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La bellezza del turismo sportivo

Io faccio turismo sportivo. Non nel senso che lo faccio per sport ma che viaggio per vedere eventi sportivi o luoghi particolarmente importanti. A volte è una interessante appendice in un itinerario più ampio. A volte è la scintilla che fa partire il viaggio e poi a ruota si vede anche il resto della città o della regione. Forse i più snob e integralisti della vacanza culturale storceranno il naso ma chi se ne frega, non sanno che si perdono.
Iniziai nel corso del mio primo viaggio oltreoceano, nell’ormai lontano 1996. Nel corso del coast to coast del Canada, non mancammo di inserire nel nostro itinerario: il palazzetto dei Montreal Canadiens, la statua di Gretzky fuori dal palazzetto di Edmonton, i parchi olimpici di Calgary e Montreal (le olimpiadi di Vancouver erano ancora in là a venire). Negli anni ho proseguito infilando partite di vari sport quando andavo negli states: baseball, hockey, basket. Più di recente, oltre ad una visita al Camp Nou, mi è capitato di andare diverse volte a Londra per degli eventi. Le “trasferte” inglesi di nfl e nba ma soprattutto Wimbledon. Poche volte mi sono emozionato, davvero come un bambino, come nel momento in cui ha varcato i cancelli del circolo.
Obiettivi futuri? Ho già in tasca dei biglietti per le olimpiadi e prima o poi vorrei vedere un’edizione dei British Open a St. Andrews.

Sei sempre più a Sud di qualcun altro (se non abiti in Islanda)

L’altra sera tornavo dall’ennesima trasferta in Canton Ticino e in auto ascoltavamo la radio1 svizzera (non ricordo il nome preciso, mi perdoneranno i ticinesi). C’era una trasmissione col microfono aperto al pubblico, a proposito della proposta provocazione di annettere la Lombardia alla Svizzera, come nuovo cantone. La cosa peraltro ha riscosso un discreto successo a livello di petizione online, che ha raccolto (nel momento in cui vi scrivo) circa 24.000 firme.

Ad intervenire sia italiani che svizzeri, dalle opinioni molto variegate. Si andava dal leghista duro, che vedeva la Svizzera come la terra promessa, alla napoletana che ormai si sentiva ticinese (di certo non nell’accento però) che diceva che purtroppo il canton Ticino ormai si era troppo italianizzato.

A moderare il tutto due conduttori ticinesi, che non mancavano di mollare frecciatine nei confronti degli italiani. Niente di palese, infatti il loro sarcasmo non era percepito da molti (soprattutto dal leghista duro che si è fatto bellamente prendere in giro), però è chiara l’opinione che loro hanno di noi. Non dimentichiamo infatti che in campagna elettorale un cavallo di battaglia è sempre la lotta ai frontalieri, portata avanti soprattutto dalla versione locale della lega.

Ricordiamocelo sempre, in fondo per noi loro saremo sempre terroni, che veniamo da Varese, Domodossola o Trapani.

Darya Klishina e l’effetto “Brutto Anatroccolo”

Un detto popolare dice “Brutto in culla, bello in piazza”. Poi ci sono diverse varianti: dialettali, invertendo gli addendi, al maschile o al femminile. Tutti comunque richiamano un po’ la storia del brutto anatroccolo. Oggi ci ripensavo guardando le ultime foto pubblicate sulla pagina ufficiale di Darya Klishina, da tempo a mani basse la mia sportiva preferita (anche se la Pennetta deve avere del talento…). In un’altra foto da giovane, sembra uno sgorbietto ma ora… e così ho ripensato a una mia vecchia teoria, una di quelle inutili che faccio sempre quando parlo tra me e me, cioè con l’unico che mi sta ad ascoltare.
Molto spesso le ragazze veramente BELLE passati i 20 anni o giù di lì, da preadolescenti non erano poi un gran che. Sarà poi che a me il genere longilinea piace molto ma ricordo anche una vecchia conoscenza, ora sposata con figli: una volta passammo a casa sua e c’era una foto di quando aveva circa 10 anni e ballava… sembrava un ragnetto.

Allora forse certi detti popolari non sono solo per consolare i genitori dei neonati particolarmente brutti! Forse un fondo di verità c’è? 🙂

Passiamo comunque alle prove fotografiche, giusto per avere una scusa per rifarsi gli occhi.

Eccola qui a 13 anni… dove doveva esser già bella alta ma in pratica solo un mucchietto di ossa:

Passiamo ora a una foto messa oggi sul suo profilo Facebook (e, devo dire, quando pubblica qualcosa la giornata volta sempre in positivo):

PS sempre nella stessa sezione ha pubblicato un’altra foto… risulta aimè impietoso il confronto con la tipa sullo sfondo 🙂

Io non finirò mai su subwaycrush (o tubecrush)

Di PVD e dell’esibizionismo domenistico femminile ho spesso parlato (con grande rispetto) in queste pagine. Però c’è un fenomeno di gran moda a Londra e New York che non credevo possibile, se non altro perchè una certa sorta di voyerismo la reputavo esclusivamente maschile. Di che si tratta? Sto parlando del successo dei siti subwaycrush e tubecrush, di cui sicuramente qualcuno di voi ha già sentito parlare in rete o in tv.

Di che si tratta? In pratica ragazze (oddio, in effetti potrebbero non essere solo loro, però pare di sì) armate di cellulari e smartphone se vedono un bel ragazzo in metropolitana lo fotografano e lo mandano sul sito, dove altre possono commentare e votare.

Fosse fatto da uomini che fotografano donne… apriti cielo! Magari forse c’è e non lo so, mah. Comunque mi viene in mente l’inizio del film Social Network dove si racconta che l’antenato di facebook era un sito dove votare le compagne di università. Non siamo molto distanti. Però se lo fanno le donne verso gli uomini tutto vale, anzi siamo quasi contenti.

Ma poi, con la legislazione italiana sulla privacy, sarebbe legale? Non credo si possano pubblicare foto di sconosciuti presi in metropolitana senza il loro consenso.

Considerazioni finali:

1) di sicuro se ci fosse una versione italiana, io non ci finirei mai sopra.

2) se trovassi in giro una ragazza con la maglietta che vi riporto qua sotto potrei chiederla in moglie.

Everybody Loves Mondo

Senza falsi buonismi facciamo dei distinguo: ora tutti vogliono bene a Mondo, giustamente, per la forza che ha dimostrato per uscire da quello che ha passato ma io troverei molto più meritevole di rispetto il comportamento di una tifoseria che avesse il coraggio d’insultarlo, se prima lo insultava. Vorrebbe dirlo trattarlo da uomo e non da malato. Chi passa certe cose odia essere trattato con accondiscendenza.
A Cremona, prima di tutto quello che ha passato, era umanamente amanto ma alla fine detestato come allenatore (tenendo ben distinte le due cose). A me piace avere ancora la possibilità di vederlo in panchina (non quella della Cremo) e lì poterlo detestare 🙂
NB pezzo tratto da un commento che ho fatto sulla bacheca di un amico su facebook

Li ho aspettati per vent’anni

Non scherzo. Li ho davvero aspettati per vent’anni. Il primo album degli Spin Doctors “Pocket Full of kryptonite” l’ho letteralmente consumato. E’ l’unico cd che è sempre stabilmente rimasto residente in tutte le auto che ho avuto. Dalla R5 al Pt, passando per la Mazda 121.
Uno dei miei più grandi rimpianti musicali è sempre stato quello di non averli mai potuti vedere dal vivo. Anche perchè in Italia non hanno mai tirato più di tanto e credo di essere uno dei pochi ad avere tutti i loro cd, compreso l’ultimo che ho dovuto per cause di forza maggiore dovuto importare dagli states: qui da noi non è mai stato distribuito.

Bando alla ciance, quando ho scoperto che suonavano in un localino nella brianza, come unica data italiana, non ci ho pensato due volte e ho preso i biglietti. Con mesi di anticipo. Trovando anche clamorosamente compagnia nella cugggina.

Ieri sera il grande evento, in un locale che certo non è il massimo della vita (il Bloom di Mezzago) ma ha dei discreti quarti nobiltà rock. Ero agitato come poche volte mi era capitato per un concerto. Forse solo per il live degli Eelst agli Arcimboldi, anche lì per un ventennale.

Gli anni passano per tutti ma gli Spin erano in gran forma. Il tour era commemorativo dei vent’anni del già citato primo album e quindi la scaletta era abbastanza scontata: tutte le tracce dalla prima all’ultima. Infarcite di assoli e improvvisazioni (forse un filo troppe per i miei gusti ma si sa come sono fatto) e con qualche altro brano nei bis.

Il cantante invece di una lunghe chioma e barba rossa, ora ha un più asciutto look canuto ma ha ancora una grande carica. I musicisti di ottimo livello e non facevano per nulla rimpiangere le versioni da studio. Anzi, erano quasi identiche, sinonimo del fatto che non quando uno sa suonare non si deve correggere molto in post produzione.

Chiosa finale, sono ovviamente passato alla cassa. Ho addirittura comprato la maglietta del tour, cosa che non faccio mai, di cui tra l’altro il concerto di ieri era l’ultima tappa.

Per concludere, un video tratto da una delle tappe tedesche, nessuno ha ancora postato i video di ieri.

Riparte la calata delle Donne-Unno con trolley

Domani apre l’Artigiano in Fiera al Polo fieristico di Rho-Pero.  Praticamente dietro a casa mia. Il fatto positivo è che oggettivamente mi piace. Vado a mangiarci (soprattutto), ad acquistarci qualche regalo di Natale e qualcosa da cucinare a casa.
Il lato negativo è che la sera la metropolitana sarà ancora peggio.
In fiera faccio anche del gran people watching, anche se io prediligo colpire sul presto e fuggire quando la situazione inizia a diventare invivibile.
Da qualche anno comunque è apparsa una nuova razza in fiera: la Donna-Unno con Trolley.
Caratterizzata da una protuberanza con rotelle alla sommità di un braccio, essa si muove come un caterpillar tra le corsie, bramosa di spendere soldi. Di base è particolarmente ghiotta di candele, artigianato locale pacchiano e abbigliamento che nessuno indosserà mai. Mettersi tra lei e le sue prede equivale a rischiare la vita. In genere tende a muoversi in piccoli branchi, totalmente femminili, di tre o quattro esemplari. E’ questione dibattuta tra gli esperti se gli esemplari maschi siano stati decapitati dopo l’accoppiamento o se vivano questa stagione dell’anno come una liberazione.

La vera storia finta di Santino Marella

Non sono un grande fans del Wrestling. Certo, pure io sul finire degli anni 90 l’ho seguito per un po’ ma ora non riesco a reggerlo più di cinque minuti. Una volta però mi sono imbattuto, quasi per caso, in un wrestler stupendo: Santino Marella.

Ieri cercando i dati su di un videogioco, mi sono imbattuto in quella che è la sua “biografia”. Una fantastica storia vera, che sa di vero come solo le storie di wrestling sanno essere. Eccovi il testo:

It will forever be known as the “Milan Miracle.” On the night of April 16, 2007 in Milan, Italy, Mr. McMahon issued a challenge to anyone in the audience to battle the reigning Intercontinental Champion, Umaga, in a title match. As expected, no one was itching to face the Samoan Bulldozer.

Enter Santino Marella.

Marella, perched in the front row, not only volunteered, he also got off to a surprisingly quick start. After a sprinkle of divine intervention, The Italian became the new Intercontinental Champion in one of the most improbable moments in Raw history. Such is the career of Santino Marella.

Although he has usually proven the least likely – albiet funniest – Superstar in most matches, Marella has earned his share of championships, both as an individual and a tag partner. A favorite with the “Santino Universe,” the lovable Italian has always been a true showman. Today, whether loved or hated, with Marella in a match, the WWE Universe knows they’re going to be entertained.

Incuriosito, ho cercato anche il video del famoso debutto, che ovviamente su youtube si trova.

 

Per finire un altro video, tratto dal videogioco (in uscita) di cui sopra e che vi mostra la mossa finale e la danza della vittoria di Santino Marella.

Un uomo. Un mito.