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Ryder Cup: sono finito su Sky

Nella mia trasferta parigina di Ryder Cup (splendida, spero di aver tempo di parlarvene a parte) sono anche finito in diretta su Sky e prontamente individuato da un amico che mi ha mandato lo screenshot.

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Il tutto perchè alle mie spalle c’era un vecchietto esagitato che, in attesa dei golfisti, faceva il capotifoso. Io, mentre mi inquadravano, ero intento a girare questo video (vi consiglio di andare fino in fondo, perchè difficilmente capirete che canzone sta “cantando”):

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L’unica vera nazionale europea

Si parla tanto di Europa ma nello sport non c’è mai stata nessuna vera nazionale europea. Tranne una… che paradossalmente è in uno sport individuale: il golf.
Questo weekend si gioca la Ryder Cup, sfida tra la selezione europea e quella statunitense, che ogni due anni infiamma gli animi dei golfisti, altrimenti di base pacati.

Peccato solo che si giochi in Francia e i transalpini, non avendo nessun giocatore in selezione, abbiamo comunque furbescamente messo un po’ di nazionalismo in campo. Lo slogan “vai coi blu” in francese è declinato “allez les blues”… lo slogan della nazionale francese.

Riescono sempre a starmi sulle balle…

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Jim e Ian

Domenica il team europeo si è aggiudicato la quarantesima edizione della Ryder Cup. Il livello di gioco, soprattutto l’ultimo giorno, è stato clamorosamente alto. Tra i tanti campioni in campo difficile dire il mio preferito. Restringo la scelta a due, molto diversi fra loro. Il primo e Jim Fyrik. Statunitense, uno dei giocatori di maggiore esperienza in campo. Una certezza. Da anni al vertice del Tour americano, non è certo tra i giocatori più noti al grande pubblico, soprattutto se raffrontato alle sue qualità e a quello che ha vinto. Come mai? È un anti personaggio. L’apoteosi del medioman al potere. Impossibile che non mi ci si immedesimi almeno un po’. Tanti fanno i fenomeni, lui è sempre lì. Al vertice.
L’altro è l’europeo Ian Poulter. Se io fossi il capitano di Ryder, prima convocherei lui, poi penserei al resto della squadra. Il motivo? Bhè forte è forte, non si discute, ma se si gioca un matchplay può battere chiunque. Soprattutto in Ryder, quando giochi davanti a 40.000 persone. Un cagnaccio ciò con un cuore grande così. Anche quando non è in giornata non molla mai e sotto pressione può sempre tirare fuori qualcosa dal cilindro. Come attitudine agonistica mi piace pensare di rivedermici.

European pride!

Inglesi, danesi, tedeschi, francesi. Purtroppo per questa volta niente italiani. Uniti, orgogliosi della loro nazione ma orgogliosi anche di lottare uniti. Come squadra. Questa dovrebbe essere l’Europa: uniti nelle diversità, uniti lottando, sostenendosi da fratelli.
Questa sera sono un orgoglioso europeo.

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L’unica vera nazionale europea (dal 1979)

Si parla tanto di Europa Unita ma come sempre è lo sport che ci insegna più della politica, perchè quando c’è la volontà (e magari la necessità) la voglia di unirsi c’è.

Oggi sul campo di Gleneagles inizia l’edizione 2014 della Ryder Cup, una competizione golfistica a squadre. Nata come sfida da Usa e Gran Bretagna, dal 1979 diventa Usa contro Europa. Di recente poi anche l’Italia ha dato il suo pesante apporto, grazie a Costantino Rocca prima e ai fratelli Molinari poi. Purtroppo quest’edizione non vede italiani schierati ma ovviamente il mio tifo va tutto per la formazione del vecchio continente, sperando di rivivere le emozioni del Miracolo a Medinah1904234_10203527551902860_6487896341203208731_n

Da grande voglio essere Ian Poulter

Il golf è visto come uno sport giocato nella quiete e nella natura. Anche nei grandi tornei vige un religioso silenzio, rotto talvolta da urla di entusiasmo in occasione di un tiro particolarmente bello. Tutto vero.

Tranne per tre giorni ogni due anni. I tre giorni della Ryder Cup, la sfida che vede opporsi i dodici migliori golfisti statunitensi contro i loro pari grado europei.

In quei giorni c’è tifo da stadio, cori, entusiasmo. Ci sono giocatori che urlando in faccia ai tifosi avversari la loro gioia. Soprattutto quando si gioca oltreoceano e il pubblico, per definizione, è meno british. “iu es ei, iu es ei” si alterna o “olè olèolèolè olè olè”.

Il golf è vinto anche come uno sport individuale ma in quei giorni c’è un capitano, una squadra e una bandiera dietro la quale radunarsi. Poco conta che gli europei oltre a quella blu con le stelle in cerchio abbiano anche il vessillo nazionale. La squadra di Ryder è un grande esempio di europa unita. E vincente.

L’edizione 2012 si è chiusa ieri con un epilogo a sorpresa. Dopo i primi due giorni la betoniera a stelle e strisce stava asfaltando la truppa del vecchio continente. Alla vigilia dei 12 match di singolo di domenica gli sarebbe bastato vincerne 4 e pareggiarne 1 per vincere il trofeo. Invece…

Guidati da un fantastico Ian Poulter, non certo mister simpatia (soprattutto per gli americani, oggi ancora di più) ma uno agonista come pochi, gli europei hanno inanellato un punto dopo l’altro, fino ad arrivare al putt vincente del tedesco Kaymer (uno dei giocatori più in crisi del 2012), che ha reso inutile la fine della sfida tra il nostro Molinari e Tiger Woods.

A riguardare le immagini di una giornata del genere non ci si puo’ non innamorare del golf.

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