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Ho svoltato sulla digital radio (Dab+)

logo_g-300x138Così come la televisione, arrivata ormai da anni al fatidico switch off del segnale analitico, anche la radio tenta, con più resistenze, di passare al digitale. Dal 2020 pare sarà quasi un obbligo ma, nonostante abbia provato a leggere il sito istituzionale; la cosa non mi è ancora chiara. Io, per essere comunque first mover (o quasi), in ufficio ho svoltato verso una radio dab+, il formato dell’audio digitale. Sinceramente l’offerta non è ancora ampissima ma la qualità è ottima e comunque tutti gli apparecchi hanno (ancora) il sintonizzatore FM, nel caso una radio che cercate non fosse presente. Sempre sul sito istituzionale trovate l’elenco delle radio che trasmettono già in digitale. Il fatto che non sia ancora una cosa di massa e tantomeno trendy lo dimostra il design delle radio in commercio, che ricordano le radioline anno 70 (pur senza avere nulla di vintage, nel senso positivo del termine). Io ho optato per QUESTA.

Nuove tendenze del caffè: Cold Brew

 

cold brew

Ieri accompagnavo Mrs Puck al Sigep, una fiera del settore alimentare, specializzata in gelati, caffè, pasticceria e prodotti da forno.

Ovviamente noi eravamo interessati prettamente alla parte caffè e devo dire che la cosa non mi ha deluso. Nel 2018 (magari anche prima che arrivi Starbucks a Milano) volete fare i fighi con gli amici? Parlate o offrite caffè Cold Brew o, in italiano, estratto a freddo.

In soldoni, di che si tratta? L’acqua non passa più attraverso il caffè calda e sotto pressione ma fredda e goccia a goccia. Ne va da sé che stiamo parlando di un caffè bevuto magari con ghiaccio e che necessita di diverse ore per venire preparato.  Lo si puo’ avere a casa, con macchine (anche di costo contenuto) come quella che vedete nell’immagine. Oppure anche al bar. Qui poi la perversione raggiunge i livelli massimi e a guidare la fila c’è, come al solito in queste cose modaiole, Starbucks. La casa del Frappuccino ha infatti lanciato il Nitro Cold Brew, una sorta di spina che offre il caffè precedentemente estratto a freddo, con una piacevole schiuma che lo fa somigliare molto più ad una birra stout che non ad un caffè. Con l’arrivo della catena in Italia e con il successo che il Nitro Cold Brew sta avendo all’estero, i colossi si stanno attrezzando. Primo fra tutti Illy, che in fiera proponeva già una propria spina.

Io vi ho avvisato: sarà il must dell’estate analcolica.

Prevedo che presto vi mostrerò una recensione della macchina che vedete nell’immagine… Se volete essere anche voi first mover e acquistarvela… ecco il LINK

L’ardesia lasciatela sui tetti…

Beef steaks with rosemary and spices

Una volta era una simpatica novità, anche abbasstanza chic. Ora, lasciatemelo dire, cari ristoratori, service sul piatto d’ardesia ha abbondamentemente ROTTO GLI ZEBEDEI.
Perchè? Mah, intanto è scomodo. Non ci puoi servire nulla che abbia un minimo d’intingolo. Quindi se ci porti la carne, o la fai ben cotta, o se il cliente (come me) la richiede un po’ al sangue, si rischia di fare i danni. Inoltre, ma è una cosa collegata, non c’è bordo e a me è una cosa che non è mai piaciuta.

Insomma, cari amici ristoratori, servire sul piatto d’ardesia nel 2017 vuol dire essere a metà tra il “una volta eravamo trendy” e il “vorrei ma non posso”.

Evitate. Grazie

#cowselfie : trend setter ma non troppo 

Data l’abbondanza di mucche per strada (come scrissi l’altro giorno) mi è venuta la simpatica idea di fare dei selfie con i bovini. Una volta tornato connesso col mondo, ho deciso di metterle online e mi è venuta la brillante idea dell’ashtag #cowselfie. Tronfio vado su Instagram e… Mi accorgo che ci sono già 13000 post. Un po’ rimango deluso perché non ho avuto un’idea così originale ma discretamente soddisfatto perché non è così mainstream e posso ancora essere un precursore del cowselfie italiano.

Tutti pazzi per Periscope

In questi giorni il must, per chi vuole fare il trendy in fatto di app e tecnologia, è parlare/suggerire/utilizzare Periscope. Di che si tratta (per quei pochi che non lo sanno)? Un’app che consente di andare live online con audio e video. Chi dovrebbe vedervi? Potenzialmente qualunque abbia la app e che andando sull’homepage e vedendo il titolo della vostra diretta, decida di accedervi. Più terra terra, i vostri follower che possono venire informati istantaneamente sul proprio smartphone quando andate live. L’app fa parte della famiglia di Twitter e quindi è facile seguire e farvi seguire dai vostri follower.

Personalmente la trovo un po’ sopravvalutata. Ho guardato un po’ di video e nella maggior parte dei casi sono di una noia mortale. In fondo non cambia molto il concetto da chat roulette: si passa solo dall’uno a uno all’uno a tutti. Senza considerare che dovranno essere bravi a tamponare le derive hot della cosa (lo streaming di PlayStation 4 insegna…)

Essere trendy come le GranDonne (omg…): l’acqua di cocco

Visto che in passato è risultato non fossi à la page con le bacche di goji, la mia Addetta Stampa ha pensato bene di farmi fare un corso di aggiornamento in rimedi grandonnistici e mi ha regalato un brick di acqua di cocco. “Latte di cocco, vorrai dire” direte voi (come dissi io). No no, proprio acqua di cocco. A quanto pare va per la maggiore e, come ogni rimedio alla moda, è un toccasana per qualsiasi cosa. Soprattutto mi è stato detto che era ottimo per reintegrare post palestra. Premesso che non è che mi ammazzi così di fatica da dover reintegrare chissà cosa, una sera l’ho provato. Che dire? Buono, sa di cocco (ma vaaaa?). Però non è che abbia notato così tanti benefici. Forse avrei dovuto provarlo più di una singola volta…

Awkward: un post ospite

Ho fama di essere generalmente, almeno su certi argomenti, un first mover o quantomeno un tipo abbastanza aggiornato. Però comincio a perdere colpi: mi rendo conto di qualcosa di tendenza ma non riesco a capirci molto. Ecco che quindi cerco aiuto tra chi ne sa. Di recente continuavo ad imbattermi in rete nel termine awkward e sinceramente non mi sentivo in grado di parlarvene in modo compiuto. Allora ho fatto uno strappo alla regola, che mi vuole unico autore di questo blog, e ho chiesto ad una cara amica di spiegarmi meglio. Ne è saltato fuori il post qui sotto, che ospito con grandissimo piacere.

That awkward moment when…

Quel momento awkward in cui ti accorgi di… non sapere che cosa significhi awkward. O meglio, si capisce, dai. Tutti quei meme più o meno imbarazzanti di cui pullula la rete rendono il concetto abbastanza chiaro. Awkward è quel qualcosa che ti mette (lievemente) a disagio, ti infastidisce e ti fa storcere un po’ il naso. Tipo quando stai per salutare uno che credi di conoscere per strada e invece… ops, mi scusi! Aaaaaawkward -.-‘ (la faccina esprime bene la sensazione).

Di per sé, la parola è molto fica. A W K W A R D. Mai viste tante W vicine. E poi,signori e signore, una simpaticissima K in mezzo. Deriverebbe, secondo l’Oxford Dictionary, da awk, una parola dialettale che significa “all’incontrario/maldestro”, e il suffisso –ward che indica movimento (backwards, homeward, towards,…). Ora, io non so né quando, né come mai, ma è una parola molto fashion, trendy, a volte overused. Ops, molto di moda, di tendenza, a volte troppo usata. Aaaaaawkward -.-‘

Noi Italiani, come è noto, siamo molto suscettibili all’ inglese. Ci piace briffare, forwardare, ASAPpare, FYIare, check-in-are, boarding-pass-are, dowloadare, updatare e compagnia cantante. Ci crogioliamo nelle parole dal suono inglese (spesso usate in Italiano in maniera errata), fanno tanto businessman, CEO, manager. Ops, scusate ancora!

Io insegno inglese, e mi viene un po’ da ridere quando i miei alunni (tutti grandi, grossi e vaccinati) mi dicono “Io non so una parola di inglese”. Really? Ma non me lo dire. Non hai mai avuto un target nella vita? Nemmeno un’idea su dove passare il weekend e l’happy HOUR? Ma dai, dimmi di più del tuo non sapere nulla di inglese.

Io  ho vissuto sia in UK che in USA, dove tutto è brilliant, sweet, cool, awesome (altra parola foneticamente degna di nota), lovely, beautiful, dove YOLO, tuttavia evito accuratamente, quando mi esprimo in Italiano, di usare troppo inglese. È sgarbato, macchinoso, fuorviante, complicato, dà spesso origine a misunderstandings. Ops, fraintendimenti. Aaaaaaawkward -.-‘

Awkward ha dalla sua il fatto di essere una parola un po’ awkward di per sé, per il suo suono complicato alle nostre orecchie, quindi non so quanto e quanto a lungo durerà al di fuori dei meme, però ce l’hanno fatta tante altre parole, perché questa no? Sarebbe awkward, no?

C’è un po’ ancora quest’idea che la lingua sia un qualcosa di fisso, immutabile, scolpito nella pietra, così come hanno deciso quei sapientoni della Crusca, gran dottoroni barbuti che passano i loro giorni tra libri e manoscritti impolverati nel buio di una biblioteca. E invece non è propriamente così. I linguisti, quelli veri, sanno benissimo che la lingua è un essere vivente, che cambia e si modifica secondo come ognuno di noi la cambia e la modifica a suo piacimento. Sono sicura che qualcuno di voi avrà detto qualche volta “bellerrimo”, sentendo un po’ un brivido lungo la schiena per aver detto qualcosa di SBAGLIATO (no, è divertente, dai, basta non abusarne!), oppure quanti avranno detto di essere stati a un brunch all you can eat. La regola, IMHO, è il buon senso. Il common sense, che non è comune, ma buono per noi Italiani. ‘Chi ha più buon senso, che l’adopri’ è una delle massime preferite di mia madre, e piace molto anche a me. Quindi, che ci si trovi in una situazione awkward o meno, stare attenti a come ci si esprime è segno di intelligenza, flessibilità e cultura. Evitare di far sentire gli altri awkward usando troppo inglese (solo per fare i fighi, per essere cool) è invece una cortesia.

P.S. Se tutta questa questione delle parole inglese di uso corrente in Italiano vi interessa, ecco un bell’articolo di Annamaria Testa da cui iniziare: http://nuovoeutile.it/parole-italiane-e-inglesi/

Qualche termine inglese a caso

Dai, facciamo un pò il vero milanese brutto e imbruttito, che usa termini inglesi a caso e si vanta di frequentare locali alla moda!
Oggi mi sento veramente First Mover e Trend Setter: qualche giorno fa Vivimilano ha segnalato Ostello Bello come ritrovo alla moda con diversi appuntamenti di musica dal vivo. Bravi bravi, cari redattori di Vivimilano… arrivate giusto un paio di settimane dopo che io lì ci ho tenuto la mia festa dei quarantanni, con tanto di musica dal vivo dei Milanoans.

Ora però come faccio a organizzare un’altra festa all’altezza? Per fortuna che ho poco meno di dieci anni per pensarci 🙂

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