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Vita di paese

Per uno come me, cresciuto in un casermone di periferia (oddio, una periferia tra le migliori imho ma pur sempre la periferia di una metropoli), vivere ora in un paesello, anche se non particolarmente bucolico, è stato una piacevole scoperta di tutta una serie di prossimità umane.
Il messo comunale mi conosce per nome e se devo ritirare qualcosa mi telefona in ufficio. L’impiegata delle poste sa già i giorni in cui probabilmente passerò perchè vede arrivare le numerose raccomandate che Equitalia mi manda (quale curatore fallimentare, eh!). I pizzaioli mi riconoscono.

Certo, anche nei quartieri puo’ avvenire ma, soprattutto quando si ha a che fare con gli enti pubblici, in genere questo si perde nel marasma di persone servite da un medesimo ufficio.

Di sicuro uno dei motivi per i quali difficilmente tornerei sotto Milano, nonostante sia un “Proud F205”!

Non poteva che essere mia

Sono un Nerd con la passione dei videogiochi. Bhè, in fondo trovatemi un Nerd che non abbia questa passione. Inoltre, come vi raccontavo di recente, sono anche nato e  cresciuto (orgogliosamente) in periferia. Quando ho scoperto che un brand di magliette dedicate alle varie zone di Milano, ne aveva fatta una per la mia zona (Gallaratese), ispirata a un noto videogioco… Non potevo che prenderla. Anche se non sono un grande amante delle t-shirt nere. Stasera so cosa mettere per andare in palestra.

Nato ai bordi di periferia…

…dove i tram non vanno avanti più.

Così cantava Eros Ramazzotti quando andavo alle medie. Scuole medie di periferia perché lì è dove sono nato, sono cresciuto e ancora vivo. Anche se ho dovuto mettere I n piede fuori Milano. Mi è capitato di recente di discutere sui pro e sui contro del vivere in centro rispetto a zone più defilate e mi sono trovato quasi stupito di quanto io preferisca la periferia. Un po’ per ceto sociale un po’ per abitudine e comodità. Motivazioni pratiche? Gli spazi, la comodità uscire da Milano senza perdere un’ora, un po’ di verde, la comodità dei superstore. Certo nelle mie convinzioni sono certamente influenzato dall’esser cresciuto in un quartiere, il gallaratese, che non ha mai goduto di una buona fama (retaggio più degli anni 60 che di una situazione attuale) ma che reputo comunque una delle migliori periferie di Milano. Certo, un po’ Tamarra ma se vogliamo meglio così che l’altezzosa supponenza del centro. A riguardo… Ecco qua:

 

Noi non eravamo così

Di recente mi è capitato di far rivedere a una persona il video che trovate qui sotto. Ebbe un discreto successo virale mesi fa. Lo guardo e penso: no solo noi non eravamo così, anche i nostri tamarri non erano così? Sarà che a riguardare il passato si è sempre un po’ indulgenti, sarà che forse è davvero così. Fatto sta che la cartina di tornasole di questo fenomeno legato alla zona in cui sono cresciuto è stata la costruzione del Centro Commerciale Bonola. Prima era solo il Gallaratese (o il Galla), quartiere di periferia con una fama non eccezionale, retaggio degli anni 70, ma che già negli 80 era per me una delle periferie più vivibili di Milano. Verde, Metropolitana e poi… Forse il primo centro commerciale all’interno dei confini milanesi. Fino ad allora Bonola era una fermata quasi dimenticata dai più. Dopo il centro è diventato il nuovo termine per identificare un intero quartiere. Giusto così. La forza del mercato.

Prima del video incriminato, anche un link ad un sito di “orgoglio gallaratese” 🙂

 

Un accenno di primavera

Ieri sera, verso le 23, ho fatto a piedi il tratto tra bonola e Pero. Si stava veramente bene. A parte il fatto che sono sempre più convinto che si tratti di una delle zone di periferia meno pericolose e più vivibili, c’era un piacevole tepore e un discreto profumo nell’aria. Vuoi per le pioggie insistenti di questi giorni che hanno abbattuto lo smog, vuoi per le prime fioriture delle piante, l’aria era quasi respirabile. Nonostante quello che pensano molti, Milano non è quell’inferno che molti descrivono.