Archivi categoria: Canzoni

Stereo anni 60

In questo periodo sto ascoltando molta musica con gli auricolari. Visto che ascolto anche musica anni 60, soprattutto i Beatles, mi sono reso conto di come negli anni sia cambiato l’uso dell’effetto stereo. Agli albori sembrava quasi che, dimostrare la maestria tecnica con lo strumento, si divertissero a separare i suoni tra una cassa e l’altra. Ora invece si predilige nel 99% dei casi un suono più tonto e avvolgente, che dia la sensazione di centralità piuttosto che di divisione fra le due casse. Ecco. Vi ho illuminata con l’inutile elucubrazione del sabato. Finito il caffè, torno a lavorare 🙂

I’m just a Gigolo

Oggi già di mio ero, inspiegabilmente, di ottimo umore. Spotify deve aver percepito il mio umore perchè dalla radio basata sulla mia playlist “Rockettoni” ha tirato fuori questa fantastica “I’m Just a Gigolo” fatta da David Lee Roth. Nella mia ignoranza non conoscevo questa cover. La mia passione per lo swing è andata in sollucchero.

…che poi io sono tutto fuorché uno gigolo… 🙂

Per le strade di Francia

Mentre queste righe vengono pubblicate, io sarò in volo per Parigi. Lo so, vi ho rotto fin troppo con sto weekend e continuerò a farlo.
Un altro tema con cui vi rompo è Daniele Silvestri, che cito spessissimo in questo periodo. Anche per questa occasione ha una canzone:

 

Parigi, Parigi a me va bene per non tornare più così dicevi perché i miei occhi pieni di stazioni e chiese ritornassero blu
Le mani, le mani già lo sanno che non vivranno qui e, mi spiegavi, per questo vedi amore non si fermano un momento e tremano così.

perché le cose non vanno mai come vuoi tu anzi è più facile cambino ancora di più

Così io ti prendo per mano e ti porto con me perché a darsi un appuntamento che speranza c’è

Le strade, le strade dei francesi che non ho visto mai eh, ma se i sogni non li avessi già completamente spesi in quello che sai

perché le cose non vanno mai come vuoi tu anzi è più facile cambino ancora di più

Così io ti prendo per mano e ti porto con me perché a darsi un appuntamento che speranza c’è

E se Parigi è così immensa e tu non hai paura come me per queste strade di Francia io vengo con te

E allora adesso che ogni cosa ha un nuovo nome e questo nome me lo insegni tu com’è che vivo ancora tra una chiesa e una stazione e i miei occhi, i miei occhi non ritornano blu…

La voglia di ballare

Stasera ho visto “tutta colpa di Freud”. La risolverò in fretta dicendovi, da patito di commedie sentimentali, che è un filmetto più che discreto nel suo genere. Anche se non tutto il cast è all’altezza.
Però volevo di un’altra riflessione, ispirata un po’ dal metadone sentimentale del film, un po’ dalla stupenda canzone di Silvestri, che porta lo stesso titolo del film.

Io non ballo. Questo è un dato di fatto che ogni persona mi conosca puo’ confermare. Però non è che non mi piaccia il ballo in assoluto. Ci sono cose che considero ballo e cose che per me non lo sono. Diciamo che la disco attuale per me non ha dignità musicale e soprattutto l’ambiente disco (in modo particolare ora) mi genera una certa repulsione. Detto questo non mi sento portato per il ballo. Sono rigido, goffo e fondamentalmente timido.
Ci sono melodie però, come questa di silvestri, che mi fanno venir voglia di ballare. Quasi mai da solo. Ricordo che a volte con S. passeggiando la sera in una strada solitaria o nel salotto di casa, la prendevo per farla ballare. Un po’ per voglia ma anche perché lei ballava anche meno di me. Lo so, sono un po’ fetente.
Il succo qual’è? Che alla fine ho ancora voglia di aver voglia di ballare.

Un sabato sereno

Sono in ufficio. Senza il telefono che suona sono riuscito in due ore a fare molto di più che in intere mattinate. Il tempo è grigio, invidio un po’ gli amici in montagna ma sono stranamente allegro. Ora sistemo le ultime cose e vado in palestra, avendo sempre in testa questa canzone.

Buon weekend a tutti

 

Tutta colpa di Freud

Dopo “Prima di essere un uomo” (che da ieri è nel sottotitolo del mio blog)
Dopo “Le cose in comune” (che in questo periodo non mi pare il caso)
Dopo “L’y10 bordeaux” (che ho appena messo in un post)
Dopo “Le strade di Francia” (che finirà in un post mentre sarò a Parigi)

Soprattutto dopo “Testardo” ora “Tutta colpa di Freud”. Ma come fa Silvestri a raccontare così bene cosa mi passa dentro?

 

Com’è che ancora rischio l’infarto se…

Ieri sera, stupidamente, mi è preso un colpo vedendo un’auto posteggiata sotto casa mia. Non era un Y10 ma il concetto cambia poco. C’è che sono un fesso e c’è che della bella canzone di Daniele Silvestri il passaggio che meglio mi rappresenta è:

“…con un sorriso, vedi, che sto conciliando al vago senso che ho di averlo preso in culo”

Ciao Freak Antoni

Mi ero ripromesso di non fare più post in occasione della morte di qualcuno ma in questo caso devo fare una doverosa eccezione. Ho appena saputo della morte di Freak Antoni, cantante degli Skiantos. Per chi non li conoscesse, possiamo definirli il primo gruppo di rock (punk?) demenziale italiano. Oltre all’articolo di Corriere.it vi lascio con la loro canzone forse più ispirata, che se non erro a dato anche il titolo a una enciclopedia sul rock italiano anni 70.

Morto Freak Antoni, voce degli Skiantos.

Ciao Freak e come sempre “non cercare di distrarmi, io ci godo a scaccolarmi”