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La voglia di ballare

Stasera ho visto “tutta colpa di Freud”. La risolverò in fretta dicendovi, da patito di commedie sentimentali, che è un filmetto più che discreto nel suo genere. Anche se non tutto il cast è all’altezza.
Però volevo di un’altra riflessione, ispirata un po’ dal metadone sentimentale del film, un po’ dalla stupenda canzone di Silvestri, che porta lo stesso titolo del film.

Io non ballo. Questo è un dato di fatto che ogni persona mi conosca puo’ confermare. Però non è che non mi piaccia il ballo in assoluto. Ci sono cose che considero ballo e cose che per me non lo sono. Diciamo che la disco attuale per me non ha dignità musicale e soprattutto l’ambiente disco (in modo particolare ora) mi genera una certa repulsione. Detto questo non mi sento portato per il ballo. Sono rigido, goffo e fondamentalmente timido.
Ci sono melodie però, come questa di silvestri, che mi fanno venir voglia di ballare. Quasi mai da solo. Ricordo che a volte con S. passeggiando la sera in una strada solitaria o nel salotto di casa, la prendevo per farla ballare. Un po’ per voglia ma anche perché lei ballava anche meno di me. Lo so, sono un po’ fetente.
Il succo qual’è? Che alla fine ho ancora voglia di aver voglia di ballare.

Com’è che ancora rischio l’infarto se…

Ieri sera, stupidamente, mi è preso un colpo vedendo un’auto posteggiata sotto casa mia. Non era un Y10 ma il concetto cambia poco. C’è che sono un fesso e c’è che della bella canzone di Daniele Silvestri il passaggio che meglio mi rappresenta è:

“…con un sorriso, vedi, che sto conciliando al vago senso che ho di averlo preso in culo”

Lettera aperta

Cari Trenitalia, Expedia, Groupon, Glamoo e chi più ne ha più ne metta
Non ne voglio sapere niente delle vostre offerte per il weekend di San Valentino. Soprattutto quest’anno. Quindi evitate di rompere. Grazie.

I libri lasciati a metà

Casa mia è piena di libri sbocconcellati lasciati a metà. Qualcuno, facendo psicologia spiccia, potrebbe dire che ho problemi a portare a termine le cose. Più semplicemente dico che sono un lettore molto pigro ma anche dall’entusiasmo facile. Ci sono poi libri particolari, non tanto per quello che sono ma per il motivo per i quali sono stati lasciati a metà. Il libro di Luca Pagano non riesco a finirlo perché lo associo sempre all’estate scorsa quando lo leggevo in spiaggia. Ancora più radicato il rigetto a finire “Tutto per una ragazza” di Nick Hornby. Lo stavo leggendo in montagna il giorno in cui mio padre ebbe un piccolo malore. Niente di che ma ogni volta che lo prendo in mano mi ricordo lo spavento di quel giorno. Prima o poi lo finirò.

Per gli Spin Doctors lo si fa.

I Barenaked Ladies, un gruppo che seguivo negli anni 90 e che di recente sono tornati in auge nelle mie playlist grazie a due canzoni (You can be my Yoko Ono e il tema di The Big Bang Theory), hanno suonato a dicembre a Londra. A lungo ho pensato di andarci, aimè da solo. Ho tergiversato così tanto che i biglietti sono finiti. Ora ho scoperto che gli Spin Doctors, il cui album Pocket Full of Krypronite (sempre di quel decennio) ho letteralmente consumato, suonano a Parigi a febbraio. Senza pensarci due volte ho preso biglietto del concerto e del volo.
Basta con il lasciarsi scappare le occasioni!
Ora potrei mettervi il loro singolo più famoso, Two Princes, ma preferisco invece mettervi un’altra canzone molto più adatta ad un post notturno “how could you want him when, you know, you could have me”. Un titolo che è tutto un programma…

 

Una canzone

Puo’ una canzone (nel senso più lato del termine: un interprete, una canzone, una sua particolare esecuzione) riassumere buona parte della mia vita sentimentale degli ultimi 5 anni?
Bhè non lo so, ma se proprio dovessi sceglierne una, sceglierei questa:

PS Prima o poi un concerto lì devo proprio andarlo a vedere…

Sentirsi diversamente abile

Sono emofilico. Gli amici lo sanno, anche molti conoscenti visto che non ho mai fatto grosso mistero della mia situazione. Del resto perchè avrei dovuto? Non ho niente di cui vergognarmi. Chi non lo sa, spesso non se ne accorge perchè non c’è molto da vedere.
Un emofilico cresce con certe cautele e certe abitudini, cercando sempre di spostare più in là il confine di quello che puo’ fare. In equilibrio tra quello che sa di potere e non poter fare.
Una delle cose che per anni mi son spesso sentito consigliare di fare era di andare in vacanze con Viaggi e avventure nel mondo. A parte che molte delle loro destinazioni non mi interessano, ho sempre saputo che certe precauzioni vacanziere che debbo tenere, sono difficilmente compatibili con quello stile di vacanza. In vacanze fai da te ho sempre fatto di tutto ma quando ti devi confrontare con altri certe cose sono più difficili.

Passano gli anni e, con tutti gli amici fidanzati o impegnati, ho iniziato a dovermi guardare in giro per non restare sempre fermo al palo. Quindi quest’anno mi ero convinto ad andare in Norvegia (posto che oltre a piacermi mi garantiva anche un livello di sicurezza considerevole) con il suddetto tour operator (se così lo possiamo chiamare). Però ero ancora dubbioso su alcuni aspetti pratici e così ho provato a chiamare la responsabile del viaggio, che oggettivamente è stata spiazzata e un po’ disorientata dalla mia semplice richiesta: ogni paio di giorni mi serve un posto appartato per un dieci minuti per un’endovena. Non gliene faccio una colpa: non è una professionista. Non si tratta di viaggi organizzati nel senso più letterale del termine.

Sarò fatto male io ma quello è bastato per convincermi che non è il caso. Forse. Ci dormo su e domani vedo se provarci comunque.

Il ritorno del famigerato post notturno

Sottotitolo: che tanto piace a YdR così poi puo’ cazziarmi amichevolmente per un paio di settimane.

Comunque stasera sono a letto e meditando sulla mia situazione non puo’ non venirmi una canzone dei Matrioska: non lo faccio più. Ok, non sono uno sciupa femmine come il protagonista della canzone ma i concetti di base sono quelli che ho in testa.

E io l’ascolto felice saltellando nel e sul letto. Buonanotte

Ps domani vi metto il video