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Starbucks e quei simpaticoni del Codacons

Cose esiste a fare il Codacons? Me lo chiedo ormai da parecchio tempo, da quando mi sembra che, più che cercare l’interesse dei consumatori, cerchino solo le luci della ribalta mediatica. Sì, perchè nell’era del sensazionalismo, del populismo e delle fake news, loro ci sguazzano proprio a meraviglia. I loro esposti sono ormai sempre più pretestuosi e strampalati. Dopo l’esposto con Burioni per la questione dei vaccini, ora se la prendono con Starbucks per i prezzi.

Si chiama libero mercato. Se loro vogliono far pagare 1,80 un caffè e 4,50 un cappuccino, sono liberissimi di farlo. Soprattutto se poi si trovano stuoli di soggetti disposti a fare la coda pur di entrare.

Sono prezzi fuori mercato? Sì. E’ nel loro diritto farlo? Altrettanto sì. Perché il preteso diritto (che quelli del Codacons vorrebbero difendere) di concedere a tutti di poter provare l’esperienza di Starbucks non sta né in cielo né in terra.

Io allora voglio veder difeso il mio diritto di provare un pranzo a Villa Crespi senza dover spendere più di 100 euro. Codacons, cosa aspetti a fare un esposto?

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Dell’accorciamento del braccio

La Norvegia è cara. Non l’abbiamo certo scoperto oggi ed eravamo moralmente preparati. Dopo due giorni a fregarcene, ieri ci si sono improvvisamente accorciate le braccia.
Siamo partiti per colazione. Dopo gli oltre 10 euro spesi l’altro giorno per due caffè americani e croissant, siamo andati all’Eurospar e ci siamo presi dei biscotti, che abbiamo accompagnato al free coffee and tea dell’hotel. Del resto, avevamo la gita in battello e io avevo timore del mal di mare. Rientrati verso le 12.30, abbiamo optato per un parco hot dog in un simil non 7eleven. A metà pomeriggio abbiamo sbracato: visita in un famoso pub locale con degustazione di birre. Lì ci siamo rimessi in media col budget… Un po’ storti siamo quindi tornati in hotel e… ci siamo buttati sui waffle gentilmente offerti (non che fossero lì pronti, te li dovevi fare, col preparato e la macchina messi a disposizione). Sono serviti a fare base (e assorbire…) al punto che… abbiamo saltato la cena!
Ok, per un giorno abbiamo mangiato schifezze, da domani si torna in carreggiata.

(Nella foto, il bancone con oltre 40 spine. Ne abbiamo assaggiate 7)

La Milano da bere, oggi.

Quando torno da un viaggio, spesso mi viene chiesto se la vita in quel paese è costosa. A parte un paio di casi (New York e Londra su tutti), in genere rispondo di no. Però il problema è che io ho una visione distorta da milanese. Da noi ormai è quasi inconcepibile uscire a cena e spendere meno di 30 euro. Una birra cosa come un cinema e non parliamo dei cocktail. Anzi parliamone, di seguito un agghiacciante prospetto sui costi degli happy hour milanesi.

In morte dell’Happy Hour, l’aperitivo milanese delle 18 | Dissapore.

Un quarto di serbatoio (circa)

Non usando molto l’auto, butto sempre un occhio al prezzo della benzina, però non ci ho mai fatto particolarmente caso. Oggi, col serbatoio in riserva sparata, sono andato a fare 50 euro di diesel, in vista della partenza per la montagna (rimandata aimè a sabato).
In genere, magari con riserva meno risicata, mi bastava per arrivare quasi al pieno. Oggi sono arrivato poco spora la tacca dei tre quarti. Allegria.

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