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Sono un nerd, mamma – Versione 2.0

Sono un nerd e me ne vanto. No, non sono un geek, un hipster o qualsiasi altra declinazione figosa del nerd. Io sono un nerd. Punto.

Il fatto è che me ne vanto proprio, perchè in fondo mi piace essere così.

Mi piace invidiare gli amici che hanno fidanzate che gli regalano cose nerd e per coerenza mi bullavo come un bambino quando la mia ragazza mi regalò una lavalamp.
Mi piace guardare The Big Bang Theory e capire quasi tutti i riferimenti (tranne quelli troppo ingegneristici)
Mi piace ascoltare Elio e le storie tese e sentirmi bene perchè li capisco. Adoro cantare a squarciagola (stonando) Sphalman, servi della gleba e, soprattutto, FOSSI FIGO
Mi piace sapere che la risposta alla domanda fondamentale della vita è “42”… anche se non ricordavo esattamente il numero e ho cercato su wikipedia 🙂
Mi piace guardare i film di Kevin Smith, anche i più tremendi, come Jersey Girl. Non mi vergogno di avere a casa gli script autografati e la tessera del sindacato Spacciatori del Jersey
Mi piace avere una Ps3 in salotto, con tanto di volante, anche se non l’accendo quasi mai.
Mi piace sapere chi sono i Raeliani, i Pastafariani, poter dire di essere andato a conferenze ufologiche e conoscere i cavalli di battaglia del movimento complottista.
Mi piace capire come ci si sente a esser guardati con malcelata superiorità dai “fighi”, anche se ora c’è chi non ci crede. Qualche volta nella vita dovrebbero provarlo tutti.
Mi piace avere un blog che non si caga nessuno (quindi posso lasciarmi andare a francesismi…) ed essere registrato anche su social network così poco frequentati da essere più degli asocial network.
Mi piace tirare alla lunga questo post solo per arrivare ad avere dieci voci “mi piace” per avere un senso di compiutezza nella cosa

Sono un Nerd, me ne vanto e aspetto la mia rivincita 🙂

E ora, se no con questo titolo del post El Fundo ci rimane male, mettiamo un pezzo degli Skiantos 🙂

Il caso Barilla e molto altro

In Italia non si può più discutere. Nella migliore delle ipotesi c’è una estremizzazione delle posizioni, che porta anche le discussioni più semplici ad un muro contro muro. Nella peggiore delle ipotesi poi, se non sei d’accordo con l’opinione populista dilagante, sei messo alla berlina. Esempi?
Provate a dire che Barilla è un’azienda privata e le sue pubblicità può farle come vuole? Poi sta agli acquirenti giudicare il prodotto e il messaggio che veicola o che lo veicola.
Oppure provate a sostenere che non siete d’accordo con (l’ex?) ministro per l’integrazione senza essere tacciati per razzisti.
La società statunitense ha tanti difetti ma hanno un emendamento che permette anche a chi ha idee apparentemente illegali, o comunque immorali, di sostenerle. È poi così sbagliato? Ora non vorrei estremizzare il concetto, però mi piacerebbe che in Italia ci fosse una maggior cultura del rispetto e soprattutto del dialogo costruttivo tra posizioni diverse.
Vi ricordo solo un aforisma una volta molto più in voga:

Non condivido la tua idea, ma darei la vita perché tu la possa esprimere.
Voltaire

Vocazione

Su di un qualsiasi dizionario online ho trovato questa definizione per vocazione:

vocazione

[vo-ca-zió-ne] s.f.
  • 1 non com. Chiamata, invito || gramm. complemento di v., l’espressione vocativa inserita in una frase
  • 2 estens. Disposizione alla vita religiosa, sentita come una chiamata da parte di Dio
  • 3 estens. Naturale disposizione a un’attività, soprattutto di tipo artisticoSIN inclinazionefare un mestiere per v.avere una profonda v. per la pittura

Nella mia formazione cattolica mi hanno sempre insegnato che ci sono vari tipi di vocazione. Anche la famiglia è una vocazione. Ecco. Io quella ho sempre sentito. Ho sempre pensato che il mio destino era di avere una famiglia prima o poi. L’ho sempre visto come completamento del mio percorso e nuovo inizio di un altro.
Però siamo alla soglia dei quaranta e qui di famiglia non se ne vede la possibilità. Che dovrei fare? Di sicuro non perdo la speranza. Da un po’ il sottotitolo del mio blog è Giobbe 1,21. Ormai è un mio mantra. Quel versetto dice che il Signore ha dato e il Signore ha tolto. Bhè magari prima o poi ridarà… 🙂

Nel frattempo… balliamoci su, perchè anch’io, a casa da solo, ballo 🙂

Creiamo un meme?

Un meme è un tormentone in rete. In genere ruota intorno ad una immagine e ad un canovaccio classico di battuta. C’era stato quello di Fassino sulla famosa frase su Grillo e il suo movimento ma ce ne sono decine di esempi.

A cosa ho pensato io? A un’immagine di Fantozzi che sale sul palco del cineforum per dire che l’Armata Potenkim (conosciuta come potionkin) è un cagata pazzesca.

Ecco che quindi vi fornisco anche la materia prima. Prendete la foto qui sotto, scriveteci cosa per voi è una cavolata e fatelo girare in rete. Se volete ricordatevi di fornire la fonte 🙂

20130724-210806.jpg

Ma che colore è il “neve eterna”?

L’ho detto da sempre. Forse anche sul blog. Noi uomini abbiamo (giustamente…) una palette grafica che si ferma ai sedici colori delle vecchie schede grafiche EGA

Le donne no. Esigono una svariata infinità di tonalità. La gente del marketing poi gli dà spago e così mi ritrovo a sapere che una parete di una certa casa verrà fatta color “neve eterna”.

Scusatemi se la mia prima, volgare, reazione è stato chiedere “ma che cazzo di colore è il neve eterna?”.
La neve perenne è diversa? E’ quella fresca?
Che sciolina ci metto?

PS …e nulla vi ho detto del “crema di ribes”…

Condividi vs Controlla

Una volta c’erano i gattini in bottiglia, nota bufala che girò via email anni fa. Ora con facebook la velocità e la quantità delle bufale sono cresciute in maniera esponenziale e creano un problema sostanziale di fondo: come distinguere la verità dalle bugie? Io sarò il solito rrrrrompicoglioni ma quando leggo una notizia che mi puzza male (diciamo l’80% di quelle diffuse via social network tramite un jpg…) preferisco controllare prima che condividere. Quanto costa, in termini di tempo, smascherare una notizia falsa? Facciamo un rapido confronto.

Per condividere devi:
– Cliccare su “condividi” – un click
– Scrivere una frase di commento sdegnato – diciamo che siete molto concisi e 20 caratteri possono bastare
– Cliccare su “invia” – un clichk

Per verificare devi:
– aprire una nuova finestra, che con molta probabilità avrà già una casella per la ricerca diretta su google – un click
– scrivere tre parole che identifichino la notizia – diciamo che vi bastano anche qua 20 caratteri
– in genere già dal titolo dei risultati capite se sia una gabola o meno, potete chiudere la finestra – un click
– se proprio siete pignoli e curiosi come me, potete legge il contributo di chi smonta o conferma la notizia.

Personalmente prima di far mia una notizia, preferisco capire. Soprattutto in un periodo in cui il populismo dilaga a sinistra, a destra e al centro.

Un post snob. Sottotitolo: il malcelato orgoglio di apprezzare (davvero) Elio e le storie tese

Sono passati i tempi, ripresi dagli stessi Eelst nell’intro del loro primo album, in cui si veniva presi in giro anche solo a proporre agli amici l’ascolto di questo simpatico complessino. Ora Elio e soci sono conosciuti ma dire che sono apprezzati è diverso. Osannati dalla critica, il pubblico spesso si ferma solo alla loro esteriorità più forte, fatta di trasformismo e di testi provocatori.
Io sono un fan della prima ora. Uno di quelli che nell’88 (e anche prima) si scambiava le cassettine con gli amici. Uno di quelli che aveva il live di Borgomanero. Uno di quelli che quando li faceva ascoltare riviveva scenette come questa (della suddetta intro):

“Vabbè, però c’ho anche un disco nuovo che mi sono cattato che è mondiale, una bomba.”
“E attento che non ti esploda nel culo!”
“Ah ah ah ah!”
“Che sbiancata!”
“No, ma ascoltiamolo, e poi, cioè, è po… è troppo…”
“Sì ascoltiamo, senti che merda!”
“Tua Prinz!”
“Eh?”
“Troppo!”

Lo ammetto, sono snob. Io godo nell’apprezzare gli Elio e le storie tese. Io ho un malcelato istinto di superiorità verso chi li denigra. Io mi esalto ascoltando in cuffia La Canzone Mononota e sentendo tutto quello che c’è sotto nella base.

Ovvio, non sono un fanboy (non ne avrei neppure più l’età…) che li difende a spada tratta. Per esempio spesso mi trovo a discutere con altri apprezzatori degli Eelst sulla superiorità dei primi album rispetto agli ultimi, preferiti a quanto pare da chi ha meno anni di me. Per esempio odio le scelte delle loro scalette nei live. Per esempio mal sopporto Mangoni.

Da Mangoni a Mengoni… che probabilmente stasera vincerà Sanremo. Così come diciassette anni fa qualcuno vinse il Festival mentre io avevo i lacrimoni dal ridere per La Terra dei Cachi. Vincerà Mengoni, o chi per lui, complimenti. Però noi Fave siamo un gradino più su… 🙂

PVD Social Oriented

Il tema delle PVD mi è caro e più volte è stato affrontato nel mio blog (eccone una breve e non esaustiva RACCOLTA). Per chi fosse digiuno dell’argomento, l’acronimo sta per Piccole Veline Domestica. Rappresenta il fenomeno dilagante, nell’era delle digitali prima e degli smartphone poi, per la giovane donna di fotografarsi (in genere da sole ma non è detto) in pose sexy o ammiccanti.
Normalmente ad uso e consumo privato ma ormai, nell’era dei social network, l’esibizionismo è al potere… e in casi come questi non è che ci dispiaccia.
Degli amici, lascio a voi giudicarne la moralità, mi hanno segnalato una pagina facebook dedicata a foto di fanciulle che indossano calze parigine. Ho subito cliccato sul “mi piace”, lascio a voi giudicare la mia moralità.
Da un esame più attento dei contenuti ho notato che accanto a foto di moda o comunque costruite professionalmente, c’erano anche molti contributi di fans della pagina. Fanciulle che hanno mandato la loro foto per farsi ammirare da tutti.

NB La foto è tratta dalla pagina facebook accessibile a tutti, ricercabile come “calze parigine”