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Oggi questa canzone non si sarebbe potuta scrivere

Rapput è stato un tormentone del 1991. Scritta da Rocco Tanica e Claudio Bisio e interpretata da quest’ultimo. Personalmente, la conosco a memoria.

La riascoltavo (e cantavo) l’altro giorno e pensavo che oggi non sarebbe mai potuta esser un successo o, più che famosa, sarebbe diventata famigerata. Il motivo? Una certa deriva del politicamente corretto. Non fraintendetemi, certi temi sono gravi e pesanti. I passi avanti fatti in questi campi sono importanti e, paradossalmente, comunque non ancora sufficienti.

La canzone rientra nel filone demenziale ed è fortemente ironica, ci sono però elementi che oggi non sarebbero letti come tali da molti. Intanto il fidanzato/protagonista della canzone si rivolge alla controparte con un epiteto sessista (da qui il titolo Rap-put che non devo certo spiegavi).

Infine si chiosa con una minaccia di sfigurarla con un saldatore. Badate bene, non sto certo demonizzando questa canzone, anzi. Dico solo che certe riletture storiche, non dovrebbero essere fatte un tanto al chilo.

Quindi, continuerò a canticchiare Rapput e, se mi capiterà, guarderò “Via col Vento” (che, lo ammetto, non ho mai visto).

“W il lupo!” …ma anche Sto c***o!

Guardando la scorsa edizione di X-Factor ho notato una preoccupante diffusione di un modo di dire: al classico “in bocca al lupo”, quasi tutti i trendy-politically correct-bioecosucati concorrenti del talent show rispondevano “Viva il lupo” in luogo del solito “crepi”.

Ma perchè?

Siamo delle così brutte persone noi che ancora orgogliosamente auguriamo al lupo di passare a miglior vita?

La trovo una di quelle forme di politicamente corrette che lasciano veramente il tempo che trovano. Un perbenismo di facciata che sinceramente stento a capire.

Il politicamente corretto di Hay Day

Giocando su iOs, capita spesso di essere costretti a vedere spot di altri titoli. Uno dei più insistenti da questo punto di vista è Hay Day, un clone di Farmville.
Già questo basterebbe per catalogarlo come agghiacciante. Ci sono però altri aspetti emersi dallo spot. Lo stile grafico è simpatico e fumettoso (ovvero: decerebrato). Gestendo però una fattoria, capita che agli animali si facciano cose non sempre piacevoli. Come ovviare senza sperdere la mononeuronica giovialità e senza urtare la sensibilità dei più? Prendiamo l’esempio dell’allevamento di maiali. La soluzione trovata è quella di infilare gli animali grassi in una sauna, estrarre la pancetta e farli uscire magri. Diseducativo, agghiacciante e che dà ragione ai vegani.

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