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La fine della mia vita da scapolo, in una foto

La fine del capitolo Scapolo (anche se nel mio caso è più calzante il termine zitello) di una vita, può avere come spartiacque tante cose. Il cambiamento delle abitudini, un trasloco, la vendita della moto o di un’auto sportiva. Nel mio caso è stato l’acquisto di uno specchio. Nello specifico, quello che vedete nella foto. Perché? Abito in quella casa da, probabilmente, più di quindici anni. In questo lasso di tempo, il mio bagno è stato magnificamente arredato in modo temporaneo. Le fanciulle (poche) che si sono susseguite, poco avevano inciso sul mio “eh ma non vorrei bucare per mettere qualcosa di temporaneo, aspetto di fare i mobili definitivi”. S. si arrangiava con lo specchietto da barba che appoggiavo sul lavandino. Non ricordo se F. o L. ottennero al massimo che applicassi due mattonelle a specchio Ikea. Senza che questo intaccasse il glorioso ciuffo di fili elettrici che penzolava dall’altro. Mrs Puck ha inciso decisamente. A poco sono valsi i miei “ma fra meno di due anni ci trasferiamo, cosa stai a far bucare”, più di facciata che convinti. Quindi eccomi qua, con uno specchio nuovo.

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(S)coordinazione occhio-mano

Ci sono cose che, quando impari a farle in un certo modo, poi non cambi più. Mettiamo per esempio il mio rapporto col nodo della cravatta. Ho iniziato a doverlo fare stabilmente più o meno nello stesso periodo in cui sono andato a vivere da solo. Allora casa mia non era ricca di specchi (per usare un eufemismo e non che ora abbondino) e così ho imparato a farlo, diciamo, guardandomi da solo. Il risultato è che oggi, se mi metto davanti ad uno specchio, non so farmi il nodo alla cravatta. Ok, forse il fatto che la mia coordinazione occhio mano non è quella di un cecchino. Anche questo incide. Sono l’unico che ha problemi quando si trova a dover fare un’azione “ribaltando” la visuale? 

 

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