Archivi categoria: Giorno Marmotta

L’estenuante vita dei fruttariani (complottisti)

Tra i tanti argomenti inutili che seguo ci sono pure i Fruttariani, che ormai sempre più hanno punti in comune con i Complottisti. Se considero l’essere vegetariani una scelta di dieta, già il passaggio al veganesimo è più uno stile di vita che un regime alimentare. Ancora di più lo è una scelta estrema come l’essere Fruttariani. Dev’essere una vita estenuante, come quella di tutti i complottisti, che vedono nemici dietro ad ogni angolo. Su una loro pagina facebook riecheggiano sempre gli stessi discorsi: ogni volta che qualcuno espone la sue esperienza e riferisce del proprio medico che gli sconsiglia quel regime alimentare, la risposta classica è che “è pagato dalle grandi case farmaceutiche, controllate dai governi mondiali (o viceversa) che vogliono tenerci soggiocati”. Seguono derive tipo le due pillole di Matrix, sull’aprire gli occhi e altre cose così.

Mi perplimo e penso dev’essere estenuante vivere pensando costantemente che tutto sia un complotto.

Veloce pausa pranzo in fiera

Visto che le mie assidue lettrici bramano sapere come mi cibi, ecco la mia veloce pausa pranzo in fiera oggi.
In rigoroso ordine cronologico:
– due ostriche con assaggio di vino bianco
– panino con salsiccia di Tolosa e cipolle
– fritto di totani
– birretta
– torta austriaca (vedi foto)
– assaggi di grappini
– cannolo siciliano (e tre arancini da portar via)

IMG_5957.JPG

Ma lo so che mi volete comunque bene.

Il blog mi sta dando grandi soddisfazioni da un po’ di mesi a questa parte. Negli ultimi dieci giorni i dati della visite sono diminuite ma i feedback no. Questo principalmente perché ormai ho molto iscritti tra gli altri blogger o comunque tra chi mi legge tramite aggregatori. Questi non muovono i counter e quindi sono meno visibili ma so che ci sono. Grazie anche a questi impalpabili lettori.

Ampiamente ammortizzato

Una volta, proprio dietro il duomo, c’era un jeanseria abbastanza conosciuta chiamata International Shop. Stiamo parlando di circa vent’anni fa, di sicuro più di quindici. Ai tempi volevo comprarmi un giubbotto in pelle. Lì ne trovai uno che mi piacque. Non costava molto più di centomila lire. Anche ai tempi, per un oggetto del genere, era poco ed ero perplesso. Al massimo mi dura un anno e poi lo butto, pensai.
Stasera a Milano non fa molto freddo e per uscire per una cena più cinema ho messo ancora quel giubbotto. Mi piacere ancora e l’unico visibile segno di logorio è dato dalla zip che sta cedendo è che penso proprio farò cambiare. Direi che l’ho abbondantemente ammortizzato.

L’evoluzione delle specie: l’artigiano in fiera 2014

Per la gioia di YdR è iniziato l’Artigiano in Fiera. Anche per la mia gioia, che posso dare libero sfogo alle mie passioni alimentari e… Di people watching. La prima cosa che ho notato è la deriva che sta prendendo l’odiosa pratica del trolley in fiera. Ormai non basta più quello piccolo, siamo arrivati alle vere e proprie valigie. Bramo un controllo all’ingresso, tipo aeroporto, che faccia entrare solo i trolley che rispettino le misure da bagaglio a mano.

IMG_5955.JPG

Say Hello to Ello

Cercando di essere sempre first mover, tempo fa avevo sentito parlare di questo social network in grande ascesa: Ello. Ho provato ad iscrivermi e non è stato facile. Proprio come accadeva nei primi tempi di Gmail, servivano degli inviti e ogni utente ne ha davvero pochi. Mi sono iscritto in una lista d’attesa e alla fine ho ricevuto la mia iscrizione. Una volta dentro la mia reazione è stata “ah, tutto qua?”. Credo non sia il solo ad aver avuto una reazione del genere, visto che a pagina 40 di Wired di novembre c’è un articolo intitolato “Non darla? E’ come stare su Ello”. Il testo è un po’ ermetico ma carino. Il passaggio migliore dice che entrare in questo social network minimal, libero e privo di pubblicità è come tirare la tenda di un privé ed entrare. Tanta fatica e poi si pensa “ah, tutto qua?”. Appunto.

Se vi interessa ho cinque inviti da spendere e non ho nessun amico che sia da quelle parti.

La gemella di Chernobyl

In pochi sanno che la centrale di Chernobyl, che già non era un gioiello di tecnologia quando successe l’incidente, ha ancora una gemella attiva in Armenia. Perché non viene chiusa? Semplice: produce il 40% del fabbisogno energetico della nazione e al momento non vi sono alternative. Per qualche anno è stata chiusa ma poi hanno dovuto, per necessità, rimetterla in funzione. È di pochi giorni fa la notizia che Armenia e Russia hanno raggiunto un accordo per la fornitura di tecnici e macchinari per la manutenzione. Il fatto che l’Armenia abbia scelto l’unione doganale filo russa rispetto a quella europea non è un fatto totalmente scollegato.ARMENIA. Fondi e tecnici russi per mantenere in funzione centrale nucleare di Metsamor – Geopolitica.

Web, una lettera e sei gradi di separazione

Si sa che sul web sbagliare una lettera, digitando un indirizzo, puo’ fare tutta la differenza del mondo. C’è tutto un mercato di domini web “simili” a domini famosi che potrebbero generare traffico web (quindi visualizzazioni di banner, quindi soldi) per dei meri errori di battitura.

Oggi provavo ad andare sul sito dell’Olimpia Milano di Basket per vedere l’orario del prossimo match in casa. Da buon Re dei Refusi (e i miei lettori quantomeno non sporadici sanno quanti ne faccia) scrivo “Olympia”. Finisco quindi su questo sito. Ok, direte voi, si cambia una lettera e si finisce su un sito di marmitte. Allora? Bhè che la vita è strana: è la ditta dove lavorava mia nonna. Credevo fosse ormai chiusa e invece è ancora lì, nello stesso identico posto.