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Hamptons a gettoni

 Uno arriva in una delle zone più up degli USA (o almeno che hanno questa fama) e cosa fa? Va a fare il bucato in una lavanderia a gettoni. In una vacanza di tre settimane è una tappa quasi obbligata e nelle mie vacanze USA è una cosa capitata spesso. È anche un bel modo per entrare a contatto un po’ di più con la vita di tutti i giorni e fare del people watching. Anche questa volta c’erano tutti gli elementi classico di questa esperienza. Frequentato da fasce non certo abbienti (la signora degli Hampton non si fa il bucato da sola e non lo fa qua) ma ambiente rispettabile e pieno di bambini. Inoltre era venerdì sera e c’erano molti operai single a farsi il bucato. Menzione di merito al fatto che in questi luoghi vengono a morire vecchi e gloriosi coin op. Qui faceva bella mostra di sè un doppio cabinato Ms Pacman e Galaga.

Tornando agli Hampton (o Hamptons, non mi è ancora chiaro) altro non sono che la punta di Long Island. La parte chic c’è e parte da dove siamo noi a salire. La vedremo domani.

Riconversioni post belliche

Che il traghetto col quale abbiamo compiuto il tratto di mare tra New London e gli Hampton non fosse particolarmente recente lo si capiva al volo. Quanta storia avesse alle spalle l’ho scoperto solo dai pannelli commemorativi all’interno. In pratica si trattava di una ex nave da guerra della Marina statunitense, che aveva pure partecipato al D-Day. In seguito è stato riconvertito in traghetto.  

 

Capa Cod Drive Throu

Stilando l’itinerario sapevo che il passaggio di Cape Cod sarebbe stato un po’ veloce ma non lo immaginavo così. Era stato un giorno in più, inserito tra Boston e gli Hampton. Siamo quindi partiti di buona lena per vedere il più possibile. Una volta imboccata la strada per Province Town (P.Town per gli amici) siamo finiti in un ingorgo mostruoso, che ci ha fatto perdere almeno un ora. Il motivo, lo scopriremo più tardi, era un gay pride molto frequentato perché P.town è dagli anni sede di una comunità gay molto attiva e molto artistica. Riusciamo comunque a raggiungere il capo di Cape Cod, una distesa di sabbia e dune molto spettacolare. Cerchiamo poi di andare a mangiare a P.Town. Avevamo però sottovalutato l’afflusso di gente per la parata e soprattutto i problemi per il parcheggio: i pochi posti rimasti erano venduti a 20 dollari. Anche no. Riaccendiamo quindi il capo fermandoci in altri punti del parco, raggiungendo poi il nostro albergo. Qui, facendo un check per il giorno successivo, scopriamo che l’unico traghetto disponibile per gli Hampton è alle 8 e ci attendono due ore di strada. Sveglia puntata alle cinque e a nanna presto. Non prima del l’ennesima mangiata di pesce. 

 

La cultura poi ti cura con premura 

Io mi sono laureato in una università discretamente prestigiosa a livello italiano ma oggi mi sono sentito un po’ una cacchetta. L’ultima giornata bostoniana è stata infatti dedicata alla visita del Mit e di Harward. Soprattutto il primo mi ha impressionato. In alcuni aree si riesce ad entrare e fa senso vedere, a differenza delle nostre università, pochissime aule ma tantissimi laboratori. Poi anche la cura per l’attività fisica, che molti erroneamente etichettano come futile culto sportivo, all’interno dell’università americana per me è un importante momento formativo. Il mit non brilla certo per risultati sportivi ma ha impianti che fanno impallidire Milano. 

  

 

Voglio la birra Mazzini

Ieri la giornata bostoniana è stata dedicata al freedom trail, un percorso tra i luoghi storici della città, culla dell’indipendenza americana dalla corona inglese. Ho così anche scoperto che Samuel Adams non è un birraio ma un patriota statunitense a cui, negli anni 70, hanno dedicato un marchio di birra. Un po’ come se da noi la dedicassimo a Mazzini. Resta comunque, a mio avviso, la miglior marca di birre industriali a stelle e strisce.  

 

Da bravi turisti

Per una cena nel cuore turistico di Boston avviamo pensato di fare il botto e prendere il posto più turistico: il locale che riprende quello della nota serie TV anni 80 “Cheers” (da noi Cin Cin). Alla fine non è andata neppure male. Buon cibo a giusto prezzo… E io sono riuscito a non portarmi via tutto il gift shop… 

 

Corte certezze

Vorrei tranquillizzare i miei lettori e in particolare un’assidua lettrice e amica su FB: anche negli Stati Uniti se non vai in giro in shorts non sei nessuna. Il mondo è sempre più un posto migliore. PS come si vede dalla foto, anche gli uomini vanno in giro in pantaloncini ma lo spettacolo non mi riguarda. 

 

Red (Like a) Lobster

Scrivo questo post nel parcheggio di una stazione di servizio. Siamo nel bel mezzo del trasferimento verso Boston. Ci stiamo per lasciare il Maine alle spalle, cosa mi resta? Lobster come se piovesse (non ultimo il “lazy lobster” di ieri: per i pigri già sgusciato). Mi spunteranno sicuramente le chele se continuo così, intanto un colorito rosso lobster, complice il bel tempo e i due giorni di spiaggi, l’ho già preso (senza scottarmi, eh)