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Perdersi sottocasa

L’altro giorno in pausa pranzo ho inforcato i miei auricolari e, vista la bella giornata, ho pensato bene di farmi una lunga passeggiata. Partendo da Corso Magenta sono passato poi da Piazza Affari. A quel punto ho deciso di prendere vie a caso. Quella zona è un dedalo di piccole viuzze, buona parte non la conoscevo ma del resto era difficile perdersi nel senso più letterale del termine. Con la musica nelle orecchi e gli occhi alti a cercare scorci da ripassare a fotografare, ho girato a zonzo. Avevo una mezza idea su dove sperassi di sbucare ma, nonostante il mio buon senso dell’orientamento, mi sono trovato in un punto (non distante) ma che proprio non mi aspettavo: davanti ad Ostello Bello. Quanti ricordi in quel posto, tutti fondamentalmente belli. A parte il fatto di non essere riuscito a prenderlo come cliente. Ci sono andato per parecchio tempo a pranzo, poi hanno cambiato cuoca e per un po’ non hanno più cucinato in settimana. Ora però ho scoperto che hanno ricominciato a farlo. L’ho preso come un altro piccolo tassella di normalità che riprendeva il suo posto e ho sorriso. Nei prossimi giorni ci ripasserò sicuramente e altrettanto sicuramente so che respirerò quell’aria informale e di casa che mi è sempre piaciuta molto.

Ostello a chi???

Il prestigioso quotidiano britannico Guardian, propone 10 tra gli ostelli più lussuosi d’Europa.

Tra questi anche il milanese OstelloBello, di cui tra l’altro oggi indosso la maglietta. La Befana mi ha portato un regalo molto (ostello)bello 🙂

10 of the best luxury hostels in Europe – in pictures | Travel | guardian.co.uk.

Il primo panno verde non si scorda mai

Il panno verde è sinonimo di gioco d’azzardo, di locali fumosi, carte e finches.
Per quelli della mia età, per molti anche più maturi, per qualcuno di più giovane, il primo panno verde è stato molto diverso.
Ieri sera ero alla presentazione di un libro in un bell’ostello nel centro di Milano. Posto di cui ignoravo l’esistenza fino a qualche giorno fa. Questa però è un’altra storia di cui magari parlerò in un post ad hoc.
La presentazione era nel locale comune dell’ostello, posto nel seminterrato.
Stavo per imboccare le scale per uscire quando eccolo lì, appeso tra una chitarra e un calcetto: il panno del subbuteo! Quanti ricordi. Un po’ liso ma stupendo, steso e fissato su una tavola di compensato, come succedeva a chi era fortunato e aveva un posto dove riporlo. Altri, come il sottoscritto, lo stendevano solo quando lo usavano. Il risultato era un campo pieno di dossi, in corrispondenza delle pieghe. Non ho potuto fare a meno di fargli una foto.

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