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La grandonna sulla neve

Nel mio weekend montano, oltre a distruggermi fisicamente con attività ritenute innocue, ho fatto del gran people watching. La verità fondamentale alla quale sono giunto, è che la grandonna sulla neve, indipendentemente dall’età, se ha capelli lunghi ama sfoggiare una vezzosa treccia. O anche due.

Il microcosmo delle vacanze studio 

Recupero alcune spigolature dal viaggio aereo. Sul nostro stesso volo c’era un gruppo di adolescenti in vacanze studio. Erano una fantastica della gioventù (bene) di oggi. Intanto c’era una stragrande maggioranza femminile, poi c’erano tutta una serie microgruppi rappresentativi. C’erano le bellone che simpatizzavano coi fighi, a perpetuare la supremazia dei gruppi alfa di cinematografica memoria. C’erano le amiche bruttine, che guardavano storto le bellone, nel classico “la volpe e l’uva”. C’era la tipa che piangeva in disparte, perché appena scaricata. C’era il Nerd brufoloso, pettinato come i fighi ma con un risultato scenico nettamente inferiore. Siamo una società divisa in classi.

Leggere guide turistiche in metropolitana

Lo sapete, sono un grande appassionato di people watching, modo carino per dire che sono un gran impiccione. Una cosa che, soprattutto in metropolitana, mi incuriosisce sempre molto, sono le letture delle persone. In questo periodo capita sempre più spesso di vedere qualcuno assorto nella lettura di guide turistiche. Ci sono alcuni aspetti da cui posso immaginare alcuni particolari della vacanza. Per esempio se sono all’inizio della lettura, potrebbe esser un viaggio organizzato all’ultimo momento. La destinazione poi puo’ indicare se sia un viaggio di coppia, di gruppo o magari anche solitario. La destinazione dice anche molto sulla persona. Per esempio non mi troverete mai a leggere una guida sul Marocco o sull’Egitto (eventi politici contingenti a parte) mentre potreste trovarmi a leggere una guida della Groenlandia o della Georgia (no, non vado solo in paesi che inizino con la G). Le vacanze si avvicinano per molti (lo so, non per tutti) e si viaggi immaginando anche i viaggi degli altri.

Tutti pazzi per il Vietnam (o la Cambogia, che è uguale)

Oggi mi sono fatto del male (morale ed economico) e sono andato a pranzo da California Bakery in via Larga. Tralascio le solite considerazioni sul costo in termini assoluti: andando lì sapevo quanto avrei speso e cosa avrei mangiato. Mi soffermerei sul people watching, valore aggiunto che bramavo ma che è andato al di là delle più rosee aspettative. A parte il fatto che sono stato posizionato nella zona cucina-cessi, a fianco a me avevo una tavolata di milanesi-trendy-imbruttiti-figlidipapà-giovaniprofessionisti. Svettava sul gruppo il maschio alfa, palestrato, fascino canaglia e parlantina sciolta. Parte con un aneddoto su un incontro con un locale sulla spiaggia in un recente viaggio in Vietnam/Cambogia (i due paesi sono stati egualmente citati nel corso del racconto). Toccanti storie di universi lontani che si incontrano e comunicano a gesti, conclusi col locale che svanisce nell’orizzonte remando sulla sua zattera. Bla bla bla. Segue monologo sulla casa che sta per prendere e che è esattamente dove la vuole da oltre dieci anni. Ulteriore monologo sull’auto che sta per prendere: una bmw ma, attenzione, o la serie sei nuova o la serie cinque ma solo quella del ’98. Chiacchiericcio vario sparlando degli assenti e si conclude con la discussione su dove uscire a cena stasera. Un maschio beta propone un paio di posti ma lui, da vero M.I. lo incalza “ma non hai qualche posto nuovo? io voglio posti nuovi!” e a questo punto la chicca… il ristorante vietnamita. Il maschio alfa è visibilmente eccitato “ma c’è un altro ristorante vietnamita a Milano?” (oltre a quello che ovviamente alfa conosce già) “…e ci sei andato a mangiare senza di me???”

Eh anche oggi California Bakery valeva il prezzo del biglietto.

Il bivaccante metropolitano

Prendendo la metropolitana tutti i giorni nella stessa tratta e in una finestra temporale abbastanza rigida. È facile incontri sovente le stesse persone. Per esempio stamane mi sono imbattuto nel bivaccante. È un tipo di età nell’intorno dei 30, forse qualcosa in meno, vestito sempre casual ma mai trasandato. Sempre, ribadisco sempre, quando lo becco la mattina (sale a Molino Dorino) mette il suo zaino per terra nello spazio di passaggio tra i due vagoni, ci si siede sopra, raccoglie le gambe al petto in posizione quasi fetale e si mette a dormire (o finge). Sempre. A dispetto di quanto sia piena la metropolitana. Voto 2: non hai più 15 anni e anche allora avresti fatto un po’ la figura del p…

Varie spigolature dalla Fiera

Visto che sto facendo troppi post sull’Artigiano in Fiera, riassumo qua qualche idea sparsa che avevo in giro.

Partiamo dal “borsino” delle cose trendy in fiera

Salgono
– burro di karitè
– cartoline di auguri con diorami

Scendono
– lana cotta
– presepi sudamericani

Andiamo ora ad alcune considerazioni da people watching
– La vera maiala 2015 va in fiera con le parigine
– Se togliessero l’enogastronomia la fiera chiuderebbe
– E’ sempre bello arrivare allo stand TrentinGrappa e vedere che l’inossidabile vecchietto è sempre lì. Certo, quando mi versa da bere ho sempre paura che manchi il bicchiere ma arrivarci in quelle condizioni alla sua età (per me è oltre gli 80)
– L’essere più pericoloso in fiera è la zitella bassa e corpulenta nell’intorno dei 50 anni. Si muove come un caterpillar incattivito, per via delle troppe coppiette e della gnocche. Se si muovono in gruppo sono capaci di travolgere la mischia ordinata degli All Blacks

L’evoluzione delle specie: l’artigiano in fiera 2014

Per la gioia di YdR è iniziato l’Artigiano in Fiera. Anche per la mia gioia, che posso dare libero sfogo alle mie passioni alimentari e… Di people watching. La prima cosa che ho notato è la deriva che sta prendendo l’odiosa pratica del trolley in fiera. Ormai non basta più quello piccolo, siamo arrivati alle vere e proprie valigie. Bramo un controllo all’ingresso, tipo aeroporto, che faccia entrare solo i trolley che rispettino le misure da bagaglio a mano.

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Sbrodolarsi in vetrina

Sono da sempre una amante della posti che consentono di pranzare in “vetrina”. Non un semplice tavolino con vista all’esterno a proprio con un bancone rivolto verso l’esterno. Oltre a farmi sentire meno il peso di mangiare da solo, mi consente di dare libero sfogo alla mia passione per il people watching. Però è una relazione nei due sensi: tu guardi ma vieni anche guardato. Settimana scorsa passavo davanti ad un bar pasticceria in via Vincenzo Monti che aveva uno di questi banconi. Inevitabilmente mi scappa l’occhio. C’era una ragazza che picchiava abilmente la brioche in un cappuccio. Peccato che proprio mentre la guardavo si è completamente sbrodolata, arrossendo all’istante. Il posto in vetrina è un’arma a doppio taglio.