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Starbucks e quei simpaticoni del Codacons

Cose esiste a fare il Codacons? Me lo chiedo ormai da parecchio tempo, da quando mi sembra che, più che cercare l’interesse dei consumatori, cerchino solo le luci della ribalta mediatica. Sì, perchè nell’era del sensazionalismo, del populismo e delle fake news, loro ci sguazzano proprio a meraviglia. I loro esposti sono ormai sempre più pretestuosi e strampalati. Dopo l’esposto con Burioni per la questione dei vaccini, ora se la prendono con Starbucks per i prezzi.

Si chiama libero mercato. Se loro vogliono far pagare 1,80 un caffè e 4,50 un cappuccino, sono liberissimi di farlo. Soprattutto se poi si trovano stuoli di soggetti disposti a fare la coda pur di entrare.

Sono prezzi fuori mercato? Sì. E’ nel loro diritto farlo? Altrettanto sì. Perché il preteso diritto (che quelli del Codacons vorrebbero difendere) di concedere a tutti di poter provare l’esperienza di Starbucks non sta né in cielo né in terra.

Io allora voglio veder difeso il mio diritto di provare un pranzo a Villa Crespi senza dover spendere più di 100 euro. Codacons, cosa aspetti a fare un esposto?

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Nuove tendenze del caffè: Cold Brew

 

cold brew

Ieri accompagnavo Mrs Puck al Sigep, una fiera del settore alimentare, specializzata in gelati, caffè, pasticceria e prodotti da forno.

Ovviamente noi eravamo interessati prettamente alla parte caffè e devo dire che la cosa non mi ha deluso. Nel 2018 (magari anche prima che arrivi Starbucks a Milano) volete fare i fighi con gli amici? Parlate o offrite caffè Cold Brew o, in italiano, estratto a freddo.

In soldoni, di che si tratta? L’acqua non passa più attraverso il caffè calda e sotto pressione ma fredda e goccia a goccia. Ne va da sé che stiamo parlando di un caffè bevuto magari con ghiaccio e che necessita di diverse ore per venire preparato.  Lo si puo’ avere a casa, con macchine (anche di costo contenuto) come quella che vedete nell’immagine. Oppure anche al bar. Qui poi la perversione raggiunge i livelli massimi e a guidare la fila c’è, come al solito in queste cose modaiole, Starbucks. La casa del Frappuccino ha infatti lanciato il Nitro Cold Brew, una sorta di spina che offre il caffè precedentemente estratto a freddo, con una piacevole schiuma che lo fa somigliare molto più ad una birra stout che non ad un caffè. Con l’arrivo della catena in Italia e con il successo che il Nitro Cold Brew sta avendo all’estero, i colossi si stanno attrezzando. Primo fra tutti Illy, che in fiera proponeva già una propria spina.

Io vi ho avvisato: sarà il must dell’estate analcolica.

Prevedo che presto vi mostrerò una recensione della macchina che vedete nell’immagine… Se volete essere anche voi first mover e acquistarvela… ecco il LINK

La mia vita con un dec

 Circa due settimane fa una delle mie dottoresse, alla quale segnalavo qualche classico sintomo da ipertensione (o da ipocondria, ma sarei più per la prima visto il periodo), mi consigliava di limitarmi a un caffè al giorno. Il secondo magari sostituirlo con un decaffeinato. Io, che ogni tanto sono talebano dentro, sono passato in toto al dec. Vuoi per suggestione, vuoi per reali effetti della caffeina sul corpo, qualcosa ho notato. Prima di tutto per un paio di giorni ho avuto delle latenti emicranie. Non credo comunque che la quantità di caffè che assumevo (due o tre al giorno) fossero tali da giustificare queste cose in fase di “pulizia”. L’altro effetto, più sorprendente, è che mi sveglio molto più facilmente e senza quella sensazione di sonno. Ok, non ho rinunciato alla caffeina totalmente (bevo ancora la coca zero) ma inizio veramente a pensare che anche nel lungo periodo potrei limitare di molto il mio consumo di caffè.

Della coca in tazza (e successive amenità)

Per la serie “i grandi dilemmi della sera”. Rientrato ieri sera a casa apro il pensile della cucina per prendere un bicchiere per la coca e… Non so perché prendo una mug. Verso la coca e mi fa strano. Molto strano. Sembrava quasi the. Credo ci siano bevande fatte per essere bevute in recipienti trasparenti e altre no. Tutte le bevande effervescenti vanno sicuramente bevuti nel vetro. Quasi tutte le bevande calde in quelli non trasparenti. Poi ci sono i border line. La birra per esempio, i boccali possono essere sia di vetro che si coccio. Anche il caffè. Per molto tempo ho rifuggito le tazzine di vetro ma tutto sommato hanno il loro fascino. Il vino siamo abituati a berlo in bicchieri di vetro ma in alcune trattorie lo servono in ciotole. 

Una bevanda servita nel recipiente “sbagliato” sembra quasi che inganni il cervello mandi alle papille gustative un altro sapore.

Fine di questa inutile elucubrazione, dettata probabilmente dal troppo caldo di questi giorni.

Esperimenti culinari

Stasera è stata una cena di esperimenti culinari. Prima di tutto ho cercato di fare l’uovo nel buco di cui vi parlai in un post di qualche giorno fa. Il risultato è stato abbastanza buono anche se devo cambiare un paio di cose la prossima volta. l’esperimento meglio riuscito è stato invece quello del gelato. Facendo una modifica alla mia ricetta originale che postai sul blog. Ho provato a fare un gelato al caffè. È venuto veramente bene anche perché ho applicato la variante di rimettere in frigo gli ingredienti una volta miscelati prima di far andare la gelatina.

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Caffè d’orzo in tazza grande

Una volta quando arrivavi al bancone di un bar le opzioni erano sempre quelle. Caffè (normale, lungo, corretto), macchiato (caldo o freddo) e cappuccio (con poca o tanta schiuma). Poi si è passati a varianti assurde su colore della schiuma, temperatura, aggiunte di vario tipo (cacao o cannella). L’ultimo stadio sono le ardite costruzioni architettoniche multistrato, che vengono offerte in diverse catene di caffetterie.
Quello che però ha rotto gli argini e dato via al tutto è stato lui: il caffè d’orzo in tazza grande. Nato come surrogato povero del caffè in tempo di guerra, non si sa perché un giorno ha cominciato a intrigare. Quello che però non capisco è la tazza grande. Perché? Fateci caso: alla fine la quantità non è mai quella di un americano, che ha un suo perché nella tazza del cappuccio. Il caffè d’orzo quasi mai supera le quantità di uno lungo. Quindi perché sta cavolata della tazza grande? Dove nasce? Mah…

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