Archivi categoria: Uncategorized
La maledizione lavorativa di capodanno
Da sempre sono abituato a non tirare particolarmente tardi la sera in ufficio. Le eccedenze lavorative preferisco in genere gestirle con i sabati mattina lavorativi. Questo, da un paio d’anni a questa parte, ha una preoccupante eccezione: la settimana di capodanno. L’anno scorso il 30 avevo lavorato fino a tarda sera coi colleghi e il 31 fino alle cinque del pomeriggio, per colpa di un Concordato Preventivo. Quest’anno tutto sembrava risolversi al meglio: alle 17.30 del 29 dicembre mi preparavo a uscire, con i documenti per una riunione la mattina dopo. Il 2015 lavorativo doveva concludersi così. Invece no. Ieri è scoppiata una magagna. In ufficio fino alle 23.30, oggi trasferta verso Bergamo a raccogliere una firma e riunione di oggi spostata a domani. Ottimo direi.
La grande bigia bianca delle distanze
C’è una grande bugia che ormai è universalmente accettata e sdoganata: le distanze segnate suo carrelli pubblicitari dei locali. Quando vedete un cartello, come quello in foto, che indica 100 metri, saranno sempre di più. Io in genere applico un moltiplicatore di 3,5. Però si sà e va bene così.
Sì, lo so, è un post inutile però mi andava di farlo 🙂
Un augurio
Natale è arrivato. Perché poi questo il Natale è: un arrivo. Vi auguro di avere al vostro fianco chi è importante per voi. Sia la famiglia, gli amici o la persona che amate.
Qualcuno risvegli la Forza
Ieri sera sono andato a vedere il nuovo Star Wars: il risveglio della forza. Con grande fatica sono riuscito ad arrivare al cinema senza avere grosse informazioni in merito. Però ora, come tutti, sento il bisogno di dire la mia, nonostante non sia un grande esperto di cinema. Per evitare qualsiasi rischio di spoiler, mi limiterò ad una sorta di tweet in cui condenso la mia… Delusione:
L’impressione è che J.J. Abrams abbia tentato un’operazione tipo quella di Star Trek, con esiti molto molto molto più modesti. Chiamatelo sequel se volete, ma puzza molto di reboot.
Toponomastica di paese
rIeri ero a trovare il mio vecchio parrocco ad Acquate, un sobborgo (una volta paese) di Lecco. È un luogo altamente manzoniano che si riflette anche nei nomi di molte vie. Sbagliando però una svolta, mi è caduto l’occhio sul nome di una strada: via Paolino dei morti. La mia fantasia allora è partita immaginando l’origine del nome. Lì viveva il becchino di una volta? O forse quello che chiamavano per vestire le salme dopo il decesso? Oppure un noto serial killer? Certo che nei paesi si trovano nomi molto più fantasiosi e affascinanti rispetto alle nostre città
Nel dispetto delle tradizioni (reprise)
Un’altra tradizione che questo Natale non ho rispettato, oltre a quella dell’apertura dell’artigiano in fiera, è legata agli addobbi a casa mia. In genere il mio albero viene fatto da una donna. La tradizione fù inaugurata dalla mia ex siciliana, che un anno salì a Milano 48 ore per farmi l’albero (e non stavamo già più assieme). Da allora solo un anno non ci fù una volontaria e allora il mio abete di plastica rimase in cantina. Ma quest’anno no. Lo spirito natalizio ha vinto la pigrizia e, per i miei canoni, mi è venuto pure bene.
X-Factor e la tempesta perfetta
o, ha rasentato la perfezione del genere. Eliminato il corpo estraneo tra i giudici, inserita Skin e richiamato Elio, la versione italiana del talent è stata la prima a presentare solo cantanti a guidare le squadre. Il secondo elemento è stato l’inserimento dei gruppi “veri” e non solo di quelli vocali. Credo che in Italia la maggior parte di chi faccia musica lo faccia in questa forma, era quindi a
nacronistico lasciarle fuori e la qualità di questa categoria nel corso della gara lo ha dimostrato. Ultimo elemento è l’alchimia che pare essersi creata tra i concorrenti. Senza polemiche e invidie (apparenti) la competizione non è comunque scaduta nel buonismo. A questo punto il dilemma della produzione sarà “replicare o innovare?” Entrambe le strade sono altrettanti difficili e rischiose dopo un successo come quello 2015.



