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Armenia: 1 Ottobre
Mi sembra ancora ieri. Poche ore di sonno, la mattina in ufficio, poi di corsa a Malpensa. Volo, Vienna,ancora volo, Yerevan. Arrivati in hotel alle 6 locali: sveglia alle 9,30. Giornata dedicata ai musei della capitale Armena. Dal Mantedaran, l’istituto di ricerca sulla lingua e l’alfabeto armeno, coi suoi libri antichi, fino al museo di storia, passando per quello dedicato al regno Erebuni. In pratica tutto il periodo pre-cristiano. Per finire il vernissage, mercatino molto turistico ma carino, dove mi sono sbizzarrito negli acquisti (segue post ad hoc) e nel fotografare i locals: people watching everywhere. Vi lascio con una foto della mia comitiva, davanti al monumento all’inventore dell’alfabeto armeno.
Riflessioni arrivando in volo a Vienna
Arrivando in volo a Vienna mi vengono in mente soprattutto tre cose. La prima è che, ignorante io, non la credevo in una pianura così vasta. Così come loro vedono l’Italia “spaghetti pizza sole” io vedevo l’Austria come solo montana. Altra riflessione: perché qui è pieno di pale eoliche e in Italia invece ci sono moratorie su moratorie per bandirle?
Ultimo pensiero passando sulle Alpi: ma la neve perenne dov’è finita? Quando ci accorgeremo che il problema delle riserve idriche riguarda anche noi?
Quando settembre finisce
Oggi giravo in macchina e mentre mandavano September degli Earth Wind and Fire (che nella mia mente di adolescente anni 90 è associata a Non è la rai), mi è venuta in mente questa canzone. Per come sono conciato però io direi “Quando settembre finisce, fatemi dormire” piuttosto che svegliarmi. Buon ascolto.
Il rito della valigia (per un tiratardi)
Prima di tutto, quando devo fare una valigia mi riduco sempre all’ultimo minuto. A volte con attenuanti generiche, altre meno. Poi esistono due tipi di bagaglio: quello fino a tre giorno e quello da una settimana a oltre.
Il primo è il classico trolley da weekend lungo, destinato a non essere imbarcato. Ormai lo faccio quasi ad occhi chiusi e solo la presenza o meno della reflex mi genera sempre dei dubbi. Per il resto gestisco anche le diversità climatiche senza grossi problemi volumetrici. Il bagaglio da una settimana a oltre, è destinato ad essere imbarcato ed è rappresentato dal mio canonico valigione rigido. Che la vacanza sia di una o tre settimane poco conta: oltre i 10 giorni scatta l’esigenza del bucato, anche minimo e quindi gli indumenti sono sempre gli stessi, in linea di massima. In genere poi la valigia parte con spazi da dedicare agli acquisti.
Cosa fare tra la settimana e i tre giorni? Il vero limbo del dubbio. Ad Amsterdam (4 giorni estivi) me la sono cavata col trolley da imbarco. Poi ci sono le fasi della preparazione: prima tiro fuori quello che mi pare giusto, poi scremo perché mi sembra troppo, infine ho dei ripensamenti last minute e ritorno quasi al punto di partenza. Tutto questo per dirvi che la mia valigia giace aperta e vuota sul pavimento del salotto. Però ne ho trovato le chiavi 🙂
«Gheddafi nascosto dai Tuareg» – Corriere della Sera
Che brutta vita, tutto il tempo chinato dietro un’auto!
«Gheddafi nascosto dai Tuareg» – Corriere della Sera.





