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Oggi questa canzone non si sarebbe potuta scrivere

Rapput è stato un tormentone del 1991. Scritta da Rocco Tanica e Claudio Bisio e interpretata da quest’ultimo. Personalmente, la conosco a memoria.

La riascoltavo (e cantavo) l’altro giorno e pensavo che oggi non sarebbe mai potuta esser un successo o, più che famosa, sarebbe diventata famigerata. Il motivo? Una certa deriva del politicamente corretto. Non fraintendetemi, certi temi sono gravi e pesanti. I passi avanti fatti in questi campi sono importanti e, paradossalmente, comunque non ancora sufficienti.

La canzone rientra nel filone demenziale ed è fortemente ironica, ci sono però elementi che oggi non sarebbero letti come tali da molti. Intanto il fidanzato/protagonista della canzone si rivolge alla controparte con un epiteto sessista (da qui il titolo Rap-put che non devo certo spiegavi).

Infine si chiosa con una minaccia di sfigurarla con un saldatore. Badate bene, non sto certo demonizzando questa canzone, anzi. Dico solo che certe riletture storiche, non dovrebbero essere fatte un tanto al chilo.

Quindi, continuerò a canticchiare Rapput e, se mi capiterà, guarderò “Via col Vento” (che, lo ammetto, non ho mai visto).

Tutti quelli che ritornan dalla Grecia 

Sia nel volo di andata che in quello di ritorno abbiamo fatto scalo ad Atene. Visto il periodo è visto la città, era inevitabile che vi postassi “Rapput”. Anche perché il peoplewatching tra aeroporto e volo non faceva altro che confermare tutte le tesi del testo.

 

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