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X-Files: ci avevo visto giusto
Attenzione: il pezzo potrebbe contenere qualche piccolo spoiler.
Ieri sera Fox ha trasmesso le prime due puntate della nuova miniserie (se ho capito bene saranno dieci puntate) di X-Files. I sospetti che vi avevo manifestato sulla trama si sono rivelati fondati: Mulder si rende conto che gli Ufo sono una montatura per nascondere i poteri forti, il governo ombra che tutto controlla e tutto vede. Una perfetta analisi di mercato: negli anni ’90 l’ufologia ebbe uno dei suoi apici, oggi non se la fila più nessuno e invece il complottismo spopola. Nella prima puntata ad un certo punto c’è un monologo che, bicarbonato che cura il cancro a parte, racchiude tutti i maggiori cavalli di battaglia complottisti.
Per ora la serie mi piace, vediamo come prosegue.
I duri dei telefilm polizieschi
Ok, sarà per esigenze televisive, per le quali i protagonisti devono sempre riconoscibili, ma c’è una cosa in particolare che mi è sempre sembrata assurda nei polizieschi. Quando in telefilm come Criminal Minds ci sono irruzioni in qualche edificio, perchè le forze speciali hanno sempre supertute, giubbotti antiproiettile, casco, occhiali, fucili d’assalto e i protagonisti (che entrano praticamente assieme, spesso anche prima) hanno un giubbottino che non li protegge neanche dal raffreddore e una pistola ad acqua?
Avranno pagato i diritti?
Ieri sera su Fox guardavo Crisis. Ad un certo punto per introdurre una scena in cui due militari venivano interrogati all’interno di un ospedale, ecco che appare l’inquadratura che vi riporto in foto. Ma io quell’ingresso, quel palazzo, l’ho già visto… È il pirellone! Torno indietro con le immagini, faccio uno stop e non ho più dubbi. Inoltre quello sulla sinistra sembra proprio un poliziotto italiano! Chissà se hanno pagato i diritti per far figurare un pezzo di Milano nella zona di Washington D.C.!
Ps ci ho messo tre puntate a capire che la bionda over 40 che mi sembrava di aver già visto era Gillian Anderson, la Scully di X-Files…
Telefilm e luoghi comuni sugli italiani
Ieri sera guardavo su Fox la nuova puntata di Agents of Shield, telefilm Marvel che non ho ancora capito se mi piaccia o no. Alcune scene erano ambientante su un treno italiano e negli unici due personaggi nostrani presenti sono emersi un po’ di luoghi comuni. Anzi, soprattutto uno. Entrambi quando parlavano gesticolavano fastidiosamente. Onestamente non conosco molte persone che lo facciano ma forse in altre zone d’Italia sarà così. Certamente se voglio rappresentare un italiano, con poca spesa e tanta resa, è la prima cosa che gli fanno fare.
Meritevole di menzione anche il nome della linea ferroviaria: Rotaia Italiana. Credo che abbiano impiegato cinque secondi e il traduttore di google per farlo.
Meritevole di menzione invece il cameo di Stan Lee.

Sei gradi di social network
La teoria dei sei gradi di separazione, da cui anche un bel film con un giovanissimo Will Smith, spiega che tutte le persone di questo mondo sono ricollegabili attraverso una catena di massimo sei persone. Touch? Qualcuno di voi ha nominato Touch? Il nuovo telefilm interpretato da Kiefer Sutherland. La storia è quella e già qui c’è un primo incrocio strano perchè nel film di cui sopra recitava Donald, padre di Kiefer. Ma non è di questo di chi vi volevo parlare.
In questo periodo di social network capita di saltare di contatto in contatto e qualcuno ti capita di aggiungerlo anche se non lo conosci direttamente.
Poi capita come ieri mattina quando ti arriva la notifica che una persona ha sottoscritto il tuo blog per seguirlo stabilmente. Pensi ci sia arrivata in chissà quale modo. Poi passi su twitter e scopri che quella stessa persona sei tu che la segui su quel social network. Allora scavi nella memoria e provi a capire quali gradi di separazione ti hanno portato lì. Ma non ci riesci. Insomma, giovane giornalista di Cremona, come ci siamo incrociati? 🙂

