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Scie K
Dove K sta per kimike o killer, a seconda di quale filone di pensiero (se così possiamo chiamarlo) sia il vostro.
Fatto sta che sabato mattina, uscendo dalla palestra, ho alzato gli occhi al cielo e ho visto questo incrocio magico. Tra me e me ho pensato: chissà quanti complottisti hanno avuto un orgasmo solo vedendo una roba del genere…
Chi cerca pubblicità?
Premessa: per i motivi che poi capirete, il post manca dei riferimenti diretti alla persona di cui si parla.
Le testate online hanno dato grande risalto ieri alle farneticazioni di una donna, con circa 3000 follower su Twitter, che diceva che i tibetani si erano meritato la sciagura che li aveva colpiti. Nessuno ovviamente si merita una cosa del genere, quali possano essere le colpe che qualcuno gli attribuisca. Per quanto possano essere opinabili le motivazioni che si addicono per incolpare un intero popolo. Sono comunque passato sul suo profilo Twitter per capire meglio e mi sono stupito di come questa donna accusasse chi la insultava o parlava male di lei non tanto per gli epiteti usati quanto per il fatto che cercasse pubblicità. Ma non è forse lei, che pure tronfia dei suoi 3000 follower fino a ieri era una emerita sconosciuta, ad aver montato sto casino solo per farsi pubblicità?
Grazie ma…
Ieri, 25 aprile, era il mio onomastico. Ringrazio tutti quelli che mi hanno fatto gli auguri. Sinceramente. Però io non professo la fede negli onomastici. Lo faccio fondamentalmente per coerenza: non mi ricordo gli onomastici altrui perché non ho voglia di ricordarmeli. Che senso ha festeggiare il giorno abbinato al tuo nome? Mah… Quindi non mi aspetto che la gente si ricordi il mio. Tutto qui.
Disfattisti da Expo e leggende metropolitane
Il passatempo preferito che si sente nei chiacchericci (per esempio mi sto imbattendo in diverse discussioni del genere sui mezzi pubblici) è parlare male dell’Expo e di come Milano sia impreparata all’evento. La cosa mi da parecchio sui nervi perché quasi sempre le argomentazioni sono populiste, infondate e talvolta alquanto fantasiose. Oggi stavo quasi per inserirmi nel discorso di due desperate housewife di zona corso Magenta. Una delle due diceva all’altra che un famigerato marito di un’amica, che lavorava “in azienda” era molto preoccupato per quello che sarebbe successo. Chiosava dicendo che “a Londra, quando hanno fatto l’Expo, le società si erano attrezzate per il telelavoro”. Mi piace sempre vedere come la realtà si distorga fino a diventare finzione. L’Expo di Londra è stata nel 1851. Magari si riferiva alle olimpiadi quando in effetti alcune finanziarie si erano organizzate così. Molto poche comunque e tra l’altro si era anche detto che c’era chi aveva messo brandine in ufficio. Tutte cose che non mi risultano. Perché non possiamo semplicemente provare a essere un po’ orgogliosi e dare l’impressione di avere un briciolo di orgoglio nazionale?
Sclero da rondò
Da quando vivo a Pero sono abituato ad essere assediato da cantieri. Prima la nuova fiera, poi la metropolitana, ora l’Expo. A questa tornata i lavori stradali mi stanno veramente tirando scemo. Per fortuna che uso poco l’auto in settimana perché lo svincolo di Molino Dorino e una novità ogni volta. Il peggio però sono i lavori su via gallarate. Credo che ormai sia il tratto di strada a maggior densità di Rondò al mondo. Se la prossima volta che passo mi trovo un cantiere che ne prepara un altro, credo che il protagonista di Un giorno di ordinaria follia passerebbe per un soggetto solo vagamente polemico.
E ora una canzone a tema…
Il mercato non perdona – 2
C’era una volta in piazza Virgilio (in centro a Milano, tra Cadorna, Conciliazione e Santa Maria delle Grazie) una panetteria classica, di quelle che sono uguali da decenni. Panini, focaccine, qualche panino per la gente degli uffici e l’immancavile frigo per il latte e qualche bibita fresca. Un giorno dall’alta parte della piazza aprirono un’altezzoso fornetto. Stile minimal, panini bio o comunque non il solito pane, muffin e torte in stile americano. Bello ma tra me e me non gli davo un anno di vita. Ben presto le quantità sui banconi hanno cominciato ad assottigliarsi, non perché ne vendessero molte ma perché ne facevano poche perché se no gli rimanevano sul groppone. Poco più di sei mesi e quello che ne resta lo vedete nella foto qui sotto. Inutile dire che la storica e poco trendy panetteria continua tra alti e bassi (come tutti) la sua attività.
La sindrome del mercoledì
L’evidenza empirica del mio passato lavorativo mi ha insegnato che, senza apparenti motivi logici, le peggiori grane mi arrivano sempre il mercoledì.
Oggi è martedì ma devo amaramente constatare che questa settimana ha già avuto due mercoledì.
Giusto ieri un collega, col quale condivido una pratica alquanto problematica, ha chiosato il nostro discorso con “cambiamo lavoro?” io ho risposto “ma no dai, è divertente” lui mi ha dato del pazzo ma in fondo devo continuare a ripetermelo nei momenti “da mercoledì” così forse me ne convinco.


