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Una visione che fa riflettere

Come tutti, conoscevo il caso di Cambridge Analytica. Forse no, meglio riformulare: come quasi tutti quelli che cercano di farsi un’opinione, conoscevo quel caso. Oggi ho scoperto di saperne ben poco. Questa epifania è stata favorita da un ottimo documentario, prodotto da Netflix, player non offre solo buon intrattenimento ma anche ottimi contenuti. Inciso: non tutti, ci ho trovato anche titoli alquanto discutibili e complottisti. Questo documentario, The Great Hack – Privacy Violata, però l’ho trovato davvero ben fatto e circostanziato in modo soddisfacente. Il titolo italiano è quasi forviante, perché il problema non è la privacy ma come i nostri dati sono usati per influenzare la gente. Il tutto verte soprattutto sul l’elezione di Trump e sulla Brexit ma ci trovavo comportamenti molto usati da partiti italiani decisamente in rete. Così come la Russia è presente qui da noi, come lo è stata nelle elezioni Usa. Alla fine ti chiedi quanto sei influenzabile ed è importante porsi questa domanda, perché ti consente di provare almeno ad affrontare in modo critico le notizie con cui vieni tempestato.

Per una Cambridge Analytica che chiude, quanti continuano a fare quel genere di operazioni?

Ci aspettano anni difficili.

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Manifesta superiorità (reprise dicembre 2016)

Uno dei post che porta sempre macinato al mio blog, è quello in cui racconto il malcelato senso di superiorità culturale che mi da l’apprezzare gli elio e le storie tese. Ieri sera ne ho avuto un’ennesima riprova. Negli UCI Cinemas veniva proiettato, come evento di una sera, un documentario sul simpatico complessino, intitolato “Ritmo Sbilenco” (come una delle canzoni più prog dell’ultimo album). Bello. Me lo aspettavo diverso. Un collage di filmati di repertorio e interviste. Invece è una sorta di telecamera indiscreta che segue i diversi componenti nell’ultimo anno. Dal Sanremo di Vincere l’odio al concerto del forum. Un dietro le quinte dove quasi mai ci si rivolge alla telecamera. Degli spaccati di vita quotidiana, tra la sala prove e la vita dei singoli. Menzione di merito (ma sono di parte nel mio, di base, essere già di parte) per Faso allenatore delle giovanili dell’Ares Milano di softball.

In sala, una ventina di devoti. Sinceramente me ne aspettavo di più. Tutti o quasi entusiasti del documentari, forse più apprezzabile dagli iniziati rispetto ai neofiti. Mrs Puck, che mi ha accompagnato (menzione di merito per lei) dice comunque di avere apprezzato. Ci mancherebbe, a Marzo le tocca anche il concerto di Londra…

 

Per chi crede sia un “filmino”

Il bel cinema non è solo quello serioso. Ci sono commedie stupende che hanno segnato la storia di questa arte, anche se vengono troppo spesso considerati filmetti.
Di seguito un gustoso documentario andato in onda su History Channel dedicato a uno dei due capolavori di John Belushi: Animal House

Springsteen and I

Ieri sera ho visto il documentario prodotto da Ridley Scott su Springsteen ma soprattutto sul rapporto coi suoi fans. In pratica è stato chiesto ai fans di tutto il mondo di mandare contributi su cosa fosse per loro il boss. Questi sono stati poi montati con clip dei concerti e un paio di altri passaggi un po’ più montati professionalmente su alcune storie particolari. Sarebbe stato facile cadere nello stucchevole o nel patetico, come per esempio il famigerato messaggio “grazie Micheal Jackson” che ha spopolato su youtube. Il tono invece si mantiene brillante e coinvolgente, puntando soprattutto sull’intenso legame che Springsteen crea con gli spettatori durante i suoi live. Io stesso sono nato come fan live del boss, più che come suo assiduo ascoltatore. Ormai ho sei concerti alle spalle e ogni volta che ne ho occasione vado a vederlo con entusiasmo. L’ultima volta ho portato una persona che quasi nulla conosceva del repertorio ed è uscita da San Siro stregata dall’energia dello spettacolo. Consigliato, il documentario, anche a chi non lo conosce bene.

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