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Wimbledon 2018: tifando Fognini sulla Henman Hill

Ieri vi ho già parlato, in generale, della mia giornata di venerdì scorso al torneo di Wimbledon.

Vi dovevo ancora raccontare del fineale della giornata. Esauriti i match che mi interessavano, sul campo per il quale avevo il biglietto e sui campi ad accesso libero, ci siamo appostati sulla Henman Hill. Si tratta una collinetta alle spalle del Campo 1 dove, chi ha l’accesso solo per i campi secondari, spesso si mette per guardare le partite del Centrale su maxischermo. Non è un semplice riempitivo: c’è chi fa la coda dalla mattina presto, paga le sue 25 sterline di Ground Admission e poi si piazza lì, con borse frigo e plaid, a passare la giornata. La cosa mi è sempre sembrata un po’ strana ma verso le 17 ci siamo ritagliati faticosamente un posto, assieme a qualche migliaio di inglesi, per vedere il match tra il beniamino locale Murray e il nostro Fognini. Meglio non parlare del match, se no mi arrabbio di nuovo (5 palle per andare al quinto set buttate nello sciacquone…). Meritevole di nota il clima da stadio, agevolato da molta birra e molti spumantini. Ma, su questo aspetto… vi rimando ancora ad un terzo ed ultimo post sulla giornata a Wimbledon.

Qui sotto vi pubblico un video, che ho girato io stesso (quindi di pessima qualità) sui cori da stadio. Il migliore faceva, più o meno, così: Come on feel the noise – Andy Murray’s boys – we’re Henman hill (o On the Henman Hill, non ho mica capito)

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Lettere, odio e rispetto

Oggi sul web, soprattutto sulle pagine dedicate al basket, gira la lettera di un tifoso dei Boston Celtics a Kobe Briant, dopo l’annuncio del suo ritiro. Non so se sia vera o meno, sicuramente è verosimile. Dice che all’ultima partita a Boston sarà fischiato come sempre, anche di più, ma una volta uscito gli verrà tributato l’onore che un grande rivale e un grande sportivo merita. Tutti a lodare questo grande gesto di sportività fino alla fine, come se fosse una cosa eccezionale. Forse lo è ma per chi, come me, ha il cuore di ghiaccio, rigorosamente rossoblu,  non sembra poi una cosa così strana. Noi saimini abbiamo odiato nel profondo per vent’anni Lucio Topatigh. non poteva essere altrimenti: il più grande giocatore italiano degli ultimi 40 anni che ha giocato per tutte le squadre che negli anni contendevano al Milano Saima il vertice nazionale: Bolzano, Como (sì, perchè quella squadra lì non era di Milano), Asiago. In più Lucio era un combattente, era l’icona ideale sulla quale far confluire una rivalità.

Poi… poi gli anni passano per tutti e lui arriva a Milano in una partita di vecchie glorie. Alla fine gli ex rossoblu vanno sotto la curva per ricevere il saluto del proprio pubblico. Lui li lascia andare e poi si avvicina per salutare una curva che di sicuro gli mancherà e che, per come è fatto, sicuramente l’ha spronato a dare ancora di più sul ghiaccio. La curva capisce e gli porta il tributo che merita, con i suoi cori, che però non suonano più come insulto o scherno ma come l’onore delle armi al più grande dei nemici.

Per fortuna di quei momenti c’è un bel video. Ogni tanto lo riguardo e, lo ammetto, mi emoziono.

 

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