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Post vacanziero didascalico

In effetti se uno segue solo il mio blog ma non mi ha come amico su Facebook o Twitter, ha un’idea molto parziale del giro che stia facendo. Rimedio subito. Il 12 sono partito da Milano, scalo a New York e arrivo a Portland. Non quella famosa dell’Oregon ma quella sfigata del Maine. Sfigata per modo di dire, perché il primo giorno ha riservato belle sorprese. La cittadina era carina e subito abbiamo fatto un giro in battello della baia. In serata poi, a sorpresa, abbiamo origliato da fuori un concerto dei Beach Boys. Ci siamo poi mossi sulla costa, tra un faro e un lobster. Ora stiamo finendo due giorni pieni all’Acadia N.P., stando di base a Bar Harbor. È il cuore naturalistico dell’itinerario.  Il clima, come già scritto, è molto meglio del previsto e io mi sto prendendo molto sole, come scriverò.

 

Il microcosmo delle vacanze studio 

Recupero alcune spigolature dal viaggio aereo. Sul nostro stesso volo c’era un gruppo di adolescenti in vacanze studio. Erano una fantastica della gioventù (bene) di oggi. Intanto c’era una stragrande maggioranza femminile, poi c’erano tutta una serie microgruppi rappresentativi. C’erano le bellone che simpatizzavano coi fighi, a perpetuare la supremazia dei gruppi alfa di cinematografica memoria. C’erano le amiche bruttine, che guardavano storto le bellone, nel classico “la volpe e l’uva”. C’era la tipa che piangeva in disparte, perché appena scaricata. C’era il Nerd brufoloso, pettinato come i fighi ma con un risultato scenico nettamente inferiore. Siamo una società divisa in classi.

Souvenir golfistici

I paesi anglosassoni mi fanno sempre venire una gran voglia di essere un golfista migliore ma soprattutto di giocare molto di più. Anche perché qua i campi sono tanti e costano meno che da noi.  

 A Bar Harbor siamo passati al Kebo Valley Club. L’ottavo golf club di tutti gli USA per anzianità, fondato nel 1888. Non potendo fare di meglio, mi sono comprato un bellissimo cappellino titleist con il logo del club. Almeno sarò sempre u golfista elegante, scarso ma elegante. 

 

Reasonable rates

Con domani notte dovremmo aver finito il lato cheap dei nostri pernottamenti. In queste notti stiamo dormendo al Barton’s Motel di Bar Harbor, Maine. In realtà, tra le soluzioni più a buon mercato ho scelto proprio questa perché trasudava “conduzione famigliare” e in effetti così è. Ieri eravamo in ritardo e abbiamo telefonato per avvisare. Ci è stato detto che ci avrebbe lasciato la stanza aperta con la luce accesa e la chiave dentro. Poi siamo comunque arrivati (tardi) ma prima che chiudesse le reception e quindi abbiamo potuto salutare il simpatico vecchietto. Detto ciò il posto è pulito ma fermo agli anni 50. La stanza, come potete vedere nella foto, è la sagra del perlinato. Se non fosse per la TV lcd (di marca sconosciuta) sembrerebbe davvero un tuffo indietro nel tempo.  

 

Winter is coming (ma anche no)

Nella pianificazione della vacanza, i giorni del Maine erano stati indicati (da me)come quelli potenzialmente più freddi. Un po’ per la nomea della zona, un po’ perché quando nel ’98 ci venni la prima volta, trovai un tempo un po’ infame. I primi due giorni sono stati invece ottimi. Oggi ci siamo pure fatti un paio d’ore di spiaggia, in cui ho testato la mia action camera cinese (spero di postare a breve il filmato) e… Mi sono scottato. Anche i locals ci confermano che è un tempo fuori dal comune. Mi sento quasi un fortunello metereologico come la mia amica Isa.

  

Dentro un quadro di Hopper

Giornata a zonzo per Portland, che si è rivelata piccola ma più carina di quanto pensassi. Nel pomeriggio abbiamo preso il traghetto postale e abbiamo fatto il giro della baia. Tutti gli isolotti erano un brulicare so fantastiche ville che, al bel sole di oggi, sembravano uscite da un quadro di Hopper. Non a caso artista della zona. Tre ore tra sole, brezza marina e bei panorami. Dev’essere una vitaccia vivere qui.  

 

Crescendo rossiniano alberghiero

La prima lunghissima giornata di viaggio è finita. Iniziata uscendo di casa alle 9 italiane e finita infilandosi in un letto del Maine alle 1.30 di notte. Al netto del fuso, quasi 22 ore filate (o quasi) sveglio. Il primo motel statunitense è un motel 6. Si legga sul vocabolario alla voce cheap. Del resto nelle prime notti abbiamo optato per soluzioni di più basso profilo per andare a salire finendo con soluzioni decisamente carine (si spera) tra New York e Las Vegas. Intanto lo smaltimento del fuso sembra andare bene. Vediamo cosa ci offre oggi di interessante Portland.

Due anni

Due anni fa il peggior incidente automobilistico in cui sia mai stato coinvolto da cui, fortunatamente, io e la mia ex uscimmo illesi. Questo il post che scrissi. Quello che non finì mai sul mio blog è che mi sento miracolato anche per quanto successo un anno fa. In Nuova Zelanda siamo stati solo sfiorati da un incidente che poteva avere ben altre ripercussioni. Evidentemente così sfortunato nella vita non sono.