Archivi categoria: Giorno Marmotta

Il buono di non essere filato da nessuno

Il mio blog, si sa, non se lo fila di pezza nessuno. Anche i rimandi sui social network, restano spesso senza ritorno. In particolar modo in questi ultimi mesi, dove per motivi di lavoro ho dovuto lasciare un po’ da parte la scrittura e le visite sono calate.

Questo però ha avuto anche dei risvolti positivi. In un periodo in cui la veemenza dei commenti su internet è fuori controllo, io posso continuare a permettermi di criticare il governo, i leghisti e i pentastellati di sinistrahahah senza che nessuno mi dica niente.

Voce di un Puck che grida nel deserto…

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Venerdì 13 luglio

Mi sono appena accorto che oggi è venerdì 13 luglio. No, non voglio parlarvi di superstizione perchè non sono affatto superstizioso. Però la bellezza di 17 anni fa (f**a! diciassette anni…) mi laureavo. Cadeva anche in quel caso di venerdì.

Fui uno dei primi della mattinata. Alle 9 eravamo già a sbocciare spumantini in bar fuori dalla Cattolica.

Bei tempi. Lì sì che si stava bene.

La diciotti

Anche oggi resto senza parole, quindi mi affido a quelle altrui (nella fattispecie quelle dell’Agi – Agenzia Giornalistica Italiana) in merito alla vicenda della nave Diciotti.

LEGGI QUA (tutto l’articolo!)

Come iniziano le dittature?

Mancanza di contraddittorio.

Contestazione del potere Giudiziario

Messa a tacere della stampa non allineata.

Così, un piccolo assaggio su quello che è successo sui social OGGI.

Travaglio, Ong e migranti: una lettura consigliata

Un editoriale di Travaglio su Il Fatto Quotidiano, ha fatto molto discutere perchè sostiene l’esistenza di prove inconfutabili (lui usa i termini legame “acclarato” e “rivendicato”) dei collegamenti tra Ong e scafisti.

Internazionale, nella sua versione online, propone un lungo articolo, ricco di rimandi, sulla questione. Consiglierei a tutti di leggerlo, anche se costa un minimo di fatica (di sicuro di più di quanto non costi condividere fake news…). Non ho gli elementi e le conoscenze per approfondire il discorso ma la dovizia di particolari e di richiami autorevoli, dovrebbe far pensare.

LEGGETE QUA

Viaggiare coi vips

Nei miei ultimi viaggi aerei, sto inanellando una serie di incontri con vips come non mi era mai successo.

Qualche mese fa, tornando da Londra, avevamo sullo stesso volo Zanetti, l’ex capitano dell’Inter. Mentre tutti si accalcavano, noi dimostravamo una certa superiorità, lasciandolo tranquillo. Anche quando al ritiro bagagli si è piazzato proprio a fianco a noi.

Cosa simile sul volo di ritorno di ieri, quando è stata la volta di Jean Alesi, ex pilota di formula 1. Anche qui, non ho fatto nulla di particolare.

Poi però… appena dopo il ritiro bagagli noto una sagoma nota davanti a me. Di colore, dread corti, abbastanza alto è tatuato. Non se lo fila di pezza nessuno. Ma quello è Daniel Hackett! Nazionale italiano (anzi, italianissimo) di basket. Mollo mrs Puck e parto alla rincorsa (quei 10 metri). Lo fermo e gli chiedo una foto. Peccato che sia così poco abituato a queste pagliacciate che lui è venuto bene, io mosso da con una faccia da pirla (più del solito).

Wimbledon by the Queue

Quest’anno il mio omonimo rhodese, altresì detto lo sniper dei biglietti online, non ha fatto il miracolo e così, fallita la lotteria, falliti tutti i tentativi di acquisto online, ci siamo ritrovati costretti a fare la coda: la famosa The Queue di Wimbledon.

Sveglia alle 4. Alle 4.30 l’Uber che abbiamo prenotato, ci preleva in albergo. Alle 5 ci scarica precisi precisi all’ingresso della coda. Entriamo e veniamo omaggiati dei numeri 2366 e 2367. A quel punto ci lasciamo cullare dalla precisa organizzazione britannica. Veniamo piazzati in coda, stendiamo il nostro telo da pic nic (accuratamente portato da casa) e ci concediamo un po’ di relax. Prima un caffè e dolcetto presi in uno degli stand che affiancano la cosa, poi una pennica, mentre a fianco a noi chi è venuto in tenda inizia a svegliarsi. Alle 7.30 le tende sono smontate e gli steward iniziano a muovere e far compattare le code. Tutto attorno, già da una mezz’oretta, si sbocciano spumantini come se non ci fosse un domani e dietro di noi molte altre persone sono arrivate. Alle 8.40 entriamo nel parco chiuso, la parte più attiva della coda, con gli stand degli sponsor e i controlli di sicurezza. Per le 10.30 arrivano alla biglietteria. Ci sarebbero anche posti per il campo 1 ma, visto che non sarebbero posti vicini e dato che vorrei seguire gli italiani sui campi minori, optiamo per il più economico general admission. Poco più tardi siamo sul campo 18, uno dei miei preferiti, per vedere la “simpaticissima” Camila Giorgi faticare più del dovuto per passare il turno. Dopo quasi tre ore possiamo andare a concederci dello shopping e delle fragole con la panna. In tempo per andare a vedere Fabbiano farsi asfaltare dal talento Tsitsipas. Gira e rigira, sono più di 12 ore che siamo in zona Wimbledon. Fa caldo, siamo cotti ma non cediamo. C’è ancora il doppio misto della Mattek Sands da vedere.

Verso le 20 un altro wimbledon fa in archivio. Stanchi e soddisfatti.

Cosa mi resta del London Pride 2018

Oggi, senza averlo premeditato ma sicuramente avendolo deciso, abbiamo seguito il passaggio del London Pride 2018. Qualche considerazione sparsa.

– Definirlo Gay Pride è riduttivo e provinciale. Tante sono le anime della manifestazione e neppure tutte riguardano l’identità sessuale di una persona.

– Dopo le polemiche italiane sul Pride, le derive populiste di casa nostra e le discussioni in cui, pure io, sono finito su Facebook, mi è sembrato quasi doveroso partecipare e mi sono pentito di non esser andato a quello di Milano settimana scorsa. Se dal Pride si deve ripartire per arginare certe derive, ben venga.

– Massiccia partecipazione di grosse società alla parata. Da un lato potrebbe voler dire mercificazione ma mi piace leggerlo più come un voler rappresentare una presa di coscienza sociale. Si spera non solo di facciata.

– Ho molto apprezzato la presenza mussulmana. So che dopo il Pride di Milano, un partecipante mussulmano di casa nostra è stato minacciato. Siamo vent’anni indietro.

-Ho apprezzato tantissimo anche la presenza ufficiale delle varie forze militari e dell’ordine. Anche in questo siamo molto indietro a casa nostra. Non ce li vedo i poliziotti fare outing e marciare in divisa e arcobaleno sulla guancia. O neppure quello: essere etero e marciare in divisa e arcobaleno sulla guancia.

– Sì, sono cattolico ed ero al Pride. Su alcuni temi forse non sono totalmente d’accordo con la maggior parte dei partecipanti, però è giusto esserci, rispettarsi e poter parlare. Da questo punto di vista sono molto più vicino a loro che alla leghista con cartello sul crocifisso e che magari non va neppure a Messa la domenica.

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