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Il voto svizzero

Non so ancora cosa dire del voto italiano di domenica, quindi vi parlerò di un’altra consultazione elettorale svoltasi lo stesso giorno. Gli svizzeri sono stati chiamati a votare su un referendum (proposto da un partito di destra) sull’abolizione del canone tv.

In Italia, senza neanche prendere in considerazione i se e i ma, ci sarebbe stato un plebiscito per la cancellazione. Qui no. Non c’è un solo cantone dove la proposta abbia raccolto la maggioranza dei voti. Da notare che la redistribuzione dei canoni non è fatta proporzionalmente ma in modo da consentire ad ogni area linguistica di avere un’offerta adeguata. Quindi se la svizzera italiana raccoglie il 4% del canone complessivo, alla sua radiotelevisione viene riassegnato il 22%. Questo vuol dire che aree che raccolgono di più, ricevono di meno. Anche queste aree hanno votato per mantenere il canone.

Da notare che quest’anno pagano 451 franchi, destinati a scendere a 365. Rispettivamente 388 euro e 314 euro. Ricordo che il canone italiano è 100 euro.

In tutto questo si nota una diversa maturità e senso civico dell’elettorato elvetico che comunque, soprattutto in Canton Ticino, ha dato segnali di derive populiste.

Sorgente: Svizzera, bocciato il referendum per l’abolizione del canone tv – Tgcom24

Di seguito anche un video che spiega, con i protagonisti della sitcom Frontaliers, il sistema della radiotelevisione elvetica.

 

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Domenica si vota: il referendum Lombardo

Premessa: ormai tre mesi fa, così recita WordPress, iniziai a scrivere un post per spiegare il referendum per l’autonomia, promosso dalla regione Lombardia (che fa anche rima).

Ecco cosa iniziavo a buttare giù:

PADANIA LIBERA! Sbraitava il senatur diversi anni fa. Ora andremo a votare, il 22 ottobre, e la pubblicità istituzionale della regione Lombardia (con alla guida il leghista Maroni) parla di “Referendum per l’autonomia“.

Cerchiamo però, fin d’ora, di liberare il campo da un po’ di dubbi populistici che potrebbero sorgere.

Di che tipo di referendum si tratta?
E’ un referendum CONSULTIVO. Cioè “serve per far esprimere il parere delle popolazioni interessate” (fonte). Cosa vuol dire? Scordatevi la Brexit: il giorno dopo il referendum, anche se il 90% votasse e votasse compatto sì, non cambierebbe, nella pratica, nulla.

Cosa dice il testo?
Ritorniamo al sito della regione Lombardia e leggiamo:

“Volete voi che la Regione Lombardia, in considerazione della sua specialità, nel quadro dell’unità nazionale, intraprenda le iniziative istituzionali necessarie per richiedere allo Stato l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, con le relative risorse, ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 116, terzo comma, della Costituzione e con riferimento a ogni materia legislativa per cui tale procedimento sia ammesso in base all’articolo richiamato?”

Come referendum, è anche scritto in modo abbastanza chiaro ma… andiamo a vedere cosa dice l’art.116 terzo comma della nostra bella costituzione che tutti amiamo alla follia, visto il risultato del precedente referendum:

“Ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, concernenti le materie di cui al terzo comma dell’articolo 117 e le materie indicate dal secondo comma del medesimo articolo alle lettere l), limitatamente all’organizzazione della giustizia di pace, n) e s), possono essere attribuite ad altre Regioni, con legge dello Stato, su iniziativa della Regione interessata, sentiti gli enti locali, nel rispetto dei princìpi di cui all’articolo 119. La legge è approvata dalle Camere a maggioranza assoluta dei componenti, sulla base di intesa fra lo Stato e la Regione interessata.”

Qui si inizia un po’ con la supercazzola legislativa, però non demordo e vado all’art.117 per vedere queste materie. Qui però mi perdo e alzo bandiera bianca.

Torniamo ad oggi e penso che sia chiara una cosa: questo referendum è fondamentalmente inutile e regala l’autonomia promessa, se non in maniera davvero risibile.

Io poi vi sottopongo uno spunto di riflessione: puo’, la bontà di una proposta, dipendere solo dal lato del tavolo da cui ci si siede? Fossi una regione con un saldo attivo dai ristorni, sicuramente non ci troveremmo a parlare di questo referendum.

Ecco perchè, se decidessi di votare, voterò NO.

Aggiungo poi che trovo questo referendum una mera mossa propagandistica e populista.

Girando in rete, in questi giorni, si vedono tante cose. Una di quelle più sensate la trovate nell’immagine che vi riporto qui sotto. Dovrebbe essere una lettera pubblicata su Il Corriere della Sera.

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Referendum del 4 Dicembre: più che una paura, una triste certezza

Tralasciamo per un attimo i sondaggi sul “sì” o sul “no” alla riforma costituzionale ma guardiamo un paio di aspetti inquietanti che emergono da un sondaggio commissionato da Il Sole 24 Ore.

Quello che emerge sono due cose:

  1. i singoli elementi della riforma costituzionale sono visti positivamente
  2. molti (la maggioranza?) dichiarano che non voteranno sulla riforma ma sul governo Renzi

Ecco. Come più volte detto, io voterò SI’ e non avrei problemi ad accettare la vittoria del NO se fosse relativa al quesito referendario. Qui per motivi personali si rischia di buttar via l’opportunità di fare una buona riforma. Non ottima ma neppure lo schifo che qualcuno dipinge.

Sorgente: Il paradosso del referendum: italiani approvano i contenuti ma respingono la riforma – Sonda Italia sondaggi elettorali

Io non capisco

Ci sono tante cose che non capisco. Di recente però mi soffermo spesso a pensare che non mi capacito di quanto astio ci sia verso Renzi. Ok gli avversari politici. Ok la fronda interna del Pd, che geneticamente è un organismo affetto da Lupus (che conosco solo per sentito dire dal Dr House) e che quindi quando è al potere tende ad autodistruggersi. Però leggere di un Crozza che dice che Renzi lo spinge a dare dell’onestà a Berlusconi, mi pare decisamente sopra le righe. È soprattutto l’addio del popolino che non capisco. Diciamo che di cappellate ne ha fatte anche lui parecchie, non ultima l’uscita sul Ponte sullo Stretto (bara politica per antonomasia), però veramente mi sembra tutto un tantino sproporzionato rispetto a quanto si è visto in questo periodo. 

La cosa più antidemocratica di oggi

Premessa, scriverò questo post perchè dopo numerose discussioni aperte su facebook, sono stanco di ripetere le stesse cose. Soprattutto se c’è chi non vuole capire. Replicherò ulteriormente a mio insindacabile giudizio a chi volesse commentare in modo costruttivo e argomentando in modo serio.

Cerco sul dizionario la definizione di “antidemocratico” e trovo:

agg. Che è contrario alla democrazia o deroga ai suoi principi

Ok, cerchiamo “democrazia”:

a. Forma di governo in cui il potere risiede nel popolo, che esercita la sua sovranità attraverso istituti politici diversi; in partic., forma di governo che si basa sulla sovranità popolare esercitata per mezzo di rappresentanze elettive, e che garantisce a ogni cittadino la partecipazione, su base di uguaglianza, all’esercizio del potere pubblico: paese retto a d.; instaurare la d.; d. diretta oplebiscitaria, quando il potere è esercitato direttamente da assemblee popolari o mediante plebisciti; d. indiretta, rappresentativa,parlamentare, quando il potere è esercitato da istituzioni rappresentative. D. popolare, espressione con cui veniva indicata genericamente l’organizzazione politico-sociale dei paesi socialisti dell’Europa orientale e, in senso più ampio, di tutti i paesi socialisti.

Oggi molti disprezzano (nel migliore dei casi) o insultano chi ieri non ha votato. Sono il primo a dire che molti l’hanno fatto per disinteresse e disaffezione alla vita politica (intesa come partecipazione popolare). Però c’è un deciso delta sia tra i votanti di ieri e quelli delle politiche sia rispetto a quelli di precedenti quesiti referendari.

Nei referendum la posizione del non voto è legittima, etica e costituzionalmente valida. Poi ognuno risponde alla propria coscienza se l’ha fatto per menefreghismo, perchè gliel’ha detto qualcuno o se ci ha pensato e questo ha deciso di fare.

Non è antidemocratico che non si sia raggiunto il quorum. E’ antidemocratico che si insulti chi ha deciso di esercitare il proprio diritto di non esprimersi sul quesito referendario. In democrazia ci si confronta e si rispetta la posizione altrui. La mancanza di rispetto di chi non la pensa come te è invece tipico di altri regimi politici.

Con questo ho detto tutto quello che dovevo dire. Anche se trovo assurdo si debba in Italia oggi dovresi “difendere” per l’esercizio dei propri diritti.

Trivella tua sorella

Lo slogan, volgarotto e sessista, a sostegno del referendum abrogativo sulle trivellazioni entro 12 miglia dalle coste, ha avuto almeno un effetto sicuramente positivo: molti fino ad oggi non erano neppure al corrente che il 17 aprile si sarebbe votato per questo referendum. Vi rimando a questo articolo per iniziare a farvi un’idea in merito.

Sorgente: Referendum trivelle 17 aprile, dove e come si vota

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