dei tie break. Su Opelka però mi sono fatto tutto un film e mi immagino la sua triste infanzia. Tutti a dirgli che, ad un certo punto della crescita, era diventato troppo alto per il tennis, a dirgli di giocare a basket… e lui invece no. Insisteva. Perchè la sua passione era il tennis, a dispetto del suo fisico.
Bravo Opelka, sia questa la tua storia o me la sia solo immaginata.

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La furbissima Laver Cup

La Laver Cup è un ricchissimo torneo-esibizione a squadra di tennis (non assegna punti atp) che, scimmiottando un po’ la Ryder Cup di Golf (di cui a breve sentirete molto parlare su queste pagine), contrappone i migliori tennisti europei a quelli del resto del mondo.

Sinceramente l’ho seguita solo sui social ma, già dai video di youtube, devo dire che è un prodotto mediaticamente molto ben costruito. Basta guardare le immagini che seguono. Il campo grigio è fatto per esaltare la contrapposizione delle due divise: azzurra per gli europei, rossa per gli altri. Il colpo d’occhio è subito forte e ben distintivo, non è possibile confonderla con nessun altro torneo.

Che poi prenda piede con una sua dignità sportiva, è un altro paio di maniche.

Wimbledon, Uniqlo e Federer

Saluti da Londra e dalla consueta (ottava o nona di fila, non ricordo) trasferta per Wimbledon. Oggi siamo arrivati nella capitale britannica e, girando a zonzo, ho pensato di andare in un negozio Uniqlo. E’ di questa settimana la notizia dell’accordo da 300 milioni di dollari tra questo marchio e Federer, pensavo quindi che, soprattutto a Londra nelle settimane di Wimbledon, pompassero già la cosa per vendere magliette. Invece nulla. Nel negozio di Oxford Street, centralissima via dello shopping, neppure un cartonato o una t-shirt in vendita.

Che l’accordo sia stata reso noto in fretta, per darne risalto a Wimbledon, prima che i negozi fossero pronti a supportare la cosa?

All’inizio di una storia.

La settimana scorsa andavo al Forum di Assago, in metropolitana, per gara 1 delle semifinali playoff del basket. Davanti a me una coppia. Circa sui 25-30 anni. Lui spiegava a lei la struttura del tabellone dei playoff. Che tenerezza. Mi ha ricordato me, al primo Wimbledon con Mrs Puck, quando le spiegavo il concetto di palla break.

Amico che, con tanto impegno, ti prodigavi a spiegare “al meglio dei 5” e, per differenza, le “final four” di coppa Italia, hai tutta la mia stima ma sappi che, se la storia proseguisse, lei se lo dimenticherà e con molta probabilità non avrà più interesse al concetto.

Ps Ciao Cara, allora Wimbledon il 6 luglio? 🙂

Wimbledon 2018: schiavi delle bollicine

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Finiamo il trittico di post dedicati a Wimbledon 2018 con un commento meramente di costume: gli inglesi sono ormai schiavi delle bollicine.

La tradizione li vuole incalliti bevitori (ma anche bevitrici) di birra.  Non che sia una falsa nomea ma quest’anno ho notato una crescita esponenziale di prosecchini e champagne. Un apposito bar, all’interno dell’impianto, c’è sempre stato (della marca che vedere nella foto) ed anche ben prezzolato. Basti dire che non vendono singoli calici e che la bottiglia più a buon mercato è a 44 sterline. Mai come quest’anno però andava di moda. Mi sedevo sugli spalti ed arrivavano due signore con bottiglia e calici. Andavamo sulla Henman Hill e ogni cinque minuti un tappo che saltava era festeggiato con urla di giubilo. Non solo Wimbledon: nei parchi di Londra o nei teatri dei musical, le bollicine regnavano sovrane, a dispetto di qualità e prezzo. Drugà, alculizà.

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