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La fotografia: democraticità, tecnica e… culo

Da sempre considero la fotografia la forma di arte e di espressività più democratica al mondo. Chiunque vi si puo’ avvicinare senza grosse difficoltà. Al mondo d’oggi chiunque fa foto. Molto spesso fa troppe foto. Poi c’è chi è portato e chi no. A chi le belle foto riescono spesso, a chi molte meno. Come tutte le arti, ha anche una sua tecnica e, inevitabilmente, se si vuole praticarla, bisogna conoscerle. Poi c’è anche la botta di culo.

Qui entra in gioco la foto qui sotto, probabilmente lo scatto per il quale sto ricevendo i maggiori complimenti.

E’ stata scattata a Christchurch, in Nuova Zelanda. Si tratta di un gigantesco murales. Io ho fatto di tutto per cercare di fotografarlo senza auto davanti ma era quasi impossibile. Alla fine ho cercato di mettere l’inquadratura a filo col muro e ho scattato. Non mi ero neppure accorto che l’effetto ottenuto è che la signorina sembri accovacciata sul camioncino. A farmelo notare, gli altri membri del circolo fotografico che frequento, quando presentai questa foto per la mostra Street Art. Una prima volta la mostra fu proposta (credo nel mezzo del centro commerciale Bonola) e tutto finì lì. Qualche settimana fa la mostra è stata riproposta nella biblioteca di zona e il circolo ha scelto la mia foto per la locandina della nostra. Ovviamente il mio ego se ne pavoneggiava tra sé e sé, anche se sapevo che buona parte dei meriti di questo scatto erano del tutto casuali. Ora la mostra è finita e la mia foto è risultata la più votata, cosa che mi è valsa un libro fotografico (bello peraltro). Insomma… uno si impegna a fare foto e poi i suoi meriti vengono riconosciuti per una foto puramente casuale…

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Il temutissimo Daspo Urbano

Il Daspo (o la Daspo) è quel provvedimento, in genere comminato in ambito sportivo, per la quale ad un soggetto viene vietato di recarsi allo stadio/palazzetto per un certo periodo di tempo.

A Milano è stata comminata la prima sanzione del genere a tre writers spagnoli. Andiamo con ordine.

La questione writers è annosa. Se da un lato lo stesso Comune ha previsto “muri liberi” dove le opere possono essere eseguite, dall’altro c’è il sacrosanto diritti di non vedere imbrattate proprietà private, come i treni o i vagoni della metropolitana.

Come mai writers spagnoli vengono a Milano? Semplice: qui da noi essere colti in determinate attività non è un reato penale, come invece è in altri paesi. Ecco che quindi importiamo anche questo tipo di attività…

Ora col pugno di ferro parte la temutissima Daspo Urbana. A cosa sono stati condannati i 3? A non prendere la metro per due giorni. Se recidivi, la pena potrà diventare di un anno. Questo sì che è un ferreo stato di polizia…

Sorgente: Sorpresi a imbrattare la metro, scatta il Daspo urbano: fuori dai treni per due giorni

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