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Sogni

Io in genere ricordo pochissimi sogni. In genere quello che mi resta è solo una sensazione piacevole o di inquietudine che il sogno stesso mi ha lasciato, ancorché non lo ricordi minimamente (ricordo però di aver sognato). Stanotte invece è stato uno di quei rari casi in lo ricordo nitidamente. 

In pratica partecipavo a una puntata speciale di Masterchef dedicata agli ex concorrenti. Io poi ero un concorrente speciale perché, per strani motivi, avevo partecipato a ben due edizioni, arrivando anche abbastanzaa avanti. C’era da cucinare una sorta di sogliola impanata, partendo comunque da una base già fatta. Io la cucino (sappiate che nella realtà sono un cuoco decisamente mediocre) e poi corro nella sala a parte per prendere il piatto da impiattamento. I miei due avversari sono più avanti e l’hanno già preso. Entro in questa stanza che sembra una normale cucina di casa. Iniziò a cercare il piatto ma trovo solo fondine, scodelle, piatto su cui i bambini hanno colorato coi pennarelli. Nel frattempo discuto con Barbieri sul fatto che non ero mai entrato lì perché in due edizioni, pur andando molto avanti, non ero mai stato tra i migliori. Il tempo passa e io non trovo il piatto. A un certo punto entra Cracco che mi dice che il tempo è scaduto e che ero stato eliminato.

Che le molte scadenze di questo periodo abbiano avuto un certo peso? 🙂

Sogni inquietanti

Vi capita mai di fare sogni che vi lasciano uno stato di inquietudine anche quando vi svegliate? A me ogni tanto sì. Talvolta non ricordo proprio nulla di quello che ho sognato, resta un mero stato di ansietà. Oggi qualcosa ricordo, ma nulla che giustifichi seriamente la cosa. In un primo sogno dovevo sistemare dei pagamenti relativi ad un lavoro e la cosa si complicava. Nel secondo ero in una sorta di viaggio di gruppo in cui c’erano anche i miei ed andavamo a San Francisco per una sorta di commemorazione di una tragedia. Un primo pezzo di strada lo facevamo con un traghetto, poi salivano su una sorta di funivia fatta con un vecchio maggiolone e passavamo sopra le classiche vie di San Francisco dove ci sono i tram. A quel punto… È suonata la sveglia. Rispondo subito alla vostra domanda: no, non ho mangiato pesante ieri sera.

Sogni

Lo sapete: sono un po’ drogato del mio blog, soprattutto in questo periodo che mi sta dando qualche piccola soddisfazione. Altresì sapete che sono sempre affascinato dalle coincidenze e dagli imprevedibili incroci della vita. In questi giorni mi sono trovato spesso a riflettere sui sogni, sulle dinamiche che li ispirano e su quello che forse ne possiamo capire di noi stessi. Il tutto motivato da un paio di sogni strani fatti negli ultimi giorni.
Oggi controllo le statistiche del blog è noto che qualcuno è capitato, chissà perché poi, su questo post del gennaio 2012. Lì il sogno aveva avuto un effetto ben diverso e più positivo rispetto a quelli attuali. Chissà cosa avessi sognato…

Awkward: un post ospite

Ho fama di essere generalmente, almeno su certi argomenti, un first mover o quantomeno un tipo abbastanza aggiornato. Però comincio a perdere colpi: mi rendo conto di qualcosa di tendenza ma non riesco a capirci molto. Ecco che quindi cerco aiuto tra chi ne sa. Di recente continuavo ad imbattermi in rete nel termine awkward e sinceramente non mi sentivo in grado di parlarvene in modo compiuto. Allora ho fatto uno strappo alla regola, che mi vuole unico autore di questo blog, e ho chiesto ad una cara amica di spiegarmi meglio. Ne è saltato fuori il post qui sotto, che ospito con grandissimo piacere.

That awkward moment when…

Quel momento awkward in cui ti accorgi di… non sapere che cosa significhi awkward. O meglio, si capisce, dai. Tutti quei meme più o meno imbarazzanti di cui pullula la rete rendono il concetto abbastanza chiaro. Awkward è quel qualcosa che ti mette (lievemente) a disagio, ti infastidisce e ti fa storcere un po’ il naso. Tipo quando stai per salutare uno che credi di conoscere per strada e invece… ops, mi scusi! Aaaaaawkward -.-‘ (la faccina esprime bene la sensazione).

Di per sé, la parola è molto fica. A W K W A R D. Mai viste tante W vicine. E poi,signori e signore, una simpaticissima K in mezzo. Deriverebbe, secondo l’Oxford Dictionary, da awk, una parola dialettale che significa “all’incontrario/maldestro”, e il suffisso –ward che indica movimento (backwards, homeward, towards,…). Ora, io non so né quando, né come mai, ma è una parola molto fashion, trendy, a volte overused. Ops, molto di moda, di tendenza, a volte troppo usata. Aaaaaawkward -.-‘

Noi Italiani, come è noto, siamo molto suscettibili all’ inglese. Ci piace briffare, forwardare, ASAPpare, FYIare, check-in-are, boarding-pass-are, dowloadare, updatare e compagnia cantante. Ci crogioliamo nelle parole dal suono inglese (spesso usate in Italiano in maniera errata), fanno tanto businessman, CEO, manager. Ops, scusate ancora!

Io insegno inglese, e mi viene un po’ da ridere quando i miei alunni (tutti grandi, grossi e vaccinati) mi dicono “Io non so una parola di inglese”. Really? Ma non me lo dire. Non hai mai avuto un target nella vita? Nemmeno un’idea su dove passare il weekend e l’happy HOUR? Ma dai, dimmi di più del tuo non sapere nulla di inglese.

Io  ho vissuto sia in UK che in USA, dove tutto è brilliant, sweet, cool, awesome (altra parola foneticamente degna di nota), lovely, beautiful, dove YOLO, tuttavia evito accuratamente, quando mi esprimo in Italiano, di usare troppo inglese. È sgarbato, macchinoso, fuorviante, complicato, dà spesso origine a misunderstandings. Ops, fraintendimenti. Aaaaaaawkward -.-‘

Awkward ha dalla sua il fatto di essere una parola un po’ awkward di per sé, per il suo suono complicato alle nostre orecchie, quindi non so quanto e quanto a lungo durerà al di fuori dei meme, però ce l’hanno fatta tante altre parole, perché questa no? Sarebbe awkward, no?

C’è un po’ ancora quest’idea che la lingua sia un qualcosa di fisso, immutabile, scolpito nella pietra, così come hanno deciso quei sapientoni della Crusca, gran dottoroni barbuti che passano i loro giorni tra libri e manoscritti impolverati nel buio di una biblioteca. E invece non è propriamente così. I linguisti, quelli veri, sanno benissimo che la lingua è un essere vivente, che cambia e si modifica secondo come ognuno di noi la cambia e la modifica a suo piacimento. Sono sicura che qualcuno di voi avrà detto qualche volta “bellerrimo”, sentendo un po’ un brivido lungo la schiena per aver detto qualcosa di SBAGLIATO (no, è divertente, dai, basta non abusarne!), oppure quanti avranno detto di essere stati a un brunch all you can eat. La regola, IMHO, è il buon senso. Il common sense, che non è comune, ma buono per noi Italiani. ‘Chi ha più buon senso, che l’adopri’ è una delle massime preferite di mia madre, e piace molto anche a me. Quindi, che ci si trovi in una situazione awkward o meno, stare attenti a come ci si esprime è segno di intelligenza, flessibilità e cultura. Evitare di far sentire gli altri awkward usando troppo inglese (solo per fare i fighi, per essere cool) è invece una cortesia.

P.S. Se tutta questa questione delle parole inglese di uso corrente in Italiano vi interessa, ecco un bell’articolo di Annamaria Testa da cui iniziare: http://nuovoeutile.it/parole-italiane-e-inglesi/

Qt8

Almeno una volta al mese sento qualche Giargiana interrogarsi in metropolitana sul reale significato di Qt8. Quasi sempre c’è qualcuno che si butta in ardimentose ipotesi, praticamente sempre errate. Liberiamo allora il campo dai dubbi dicendo che l’acronimo sta per Quartiere Triennale 8, poiché venne realizzato come progetto per l’ottava triennale dell’architettura. Per approfondire il discorso LEGGETE QUA.

qt8

Essere matusa

Alla soglia dei quarant’anni devo ormai ammettere di non essere più ggggiovane. Oggi parlando mi è capitato di usare l’espressione “ti sgama”. Subito ho avuto l’impressione di non averla usata davvero da parecchi anni, seguita dalla più agghiacciante sensazione che sia ormai un’espressione gergale fuori moda. Sono andato online sul Treccani e ho trovato:

accolta nel gergo giovanile con il sign. di capire, intuire, indovinare: i ragazzi, quando riescono a indovinare cose segrete, usano il verbo «sgamare»

Se il Treccani lo definisce gergo giovanile…vuol dire che è già pesantemente da matursa…

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