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Testando: Ravioleria Sarpi

Oggi in pausa pranzo ero in zona e quindi ho finalmente testato la Ravioleria Sarpi. Ne avevo letto bene ma volevo farmi una mia opinione. In piena chinatown si tratta di un locale di street food (il bancone da sulla strada e non ci sono posti per sedere o appoggiarsi. Specializzato in ravioli cinesi. Non alla piastra p al valore ma cotti in acqua. Al manzo, al maiale o vegetariani. Il menù è completato da due tipi di crêpes: alla carne o vegetariana. Il locale mette in bella mostra la provenienza delle proprie materie prime, rivendicandone la qualità. 2,5 euro quattro riavoli. 5 euro la crêpes. Io ho provato con soddisfazione i ravioli di maiale e quelli vegetariani. 

Ravioleria Sarpi: via Paolo Sarpi 27 – Milano 

  

Noi. Nostalgici di Expo.

Vivo in una zona limitrofa al sito di Expo 2015. Siamo quelli che, soprattutto in termini di viabilità, hanno subito i maggiori problemi nella fase precedente (ma anche durante) l’evento. Nonostante questo devo dire che io e la maggior parte dei miei amici della zona ci possiamo tranquillamente definire ExpoNostalgici. Molti di noi avevano fatto l’abbonamento o comunque passare la sera in Expo era una bella abitudine. Ora guardiamo con una lacrimuccia morale la pensilina stagliarsi dietro a Cascina Merlata o, quando prendiamo la tangenziale, buttiamo un occhio per vedere come procede la demolizione degli stand. Però noi vogliamo ricordarlo così, com’è ancora su Google Earth, nel pieno del suo splendore, all’inizio dell’esposizione universale.

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L’occhio del fallimentarista 

 

Quando, qualche anno fa, questo locale aprì sotto il mio ufficio, lo provai e non gli pronosticai lunga vita. Mi smentì, diventando anche discretamente conosciuto. La sera per l’aperitivo sembrava spesso pieno e vi venivano organizzati anche eventi aziendali. A fine gennaio apparve  questo cartello e dopo qualche giorno, visto che non vi erano movimenti interni, mi fu chiaro che non avrebbe riaperto a breve.

Imparate: inventari e ristrutturazioni che si protraggono troppo a lungo (o non danno segni di movimenti interni) sono un modo carino per dire che, con o senza fallimento, il locale non andava bene e non riaprirà più.

L’articolo del mese – febbraio

Il mese di febbraio, diciamolo, non è stato particolarmente esaltante per il mio blog. Visite in calo e nessun pezzo che si sia staccato dalla massa.

In quest’ottica al terzo posto un articolo sulle citazioni in rete, in occasione della morte di Umberto Eco: Il bue che da del cornuto all’asino.
Al secondo posto si piazza una notizia dal retrogusto pruriginoso: la squadra di calcio femminile sponsorizza da PornoHub

In vetta il racconto delle mie recenti vicissitudini automobilistiche, che hanno rischiato di lasciarmi appiedato in Trentino.

Due di picche

Ero combattuto se raccontarvi o meno sta cosa. La mia vita sentimentale è sempre stata, per motivi diversi, un po’ a margine del mio blog. Il fatto è che la questione non è tanto l’evento in sé, quanto il mio rapporto con esso. Insomma, mi sono preso un due di picche. Niente a che vedere con la Servitù della gleba (ripresa in video qui sotto, perchè ci sta sempre bene) che ha contraddistinto la mia adolescenza. Ci ho semplicemente provato ed è andata male. Di questi due di picche ne avrei dovuti prendere di più nella vita, perchè se in molti campi sono sempre stato uno che si butta, in amore ho sempre preferito aspettare chiari segnali. Che poi ogni tattica è giusta e ogni tattica è sbagliata ma sempre meglio avere rimorsi che rimpianti. Meglio sempre perdere che non giocare.

Ps ora e sempre “schiavi della ghiandola mammaria”!

 

(S)coordinazione occhio-mano

Ci sono cose che, quando impari a farle in un certo modo, poi non cambi più. Mettiamo per esempio il mio rapporto col nodo della cravatta. Ho iniziato a doverlo fare stabilmente più o meno nello stesso periodo in cui sono andato a vivere da solo. Allora casa mia non era ricca di specchi (per usare un eufemismo e non che ora abbondino) e così ho imparato a farlo, diciamo, guardandomi da solo. Il risultato è che oggi, se mi metto davanti ad uno specchio, non so farmi il nodo alla cravatta. Ok, forse il fatto che la mia coordinazione occhio mano non è quella di un cecchino. Anche questo incide. Sono l’unico che ha problemi quando si trova a dover fare un’azione “ribaltando” la visuale? 

 

Il blog è una pianta delicata

Mi rendo sempre più conto di come il mio blog richieda cure al pari di una pianticella in vaso. Ogni giorno devo annaffiarla con i post. Né troppi né troppo pochi. Altrimenti i germogli delle visite si inaridiscono oppure i lettori assidui si stufano. Inoltre dovrei portargli molta più attenzione, potando i rami secchi e facendola crescere nella giusta direzione. Eppure io la lascio così: facendolo crescere un po’ in tutte le direzioni. Insomma, questa pianticella ha ben più di dieci anni e mi piace così, anche se sarebbe potuta essere molto più rigogliosa. 

La terra dei cachi

Non voglio fare del populismo né tantomeno prendermela coi vu cumprá (come si chiamavano negli anni 80) che spesso sono l’ultima ruota del carro e gli sfruttati di un complesso meccanismo criminoso. Però questa foto trovata oggi in rete l’ho trovata abbastanza ironica ed emblematica di un certo Sistema Italia, dove c’è chi predica che un certo livello di “nero” non solo sia connaturato all’ambiente ma anche positivo. Non sono d’accordo.