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Sbrodolarsi in vetrina

Sono da sempre una amante della posti che consentono di pranzare in “vetrina”. Non un semplice tavolino con vista all’esterno a proprio con un bancone rivolto verso l’esterno. Oltre a farmi sentire meno il peso di mangiare da solo, mi consente di dare libero sfogo alla mia passione per il people watching. Però è una relazione nei due sensi: tu guardi ma vieni anche guardato. Settimana scorsa passavo davanti ad un bar pasticceria in via Vincenzo Monti che aveva uno di questi banconi. Inevitabilmente mi scappa l’occhio. C’era una ragazza che picchiava abilmente la brioche in un cappuccio. Peccato che proprio mentre la guardavo si è completamente sbrodolata, arrossendo all’istante. Il posto in vetrina è un’arma a doppio taglio.

Il pranzo della domenica del M.I. Single

Stamattina YdR mi ha convinto a fare un giro tra piazza Gae Aulenti e Eataly. Ho accettato e ho deliberato subito che mi sarei acquistato quanto avrei cucinato poi a pranzo. Il menù è quindi stato: pomodorini secchi sott’olio, da spiluccare per antipasto con della stracciatella di bufala, poi hamburger di coniglio grigio di non so dove con spadellata di zucchine (dell’esselunga…) con pomodoro e curry. Infine del gelato fatto in casa che mi è avanzato da ieri. Volevo mettervi anche le foto ma siccome la descrizione è meglio dell’aspetto, evito.

Ritorno a Ostello Bello

Come ampiamente pronosticato e preventivato in un post della settimana scorsa, oggi sono tornato a pranzo da Ostello Bello. L’ambiente e le persone sono le stesse, la struttura è un po’ cambiata. Molto più self e alla mano. Anche il menù è più stringato ma la varietà è comunque buona. Insomma un discreto ritorno che verrà replicato. Ho anche trovato il mio nuovo posto feticcio: nell’angolo in fondo. In perfetta posizione people watching.

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Perdersi sottocasa

L’altro giorno in pausa pranzo ho inforcato i miei auricolari e, vista la bella giornata, ho pensato bene di farmi una lunga passeggiata. Partendo da Corso Magenta sono passato poi da Piazza Affari. A quel punto ho deciso di prendere vie a caso. Quella zona è un dedalo di piccole viuzze, buona parte non la conoscevo ma del resto era difficile perdersi nel senso più letterale del termine. Con la musica nelle orecchi e gli occhi alti a cercare scorci da ripassare a fotografare, ho girato a zonzo. Avevo una mezza idea su dove sperassi di sbucare ma, nonostante il mio buon senso dell’orientamento, mi sono trovato in un punto (non distante) ma che proprio non mi aspettavo: davanti ad Ostello Bello. Quanti ricordi in quel posto, tutti fondamentalmente belli. A parte il fatto di non essere riuscito a prenderlo come cliente. Ci sono andato per parecchio tempo a pranzo, poi hanno cambiato cuoca e per un po’ non hanno più cucinato in settimana. Ora però ho scoperto che hanno ricominciato a farlo. L’ho preso come un altro piccolo tassella di normalità che riprendeva il suo posto e ho sorriso. Nei prossimi giorni ci ripasserò sicuramente e altrettanto sicuramente so che respirerò quell’aria informale e di casa che mi è sempre piaciuta molto.

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