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Apericena
Lo so. In tantissime cose sono lo stereotipo del milanese imbruttito. In alcune addirittura mostro un inquietante lato snob e un fastidioso complesso di superiorità meneghina. Tutto vero. Sono proprio una brutta persona. Però non posso farci niente: quando sento il termine “apericena” non riesco a mascherare il mio disgusto. A Milano l’apericena non esiste. C’è l’aperitivo. Punto. Al massimo l’happy hour. Punto. Ti abbuffi più a meno a seconda dei posti ma non hai bisogno di esplicitare con un termine orrendo il fatto che non è proprio una cena ma non è che ti bevi solo qualcosa con due patatine. Lo accetto, storcendo il naso, lontano da Milano. Perchè, si sà, il milanese è colonialista e quindi vorrebbe che quello che si fa a Milano fosse universalmente riconosciuto. Quindi vorrei che fosse come qui un po’ ovunque. Però se qualcuno a Milano usa il termine apericena… è proprio un Giargiana! 🙂
La Milano da bere, oggi.
Quando torno da un viaggio, spesso mi viene chiesto se la vita in quel paese è costosa. A parte un paio di casi (New York e Londra su tutti), in genere rispondo di no. Però il problema è che io ho una visione distorta da milanese. Da noi ormai è quasi inconcepibile uscire a cena e spendere meno di 30 euro. Una birra cosa come un cinema e non parliamo dei cocktail. Anzi parliamone, di seguito un agghiacciante prospetto sui costi degli happy hour milanesi.
In morte dell’Happy Hour, l’aperitivo milanese delle 18 | Dissapore.
