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Si sta stretti sul carro (vichingo) dei vincitori

Ieri l’Islanda ha fermato sull’1-1 l’Argentina. Gli italiani, orfani della propria nazionale, già simpatizzavano per i vichingi, figuriamoci ora. Tutti a scoprirsi amanti del grande nord e pronti a brindare a Brennivin. L’avevo già fatto dopo gli ultimi europei, torno ora a riproporvi un link a tutti gli articoli del mio blog che parlano di questa stupenda isola.

IL PUCK E L’ISLANDA

Infine vi mostro lo stupendo spot della Coca Cola dedicato al Geyser Sound e all’avventura mondiale islandese.

PS In merito al Brennivin, vi voglio vedere a berlo, non è mica roba da fighetti che fanno l’happy hour… (più per il gusto che per il grado alcolico)

Importazione parallela

Avete mai notato che, quando ordinare una pizza, un kebab, o qualcosa che vi arrivi a domicilio, spesso la Coca Cola non è quella italiana ma la versione di un altro paese? Oggi con il kebab mi è arrivata questa bottiglia. Credo polacca ma non ci metterei la mano sul fuoco. Quello che mi chiedo, da buon commercialista col chiodo per i conti, è: ma quanto si risparmierà con una Coca d’importazione rispetto a una ufficiale? Nessun doner kebab in linea per darmi una risposta? 

 

Della coca in tazza (e successive amenità)

Per la serie “i grandi dilemmi della sera”. Rientrato ieri sera a casa apro il pensile della cucina per prendere un bicchiere per la coca e… Non so perché prendo una mug. Verso la coca e mi fa strano. Molto strano. Sembrava quasi the. Credo ci siano bevande fatte per essere bevute in recipienti trasparenti e altre no. Tutte le bevande effervescenti vanno sicuramente bevuti nel vetro. Quasi tutte le bevande calde in quelli non trasparenti. Poi ci sono i border line. La birra per esempio, i boccali possono essere sia di vetro che si coccio. Anche il caffè. Per molto tempo ho rifuggito le tazzine di vetro ma tutto sommato hanno il loro fascino. Il vino siamo abituati a berlo in bicchieri di vetro ma in alcune trattorie lo servono in ciotole. 

Una bevanda servita nel recipiente “sbagliato” sembra quasi che inganni il cervello mandi alle papille gustative un altro sapore.

Fine di questa inutile elucubrazione, dettata probabilmente dal troppo caldo di questi giorni.

Perchè bevo la Coca Zero

Qualche anno fa vidi “Supersize Me” uno documentario (o docufilm come va di moda chiamarli oggi), su questo tipo che, per documentare quanto siano dannosi dal punto di vista alimentare i fast food, avrebbe mangiato per un mese solo da Mc Donald’s. Trovai un po’ tirati i concetti di base, se non altro per la realtà italiana, e quindi la visione non mi inibì dall’andare uno o due volte al mese a farmi un Crispy McBacon. Quello che invece cambio radicalmente fu’ il mio rapporto con le bevande zuccherine (birra a parte e, se mi chiedete cosa c’entra la birra con lo zucchero, ripassatevi la fermentazione e la carbonizzazione). In pratica passai dalla Coca Cola classica alla “zero”. Il perchè è presto dimostrato nel video che segue. Certo, poi bisognerebbe capire che effetti abbia l’ingrediente che dà il dolce (e nel caso della zero non è l’aspartame)

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