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Ask.fm: Chiediti a che serve

L’altra sera, un po’ insonne, mi sono messo a scaricare cose a caso dall’app store, partendo da quelle in classifica. Oltre ad un ha app che mi ha portato dieci follower farlocchi su Instagram, ho scaricato l’app di Ask.fm. L’idea di base di questo social network non sarebbe neppure male: poni delle domande (o personali a qualcuno che conosci, o in generale a tutti) e aspetti una risposta. 

Nella pratica è un social network sfruttato da adolescenti per scambiarsi foto e dimostrare la propria pochezza nell’italiano scritto. Disinstallato è cancellato l’account (grazie ad Aranzulla, perché se no era un po’ un’impresa)

Omonimia, portami via

18486348_10212514666118776_858965705677334007_nPrendi la questione della Blue Whale, che tanto scalpore sta destando e i cui risvolti non sono ancora molto chiari (si veda per esempio QUESTO ARTICOLO del Corriere, che solleva qualche dubbio). Gioco perverso o fake news? Non sta a me dirlo qui e ora. Fatto sta che lagggente si è scatenata sulla vicenda, con derive anche ironiche. Si veda per esempio questo screenshot, rilanciato dalla pagina De Complottis.

Casi di sfortunata omonimia. Siccome “c’è una canzona degli Elio e le storie tese per ogni evento della vita”, eccomi a rilanciarvi la non eccezionale Gimmi Ilpedofilo.

La sindrome da Klout

Millantando mire da influencer (che, a interpretare letteralmente quello che ho scritto, vorrebbe dire che dico di voler essere un influencer ma in realtà non è così. In effetti, la definizione giusta è che vorrei esserlo ma non faccio poi molto per diventarlo), tengo sotto controllo la mia valutazione di Klout.

Si tratta di un valutatore della propria presenza sui social, molto in voga soprattutto nei paesi anglosassoni un paio d’anni fa. Era tanto che non ci andavo e di recente ci sono tornato, notando una costante flessione della mia valutazione. Da un certo punto di vista non mi stupisce, però nella ripartizione del giudizio mi lascia perplesso. Porterei la maggior parte dei miei punti da Twitter, che in genere non filo di pezza, molti meno da Facebook è Instagram.

Il succo non cambia: non sono un influencer e pare lo sia anche sempre meno!

Sono su Tumblr e non so perchè

tumblrDi recente mi sono iscritto anche a Tumblr. Perchè? Bah… bella domanda. Ma facciamoci una domanda a monte: cos’è Tumblr? A chiederlo a Google (e di riflesso a Wikipedia), la risposta pare essere:

è una piattaforma di microblogging e social networking che consente di creare un tumblelog offrendo la possibilità all’utenza di creare un blog dove postare contenuti multimediali

Insomma, una risposta un po’ alla supercazzola. A vederlo, somiglia a Pinterest con più testo. A Twitter con più immagini. A Facebook più quadrato… e con meno vincoli di censura.

Torniamo alla domanda iniziale: perchè ci sto? Boh! Nel mio disperato tentativo di spacciarmi per influencer, spammo il mio blog un po’ ovunque.

Qualcuno di voi ha risposte migliori? Intanto vi lascio il link alla mia pagina Tumblr

Vittorio Sgarbi e #missionemonnalisa

Qualche giorno fa, Vittorio Sgarbi ha pubblicato sui propri social network un videomessaggio in cui annunciava la sua partenza per la Francia, per riportare a casa la Monna Lisa. La cosa ha avuto risalto anche su alcune testate, come ad esempio adnkronos e Rollig Stone. Sono seguiti poi un altro paio di video in cui Sgarbi appariva in viaggio, in auto, per la Francia. Nel frattempo c’era chi accusava il critico d’arte di essere solo a caccia di pubblicità. 

In un certo senso era proprio così. 

Ieri il video finale della storia in cui si scopre che una Monna Lisa in effetti l’ha riporta a casa: una edizione speciale di una Citroen. Ebbene sì era una campagna pubblicitaria che, devo dire, trovo abbastanza riuscita. Con altri soggetti non avrebbe avuto la stessa credibilità, con Sgarbi invece si è riusciti a reggere il gioco fino alla fine. Con buona pace della sua credibilità, che comunque ha sempre subito alti e bassi.

Una menzione particolare, che la dice lunga sul livello del giornalismo italiano, merita l’articolo di Adnkronos. Non solo rilanciavano il video iniziale di Sgarbi ma millantavano di aver approfondito con lui la cosa (in realtà citando sempre cose dette nel video).

L’analisi della bufala

Senza troppi commenti (ne ho già espresso molti da queste parti) vi giro un interessante articolo de Il Sole 24 Ore che analizza il fenomeno delle bufale, non solo sui social network ma anche sugli organi di stampa.

LEGGI QUA

Trivella tua sorella

Lo slogan, volgarotto e sessista, a sostegno del referendum abrogativo sulle trivellazioni entro 12 miglia dalle coste, ha avuto almeno un effetto sicuramente positivo: molti fino ad oggi non erano neppure al corrente che il 17 aprile si sarebbe votato per questo referendum. Vi rimando a questo articolo per iniziare a farvi un’idea in merito.

Sorgente: Referendum trivelle 17 aprile, dove e come si vota

Il post dell’anno

Mi sono accorto che ho trattato il post più letto di dicembre ma non quello più letto di tutto il 2015. Il podio è interessante e variegato.

Al terzo posto un pezzo che non è neppure del 2015 ma bensì del 2014. Si dev’essere così ben posizionato nei motori di ricerca che quasi ogni giorno ha portato il macinato: Top Five: film sull’hockey

Medaglia d’argento per un post recente ma che dev’essere arrivato sui motori di ricerca al momento giusto. Vi raccontavo della chiusura del car sharing Twist e di come lo avessi appena sottoscritto: Twist chiude, il tempismo è tutto nella vita

Vince un post che deve il suo successo alla condivisione che ne ho fatto sulle pagine dei tifosi dell’Olimpia Milano e che parla del fatto che sono stato bannato dall’account twitter ufficiale della società: Il Daspo ai tempi dei Social

In definitiva è stato un bel 2015 per la mia versione “autore di blog”. Mi sono divertito a vessarvi con tante stupidate. Grazie per avermi letto.

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