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Dell’ammirazione,dell’antipatia e del buonismo

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Oggi Alex Zanardi ha vinto un altro oro alle paraolimpiadi. Bravo. Bravissimo. Però, nel buonismo generale e nella santificazione del personaggio, io vorrei dire una cosa:

a me stava sulle balle quando correva in Formula 1 e ora se dicessi che mi sta simpatico, secondo me, gli farei un torto. Chi ha delle disabilità vuole tutto fuorché che la propria condizione influenzi il modo le persone li tratti.

Quindi: bravo, complimenti, massima ammirazione per quello che fa e per la forza d’animo ma a me ogni volta che lo sento parlare fa antipatia. Neppure poca, siamo quasi a livello della Lettizzetto…

Tre storie di campioni disabili

Oggi l’Italia alla paralimpiadi ha fatto il botto con delle medaglie pesanti, dietro alle quali stanno tre storie diverse.

Tutti stanno acclamando (giustamente) Alex Zanardi che, dopo aver perso le gambe per un incidente di gara che tutti ricorderanno, ora ha vinto la medaglia d’oro sulla hand bike.

La seconda storia è quella di Annalisa Minetti, già premiata con qualche premio minore a Miss Italia (credo), già partecipante a Sanremo e ora medaglia di bronzo nei 1500, superata da due ipovedenti, lei che è clinicamente cieca. Bella e brava. Tecnicamente è stata anche mia compaesanea.

Leggendo però di questi due mi sono imbattuto in una storia che non conoscevo, perché se è vero che l’atletica cerco di seguirla abbastanza, certe notizie non sempre è facile reperirle. Ma rimaniamo a oggi. Assunta Legnante vince l’oro alle paralimpiadi nel getto del peso. Come? Mi dico, non era una campionessa di lancio del peso normodotata??? Leggo e scopro che ha perso la vista per colpa di un glaucoma. Dall’oro europeo del 2007, all’oro paralimpico del 2012. Complimenti però io mi metto nei panni delle sue povere avversarie. Prima di lei il limite nella sua categoria di disabilità era al di sotto dei 12 metri. Oggi ha fatto 16.74. Come per Zanardi vale il discorso che l’agonismo e il piacere di fare sport va oltre la disabilità. L’argento della seconda però moralmente vale un mezzo oro.

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