Archivio dell'autore: Puck74
Io e Amazon
Lo so… applicano una politica fiscale abbastanza libertina e discutibile
Lo so… questo gigantesco mostro economico distrugge il tessuto della piccola e media distribuzione
Lo so… è anche vero che hanno prezzi che quasi nessuno puo’ contrastare
Però la verità è che la comodità dell’ordinazione e l’ampiezza del catalogo ne fanno la mia salvezza per riuscire a fare buona parte dei regali di Natale senza muovermi dalla scrivania.
Identikit autunno 2013
L’identikit della fanciulla milanese trendy dell’autunno 2013 è presto fatto:
– Capello lungo e liscio
– Leggins
– Stivaletto basso (meglio se borchiato)
– Eventuale cappellino alla Parappa the rapper
Hey tu signora… (People watching metropolitano)
Hey tu signora ben oltre i 60, che ti accompagni con un marito di età proporzionalmente adeguata. Non ti rendi conto che coi leggins e gli stivaletti borchiati sei ridicola?
Hey tu signora oltre i 50, con fare sinistroide disilluso dalla vita, che ti accompagni con un extracomunitario sotto i 30 anni. Scusa ma non ci credo sia amore vero. Malfidente io.
Hey tu signora over 70, attaccata come un bradipo al palo di sostegno. Posso accettare che ti offra il posto, più volte, e tu lo rifiuti ma se poi appena mi alzo ti siedi, col tuo stupido orgoglio ti ci puoi pure affogare.
Ok, troppo inviperito oggi? 🙂
Empatia
Nella vita l’empatia è importante, soprattutto se hai a che fare con la clientela in un modo piuttosto personale. È importante per un commercialista come me, così come lo è per un avvocato. A maggior ragione è fondamentale per un medico. Ho avuto a che fare con tanti di loro, nella mia vita. Ognuno col suo approccio. Dai più distaccati agli amiconi, dai professionali ad oltranza a quelli con il sorriso forzato di quello (o quella) a cui hanno insegnato che si deve trasmettere positività a tutti i costi. Tutto questo per dire che alla dottoressa che mina fatto la visita di controllo oggi, avrei tirato una testata. Con simpatia 🙂
Springsteen and I
Ieri sera ho visto il documentario prodotto da Ridley Scott su Springsteen ma soprattutto sul rapporto coi suoi fans. In pratica è stato chiesto ai fans di tutto il mondo di mandare contributi su cosa fosse per loro il boss. Questi sono stati poi montati con clip dei concerti e un paio di altri passaggi un po’ più montati professionalmente su alcune storie particolari. Sarebbe stato facile cadere nello stucchevole o nel patetico, come per esempio il famigerato messaggio “grazie Micheal Jackson” che ha spopolato su youtube. Il tono invece si mantiene brillante e coinvolgente, puntando soprattutto sull’intenso legame che Springsteen crea con gli spettatori durante i suoi live. Io stesso sono nato come fan live del boss, più che come suo assiduo ascoltatore. Ormai ho sei concerti alle spalle e ogni volta che ne ho occasione vado a vederlo con entusiasmo. L’ultima volta ho portato una persona che quasi nulla conosceva del repertorio ed è uscita da San Siro stregata dall’energia dello spettacolo. Consigliato, il documentario, anche a chi non lo conosce bene.
Ora datemi del razzista
Scusatemi. Non capisco una cosa. Spesso sentiamo dire che i rom vogliono l’integrazione. Che dobbiamo sentirci responsabili per la loro situazione precaria. “casa e lavoro” si urla più per loro che non per altri.
Però allora perchè, una volta sgombrato un campo e viene offerta ospitalità in un centro di accoglienza (= un tetto sulla testa e pasti caldi), loro rifiutano?
Quando le autorità visitano certe realtà si fa in fretta (da ambo le parti) a dire di volere l’integrazione. Però questi eventi e la non scolarizzazione dei propri figli a me fa pensare che tutta questa volontà non ci sia.
Confessioni di un recensore di melma
Prendo a prestito, rivisitandolo, un titolo del grandissimo Philip Dick per fare una confessione, per la quale verrò marchiato dagli amici che ancora lavorano nell’ambiente videoludico: io sono diventato un casual gamer. La Ps3 ormai la accendo solo per le sfide con amici, in fondo è sempre stato così. Ora però, soprattutto da quando ho l’ipad, il mio gusto videoludico è diventato molto più mordi e fuggi. Non vuol dire che passi meno tempo a giocare. Anzi, il mobile e la fruizione in brevi sessioni mi fa anche giocare di più. È solo che se devo pensare di dovermi mettere lì, per esempio una sera, per dedicare tre ore ad un gioco la voglia non mi viene, anche perché magari per finire quel gioco dovrei fare dieci sere così. A pensarci bene però allora forse sono sempre stato così. Ho sempre giocato a videogiochi sportivi, la cui partita per definizione è limitata come durata, e poco altro. Ok, tutto bene. Ero un videogiocatore di melma da sempre.

