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Il mood di oggi
A volte sembra il contrario ma apprezzo molto lo sceneggiatore della mia vita. Anche per i colpi di scena, spesso positivi, a volte pesantemente negativi, che mi riserva. Soprattutto apprezzo le coincidenze che fanno convergere l’attenzione su un certo concetto. Come nelle ultime 24 ore. Del resto Einstein diceva “Le coincidenze sono il modo di Dio per rendersi anonimo”.
Che poi, diciamolo, in questo periodo mi sento discretamente fortunato. So cosa valgo, so i miei difetti. Forse non molti mi vedono per quello che credo di essere ma quei pochi che lo fanno direi che mi bastano.
Il mood di oggi è comunque questo. Alla faccia di chi non mi vede, non mi ha visto, non mi ha fatto vedere. 🙂
Awkward: un post ospite
Ho fama di essere generalmente, almeno su certi argomenti, un first mover o quantomeno un tipo abbastanza aggiornato. Però comincio a perdere colpi: mi rendo conto di qualcosa di tendenza ma non riesco a capirci molto. Ecco che quindi cerco aiuto tra chi ne sa. Di recente continuavo ad imbattermi in rete nel termine awkward e sinceramente non mi sentivo in grado di parlarvene in modo compiuto. Allora ho fatto uno strappo alla regola, che mi vuole unico autore di questo blog, e ho chiesto ad una cara amica di spiegarmi meglio. Ne è saltato fuori il post qui sotto, che ospito con grandissimo piacere.
That awkward moment when…
Quel momento awkward in cui ti accorgi di… non sapere che cosa significhi awkward. O meglio, si capisce, dai. Tutti quei meme più o meno imbarazzanti di cui pullula la rete rendono il concetto abbastanza chiaro. Awkward è quel qualcosa che ti mette (lievemente) a disagio, ti infastidisce e ti fa storcere un po’ il naso. Tipo quando stai per salutare uno che credi di conoscere per strada e invece… ops, mi scusi! Aaaaaawkward -.-‘ (la faccina esprime bene la sensazione).
Di per sé, la parola è molto fica. A W K W A R D. Mai viste tante W vicine. E poi,signori e signore, una simpaticissima K in mezzo. Deriverebbe, secondo l’Oxford Dictionary, da awk, una parola dialettale che significa “all’incontrario/maldestro”, e il suffisso –ward che indica movimento (backwards, homeward, towards,…). Ora, io non so né quando, né come mai, ma è una parola molto fashion, trendy, a volte overused. Ops, molto di moda, di tendenza, a volte troppo usata. Aaaaaawkward -.-‘
Noi Italiani, come è noto, siamo molto suscettibili all’ inglese. Ci piace briffare, forwardare, ASAPpare, FYIare, check-in-are, boarding-pass-are, dowloadare, updatare e compagnia cantante. Ci crogioliamo nelle parole dal suono inglese (spesso usate in Italiano in maniera errata), fanno tanto businessman, CEO, manager. Ops, scusate ancora!
Io insegno inglese, e mi viene un po’ da ridere quando i miei alunni (tutti grandi, grossi e vaccinati) mi dicono “Io non so una parola di inglese”. Really? Ma non me lo dire. Non hai mai avuto un target nella vita? Nemmeno un’idea su dove passare il weekend e l’happy HOUR? Ma dai, dimmi di più del tuo non sapere nulla di inglese.
Io ho vissuto sia in UK che in USA, dove tutto è brilliant, sweet, cool, awesome (altra parola foneticamente degna di nota), lovely, beautiful, dove YOLO, tuttavia evito accuratamente, quando mi esprimo in Italiano, di usare troppo inglese. È sgarbato, macchinoso, fuorviante, complicato, dà spesso origine a misunderstandings. Ops, fraintendimenti. Aaaaaaawkward -.-‘
Awkward ha dalla sua il fatto di essere una parola un po’ awkward di per sé, per il suo suono complicato alle nostre orecchie, quindi non so quanto e quanto a lungo durerà al di fuori dei meme, però ce l’hanno fatta tante altre parole, perché questa no? Sarebbe awkward, no?
C’è un po’ ancora quest’idea che la lingua sia un qualcosa di fisso, immutabile, scolpito nella pietra, così come hanno deciso quei sapientoni della Crusca, gran dottoroni barbuti che passano i loro giorni tra libri e manoscritti impolverati nel buio di una biblioteca. E invece non è propriamente così. I linguisti, quelli veri, sanno benissimo che la lingua è un essere vivente, che cambia e si modifica secondo come ognuno di noi la cambia e la modifica a suo piacimento. Sono sicura che qualcuno di voi avrà detto qualche volta “bellerrimo”, sentendo un po’ un brivido lungo la schiena per aver detto qualcosa di SBAGLIATO (no, è divertente, dai, basta non abusarne!), oppure quanti avranno detto di essere stati a un brunch all you can eat. La regola, IMHO, è il buon senso. Il common sense, che non è comune, ma buono per noi Italiani. ‘Chi ha più buon senso, che l’adopri’ è una delle massime preferite di mia madre, e piace molto anche a me. Quindi, che ci si trovi in una situazione awkward o meno, stare attenti a come ci si esprime è segno di intelligenza, flessibilità e cultura. Evitare di far sentire gli altri awkward usando troppo inglese (solo per fare i fighi, per essere cool) è invece una cortesia.
P.S. Se tutta questa questione delle parole inglese di uso corrente in Italiano vi interessa, ecco un bell’articolo di Annamaria Testa da cui iniziare: http://nuovoeutile.it/parole-italiane-e-inglesi/
Discomusic
Di base non odio la musica dance. Nonostante odi ballare e le volte che sono stato in una discoteca si contano sulle dita di una mano (forse due) non odio a prescindere questo genere musicale. Certo, ci sono dei distinguo. Quella attuale veramente mi provoca reazioni cutanee allergiche ma del resto fatico a definirla musica. Quella anni 70 di base mi piace molto, anche se a quei tempi neppure c’ero. Però nella mia collezione alcuni cd del genere, acquistati quando erano attuali, ci sono. Un autore su tutti: Norman Cook, conosciuto come Fatboy Slim. Personalmente lo reputo geniale e, non chiedetemi perchè, mi viene sempre da associarlo a Nick Hornby. Oltre alle sue produzioni, molto brani di successo sono stati tali soprattutto per i suoi remix. Un esempio su tutti è Brimful of Asha dei Cornershop. Nella versione originale lo trovo di una palla clamorosa, nel remix mi fa venir voglia di cantare a squarciagola come un mantra “everybody needs a bossom for pillow”! 🙂
Il mio ego musicale ne esce ringalluzzito quando però vedo che Fatboy Slim viene invitato ad esibirsi più in festival rock che in manifestazioni dance.
Quale suo video proporvi? La scelta più naturale sarebbe stata Praise You, però oggi opto per Weapon of choice.
Per chiosare, potevo non citare gli Elio e le storie tese che, come è noto, hanno una canzone per tutte le occasioni? Ecco quindi Discomusic 🙂
Inutili caratteristiche della mia prossima ragazza
La donna ideale non esiste ma ogni tanto è bello giocare a “la donna che vorrei”. Giocare, sì, perché affronterò solo caratteristiche futili.
– Avere gli occhiali da Hipster, perché fanno tanto sangue.
– Saper giocare a “sasso carta forbice lizard spock” e se chiedete che è, non siete la donna giusta.
– Cantare a squarciagola Essere donna oggi, capendone l’ironia.
– Usare un sacchetto di negozio di intimo di pregio per portare la schisceta in ufficio
– Avere un rapporto coi videogiochi che vada oltre a Candy Crush
– Essere bionda, perché la mia ex non sopporta le bionde.
Una lettrice mi scrive…e io rispondo.
Oggi due cose totalmente distinte hanno operato una netta convergenza e…hanno generato questo post!
Il primo dei due eventi è il fatto che una lettrice seriale del blog mi ha chiesto più volte da dove derivi “il giorno della marmotta”.
Il secondo evento è che ogni tanto vado a ripescare cosa scrissi sul blog nello stesso giorno anni addietro. Il 2 febbraio 2011 scrivevo QUESTO POST su Il giorno della Marmotta.
Quale occasione migliore per rispondere alla lettrice? Visto che poi oggi E’ IL GIORNO DELLA MARMOTTA!
Il tutto si rifà ad un bel film di diversi anni fa “ricomincio da capo”, dove Bill Murray rimaneva bloccato in un loop dove riviveva sempre lo stesso giorno. Ci fu anche un remake italiano con Antonio Albanese protagonista.
Da qui il sottotitolo che ebbe per anni il mio blog che, se non erro, era “L’eterno giorno della marmotta di un armonizzatore”. Senza a stare a spiegare ora cosa sia un armonizzatore, il giorno della marmotta è quindi l’emblema delle routine, dei giorni che si ripetono sempre uguali nonostante i nostri tentativi di cambiare le cose.
I post di questa categoria riguardano quindi la mia quotidianità. Diciamo che è la categoria di default.
Soddisfatta della risposta cara lettrice? Ora però per espiare devi assolutamente guardarti il film.
PS Ecco un video in cui il nostro caro presidente del consiglio cita Il Giorno della Marmotta
Fossi Figo 2013
Questa canzone di Elio e le Storie Tese è una di quelle in cui mi sono sempre identificato di più. Oggi particolarmente mi sono ritrovato a ragionare su di un passaggio “mi vedete come un solitario ma a me piace stare con la gente”.
Tutto questo per dire che io mi sono sempre considerato così: uno a cui piace stare in compagnia ma viene percepito come un’orso. In questi giorni però riflettevo sul fatto che anche se non ho tante “conoscenze” e magari non ho una compagnia, nel senso letterale del termine, mi sto rendendo di avere un buon numero di amici veri, che senza far rumore sono al momento giusto al posto giusto. Probabilmente ne ho più di molta altra gente. Allora potrei anche chiudere con una citazione che potrebbe sembrare lugubre ma che in realtà è molto gioiosa se la leggiamo alla fine di questo discorso. “sol chi non lascia eredità d’affetti, poca gioia ha nell’urna” (ovviamente cito Elio che cita Foscolo)
Quindi vorrei ringraziare tutti gli amici veri, vicini e lontani. Anche gli inattesi.
Il nazionalpopolare è nazionalprovinciale
L’altra sera guardavo X-Factor, quanto di più nazionalpopolare ci sia sul pacchetto satellitare. Prima di ogni canzone c’è una breve clip con il concorrente. Michele è un ragazzo della squadra under 25 uomini a cui il suo giudice, Morgan, per questa puntata aveva assegnato il tema de “il tempo delle mele”. Michele, ragazzo peraltro molto intelligente, che ispira simpatia e ormai mio favorito a mani basse per la finale, spiegava quindi che questa canzone lo riportava alle botte sul muso sentimentali prese nel corso della propria adolescenza. Peccato che il ragazzo si sia dovuto imbarcare in un ginepraio lessicale per utilizzare solo termini di genere neutro. Il motivo è chiaramente uno solo: non (potere?) palesare la sua omosessualità. Se usi il termine “persona” quando “ragazzo” o “ragazza” sarebbero più naturali, il motivo può essere solo quello. Siamo ancora così provinciali? Eppure SKY ha dimostrato di poter trattare, in altri contesti, temi ben più scabrosi. Però nel “nuovo Sanremo”… E non diamo sempre la colpa al cattolicesimo, perché Niki Vendola ha sempre detto di aver trovato più difficoltà a confidare le proprie inclinazioni sessuali ai dirigenti di partito (e non faceva certo parte del msi) più che al proprio parroco. Trovo triste che proprio la società italiana sia ancora così arretrata. Che non vuol dire rovesciare la situazione tra la regola, intesa come comportamento più diffuso, e l’eccezione, ma dare a tutti la possibilità sia di esprimersi. Sia questa espressione il poter dire tranquillamente che si è gay, sia il poter dire che l’omosessualità non è accettabile per il proprio stile di vita. Non fatemi citare ancora voltaire. Sostenitori e detrattori, nel reciproco rispetto, meritano gli stessi diritti. Così come una persona dovrebbe sempre essere libero di esprimere quello che è.
Le terme come parabola sociale
Nei mesi scorsi mi è capitato di frequentare le Terme Milano con somma soddisfazione. Sia per la qualità del servizio sia per quello del people watching che si può fare e delle considerazioni che si possono trarre.
L’ambiente è dominato da due grandi lobby di poteri forti: la mafia delle coppiette e le sacre zitelle unite. Il primo gruppo, come è ovvio, si muove in due o in quattro, più difficilmente in sei o oltre. Sono la maggioranza e quelli che muovono l’economia, perché quelli con il maggior reddito e la maggior propensione alla spesa. Dopo di loro, in ordine d’importanza, vengono le sacre zitelle unite. Si muovono in gruppi omogenei di numero dispari, generalmente guidato da una femmina alfa. Stessa disponibilità finanziaria delle coppiette ma minore propensione alla spesa. Questo due gruppi esauriscono quasi totalmente gli avventori delle terme (e più in generale un certo tipo di vita sociale). Il resto? Manzi da monta e i Nerd non abitano qui.
E io dove sto? Bhè io osservato da posizione di maggioranza ma ora che sono finito tra i paria single non ci sto: perché devo essere inibito dal fare qualcosa solo per la mia situazione? Quindi o giovedì o venerdì me ne vado alle Terme Milano. Tié
