Archivi Blog

Il bello di perdersi

Quest’anno è il primo viaggio in the road che faccio da quando i navigatori satellitari sono diventati di diffusione capillare, grazie agli smartphone. L’ultima volta, in Florida, avevan un Tom Tom ma non era culturalmente la stessa cosa. Ormai non ci si muove di cinque metri in auto senza impostare la rotta. In questo, vi stupirò, sono un po’ retrogrado. Ben prima di partire mi ero acquistato una cartina stradale della Nuova Zelanda. Ho anche scaricato il navigatore gratuito ma non sarei mai partito senza cartina. Così come rinfaccio sempre ai miei (che impostano la rotta anche per fare una strada che conoscono da quarant’anni), il navigatore impigrisce e fa perdere il senso dell’orientamento. A parte che non è sempre preciso e non sempre dettagliato come serve, vuoi mettere il piacere di capire come orientarti in un posto nuovo? Un piccolo modo per sentirtene più partecipe.

20140802-104503-38703391.jpg

La cultura poi ti cura con premura

Scena vista oggi per strada. Coppia di giovani (tamarri? qualcuno ha detto tamarri?) intorno ai 25 anni, probabilmente di fuori Milano.

Lei “Amo, che via è questa?”
Lui, leggendo il navigatore sullo smartphone “via Giacinto Leopardi”

Ma porca di quella puzzola, se non sai leggere almeno la cultura doveva dirti che stavi dicendo una cavolata. Se non hai cultura, almeno leggi come si deve!

I mali dei navigatori moderni

Io sono discretamente contro all’uso smodato dei navigatori satellitari. Sono utili in diversi frangenti ma generano altresì dipendenza (leggi: demenze alla guida). Se fai sempre la stessa strada, cosa metti a fare il navigatore? Se sei un tassista pretendo tu conosca la strada, se usi il navigatore non vale! Se ti dice di girare a sinistra e la via è un senso vietato ma tu ci vai, meriti la multa. Ok, il ritorno a Milano non ha fatto esattamente bene al mio umore 🙂

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: