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Parigi in solitaria
A parte quando ci venni in gita scolastica agli inizi degli anni novanta, è sempre capitato venissi a Parigi da solo, ancorché a trovare degli amici che abitano qua. Questo nonostante le mie ultime storie meritevoli di questo nome, siano tutte legate a un qualche modo a questa città. Venire a Parigi da solo è come andare a Praga con la fidanzata, cosa peraltro fatta e che non avrebbe comunque cambiato la mia interazione con le fanciulle locali, che sarebbe stata nulla. Girare per la capitale francese da solo, passando tra musei, stazioni e chiese, con la musica in cuffia, ha un non so che di affascinante e interessante. Non nego che questo sia vero ma penso anche che amplifico questa sensazione, perchè in fondo sono nella città dell’amore e devo fare un po’ come la volpe e l’uva.
A spasso per una Parigi prettamente Uggiosa
Ovvero: pensieri sparsi, raccolti male, usciti dalle diverse giornate in giro per Parigi (ma che non meritavano, a mio insindacabile giudizio) di essere sviluppati all’interno di un post tutto loro.
– i parigini hanno alcune abitudini per le quali sono molto più imbruttiti dei milanesi. Sulle scale mobili si distinguono tra chi cammina e chi corre. Chi si ferma è perduto.
– la regola d’oro delle all stars bianche vale anche qua.
– le donne francesi raramente si fanno le sopracciglia e sospetto una loro parentela col front man del mio gruppo preferito…
– i parigini, sia chi lavora nei locali che quelli coi quali ho avuto modo di interagire per strada, li ricordavo molto più scostanti e meno cordiali.
Lo so, non è molto come considerazioni, ma considerate appunto che sono quelle residuali rispetto a quelle diventate post veri e propri 🙂 Ne ho ancora un paio già pronti ma ve li proporrò nei prossimi giorni. Ora sono in aeroporto che aspetto il mio volo, con le canoniche due ore di anticipo, per sentirmi a posto come uomo ansioso 🙂
Ricevere complimenti in giro per il mondo
Quando giro per il mondo ormai c’è una costante: ricevo complimenti sempre per lo stesso motivo.
Per la mia bellezza e il mio inconfondibile fascino italiano? Eh magari!
Per la mia padronanza delle lingue che mi cosentono di destreggiarmi in qualsiasi situazione? Eh no, purtroppo!
Per il mio zaino di Originale di Wimbledon? Ebbene sì. Essendo un prodotto così di nicchia è quasi una testimonianza che io ci sono stato. Che tu sia l’impiego ti del guardaroba di un museo di Wellington, un turista americano a Las Vegas o, come ieri, il commesso di un Levi’s store di Parigi, sentirai il bisogno di attaccare bottone per complimentarti e provare a parlare di Tennis. Peccato che per il fatto che, per il punto due di cui sopra, la mia interazione è sempre minima.
Della fruizione museistica 3 (e poi basta)
Concludo la trilogia di post sui vari pensieri che mi sono passati per la testa durante le numerose visite ai museo che ho fatto in questa trasferta Parigina.
Una cosa che mi ha sempre fatto molta invia, quando vado a una mostra, è vedere gli studenti, in genere di Belle Arti, che fanno i loro schizzi guardando un quadro o una scultura. È un modo che trovo molto affascinante di godere l’arte, di fissare a modo tuo quello che questa opera ti trasmette. Io al massimo posso fissarlo nella memoria. Il che vuol dire, conoscendo la mia memoria, che posso al massimo prendere degli appunti sulle sensazioni che un’opera mi trasmette.
Comunque invidio chi ha questa possibilità di fissare così un ricordo, anche perchè sono sempre in genere un filo geloso di chi ha delle doti artistiche, dato che io ne sono piuttosto sprovvisto.
Della fruizione museale 2
Ieri sono stato al museo di Rodin. Opere a parte, sono stato colpito da due cose. La prima è stato imbattermi in una visita guidata dedicata ad un gruppo di non vedenti. In effetti la scultura è un tipo di arte di cui può fruire anche chi ha questo tipo di disabilità. La guida infatti gli descriveva le opere e i bozzetti consentendo di toccarne alcune, in genere le opere in bronzo che, rispetto a quelle in marmo bianco o in gesso, risentono meno del contatto. Ho trovato la cosa molto bella.
La seconda cosa che mi ha colpito? Che domande: ve ne parlo in un prossimo post.
Della fruizione museale
Complice il pessimo clima, in questi giorni parigini mi sono dedicato e mi dedicherò particolarmente ai musei. Mi rendo sempre più conto che visitare un’esposizione è come passeggiate in montagna: ognuno ha la sua andatura e se la so snatura, andando più lento o più veloce per stare al passo con altri, non è la stessa cosa. Ecco perché alle mostre mi piace andare da solo o, almeno, nel corso della visita ci si separa e ci si aspetta in fondo. Sì, sono sempre più orso…
Spigolature di viaggio
Alcuni pensieri sparsi, raccolti tra Milano e Parigi.
– Per quanto ci provi, non riesco a non arrivare in aeroporto drammaticamente in anticipo. Sulle carte d’imbarco Easyjet scambio sempre l’orario di boarding con quello di partenza.
– Il volo per Parigi è fastidiosamente (per me e per la mia attuale situazione) pieno di coppiette. In genere la femmina è dominante, sui voli per Londra invece si trovano generalmente coppie col maschio alfa.
– guardo con malcelato senso di superiorità gli altri viaggiatori, soprattutto se giovani, che ancora stampano la carta d’imbarco. Luddisti!
– i nuovi aerei easyjet, coi sedili più sottili, sono davvero comodi anche per uno alto come me. Meglio di tanti altri voli più prezzolati




