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La sindrome del “vengo anch’io”

Nonostante sia un tipo tutto sommato tranquillo, negli anni mi è capitato di andare in alcuni posti che generavano, oltre che il mio, anche l’altrui entusiasmo. “l’anno prossimo, se vai ancora, vengo anch’io”. Capitava me lo dicessero anche persone con cui non è che mi facesse molto piacere passare del tempo e la cosa inizialmente mi preoccupava. “E se poi viene? Lo sopporto o gli dico che è meglio organizzare indipendenti?” Col passare degli anni ho smesso di preoccuparmene per un semplice motivo: l’entusiasmo iniziale col quale aderivano era inversamente proporzionale alla reale possibilità che venissero. A volte anche persone col quale avrei viaggiato volentieri lo dicevano e, se capivo che il meccanismo era sempre il medesimo, un po’ me ne dispiacevo. Ormai l’ho capito, la sindrome del Vengo anch’io è una scienza esatta.

Se poi siete curiosi di sapere quali eventi scatenavano questa cosa, ironicamente sono entrambi legati alla Gran Bretagna. Prima i British open di minigolf. A Quattro edizioni ho partecipato e rispetto all’iniziale duo, solo tre persone si sono aggiunte. Ora è due anni che vado a Wimbledon e siamo sempre i soliti due, voglio proprio vedere l’anno prossimo.

In difesa del matrimonio civile

Liberiamo prima il campo dai dubbi, dicendo cosa questo post NON è:
1) non è un raffronto tra matrimonio civile e religioso. Chi ci crede si sposa in chiesa, chi non crede a maggior ragione è giusto che faccia il matrimonio civile senza prendere in giro nessuno.
2) non è un discorso sull’ampliamento del matrimonio civile alle coppie omosessuali. Dico solo che per me non dovrebbe esserci un istituto ad hoc ma, nel caso, dovrebbe essere ampliato il campo di applicazione del matrimonio civile.

Ok, chiarito quello di cui non voglio parlare, passiamo a sostenere le mie tesi.
Il matrimonio civile è fondamentalmente un contratto. Come ogni contratto determina per i contraenti dei diritti e dei doveri. Come ogni contratto puo’ essere sciolto. Chiaro. Preciso. Limpido.
Solo questo istituto dovrebbe coprire tutto lo spettro dei diritti dei partner.
Io non ci sto, dal punto di vista meramente giuridico, quando sento parlare dei diritti delle coppie di fatto. Se vuoi comprare una casa, vai dal notaio. Che piaccia o no. Vuoi avere i diritti che vengono riconosciuti al membro di una coppia? Ti devi sposare. Civilmente, ma ti devi sposare. Questa voglia della botte piena e della moglie ubriaca per cui si hanno gli stessi diritti e quasi nessun dovere in quanto coppia di fatto a me non sta bene. Nessuno dice che devi fare una grande cerimonia, neppure che ci devi credere anche solo nell’unione civile. E’ un contratto. Vai in comune. Firmi e hai i tuoi bei diritti. Non è che ti tatuano una lettera scarlatta sulla fronte né questo deve per forza influenzare il rapporto di coppia.

Se preferisci rimanere in una situazione fuori dal contratto. Te ne assumi le responsabilità, rinunciando ai diritti e ai doveri che i contraenti hanno. Punto.

Io la vedo così. Via con gli insulti.

La sindrome dell’autosilo

Non capirò mai chi ha il terrore delle rampe degli autosilo. Ormai tutti i centri commerciali ne hanno uno, sempre gratuito. Vedo e conosco un sacco di persone che fanno parcheggi assurdi, in posti anche passibili di multa, allontanandosi dal centro commerciale, pur di non entrare nel silos. Una volta si difendevano con la scusa del costo (falsa), poi con la vicinanza all’ingresso (ma dove?) . Ho sentito anche alcuni sostenere che le rampe tonde gli provocano mal d’auto… In trenta secondi??? Fatto sta che sono molti, ripartiti in ambo i sessi e… Non li capisco!

Via Terraggio 5

Dal ’94 a oggi la maggior parte del mio tempo l’ho passato in zona Cadorna a Milano. Prima andavo in Cattolica, poi in ufficio. Sempre lì. Sono anche uno che si vanta di non andare in giro a testa bassa ma cerco sempre di visitare e scoprire posti nuovi, anche nella mia città. Questo giardino però proprio non lo conoscevo e devo ringraziare il sito SurviveMilano. Il numero 5 di via Terraggio sembra un civico qualunque. Un portone in legno da passo carraio, un citofono. Se però si fa un passo dentro, si scopre che da accesso ad un piccolo e grazioso giardinetto, ritagliato tra le vecchie case circostanti. Un paio d’altalene, uno scivolo, qualche pianta e qualche panchina. Quello che stupisce è la tranquillità: la sua conformazione tra le case, ne fa una piccola isola protetta dalla confusione che impera centro metri più in là, tra via Carducci e il bar Magenta

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La maledizione della Kinder

Come capire quale atleta non combinerà nulla alle prossime olimpiadi? Semplice: guardate chi è sponsorizzato dalla Kinder! Lasciamo stare gli atleti che hanno firmato a fine carriera o oltre, come Fiona May, la Idem o la Sensini. I portabandiera della maledizione della Kinder sono due: Andrew Howe e Alex Schwazer.
Il primo da quando si ammazza di Kinder bueno ha più infortuni di Pato, il secondo ha anche meditato il ritiro.
Caso a parte Valentina Vezzali, che ha ancora possibilità di medaglia, però ha avuto un brutto infortunio… Qualcuno ha parlato di Kinder cereali? 🙂
Purtroppo anche Matteo Manassero ha firmato per la Kinder…speriamo bene 🙂
Per una carrellata completa vi consiglio il sito Kinder Sport

Fin qui si scherza, però per fortuna che ci sono brand come la Kinder, che puntano su atleti che non siano i soliti calciatori!

Sesso a Lichea

Ieri su twitter e facebook scrivevo il seguente post:

Per colpa degli #utez girare all’ikea ha tutto un altro sapore ora. Soprattutto al reparto cassettiere 🙂

Visto che il prode Brillo non sapeva a cosa mi riferissi, gli dedico il video degli Utez.
Per la precisione diciamo pure che l’avevo invitato alla presentazione live del cd ma sdegnato aveva risposto di no 🙂

La fase di Startup di una casa

Quando si va a vivere in una nuova casa, sia da soli o in coppia, c’è una fase di startup in cui si accumulano tutta una serie di MINCHIATE clamorose, o comunque di cose futili. Questo è determinato da un doppio fenomeno: un po’ amici e parenti a ogni festa comandata pensano che ormai la tua unica necessità sia la casa, dall’altro noi stessi in preda a entusiasmo compriamo cose che altrimenti non ci sogneremmo mai di acquistare.

L’ambiente in cui si concentra l’80% degli oggetti che si accumulano in questa fase è la cucina. Utensili, piatti, bicchieri, servizi da portata, soprammobili, elettrodomestici e chi più ne ha più ne metta.

Poi si arriva ad un giorno in cui apri un pensile o un cassetto che non aprivi da parecchio e ti chiedi: ma io di ste cose come me ne faccio? Per me quel momento è stato sabato a pranzo. Sono saltati fuori bicchieri tanto trendy quanto scomodi, kit da fonduta usati due volte, oggettistica varia vagamente orientaleggiante.

Non parliamo di bicchieri! Ne ho un marea ma di questo ero già conscio, infatti è partita da ormai un paio d’anni una moratoria all’acquisto di qualsiasi tipo di bicchiere. Stavo anche pensando d’introdurre i brindisi alla russa in casa mia, ma non ho un caminetto e non voglio vetri per terra 🙂

C’era una volta UC1

L’apparire su queste pagine di alcuni loschi figuri conosciuti diversi anni fa, mi concede l’occasione per parlare un po’ della preistoria della telematica e spezzare una lancia a favore del fatto che le conoscenze via internet non si fanno solo per copulare ma anche per incontrare gente con le nostre stesse passioni (ok, anche copulare ahahhaa).

Prima che internet fosse, prima che il videotel fosse, c’erano le bbs. Di cosa si trattava? Per una spiegazione con tutti i crismi vi rimando alla pagina di wikipedia. Qui in parole povere ve la spiego così: un pio soggetto collega un computer ad una linea telefonica. Su questo computer è presente un programma che gestisce una base messaggi e di immagini i programmi da scaricare. Ogni singolo telefona a quel numero e legge e risponde ai messaggi degli altri utenti. Ne va da sé che è uno telefonava mentre l’altro era collegato, trovava occupato. Le chat in diretta erano fisiologicamente impossibili e a volte passavano anche giorni prima di ricevere una risposta. Diciamo che la cosa odierna che più somiglia alle vecchie bbs sono i forum su internet.

In quel clima pioneristico, entrai in contatto con una di queste bbs, chiamata Universal Conflagration 1, per gli amici UC1. Chiacchiera e richiacchiera, venne l’idea di fare i primi raduni dal vivo. Era circa il 1994, perchè ricordo che ero uno dei pochi del gruppo ad avere la patente e guidavo ancora la mia prima auto, la R5. Il fatto è che a quei tempi, e con quella velocità di connessione, non ci si scambiava le foto. Anche perchè le fotocamere digitali erano poco diffuse. Quindi ci si incontrava al buoi, con segni di riconoscimento da loggia massonica. In genere tutti i raduni andarono bene anche se non mancarono momenti inquietanti, come la volta che si presentò una donna abbondantemente over 40 (forse over 50)

Poi venne internet e le bbs morirono e con loro anche UC1. Lunga vita a UC1