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Quiet please

LF183286_942longOggi il mito si perpetua. Oggi ricominciano a scorrere fiumi di Pimms e vagonate da fragole e panna. Oggi non c’è erba del vicino che sia più verde di quella. Insomma, oggi comincia Wimbledon.

Per la quinta volta consecutiva ho in programma di andarci (fatti i debiti scongiuri per problemi di lavoro dell’ultima ora che stanno emergendo…). Sempre al venerdì della prima settimana. Se nel 2011 ci eravamo presi un giorno in più da attaccare all’Hard Rock Calling di Hyde Park, cercando (con successo) di prendere un biglietto last minute, negli anni successivi abbiamo perfezionato il nostro metodo.
Mesi prima si prende il volo, poi si prenota l’albergo. Infine si combatte su Ticketmaster per accaparrarsi i biglietti messi in vendita 24 e 48 ore prima. Quest’ultimo passaggio, affinato con l’esperienza, quest’anno mi desta qualche preoccupazione in più. Andasse male, alla peggio c’è La Coda. Anche se eviterei volentieri…

Un’altra novità di quest’anno è che mentre in passato ero sempre in compagnia di entusiasti di Wimbledon, gente che come me avvertiva l’emozione nel varcare i sacri cancelli dell’All England Tennis and Croquet Club, quest’anno devo trasmettere un po’ di questa magia a chi ne è geneticamente sprovvisto.
Come fare?
Forse facendo capire che non è l’evento sportivo in sé l’importante quando si va lì. Forse spiegando che anche passeggiare fra i campi minori, guardando match fra giocatori che non si sa chi siano, è bello. Forse ci riuscirò solo in loco: sedendosi su The Hill, in mezzo a migliaia di persone, a guardare sul grande schermo un match che si gioca a pochi metri di distanza. Wimbledon non è un evento sportivo: è una favola, è un rito pagano collettivo che sopravvive allo sport milionario.

Le donne di Chiavari hanno il senso dell’umorismo

Parto con questa citazione dotta (Baccini – Le donne di Modena) per una serie di spigolature dalle prime 36 ore di visita a Chiavari. 

– il coccobello esiste ma ormai è istituzionalizzato, è italiano e tira fuori rime fantastiche che però non mi sono segnato e non mi ricordo più.

– sono una fighetta che ormai sui sassi usa sempre le scarpe da scoglio

– la spiaggia libera aveva persone ammassare una sull’altro e inevitabilmente si sentivano i discorsi altrui. Il migliore era di una 13-14enne che raccontava alla sorella/cugina maggiore le proprie vicissitudini sentimentali con un candore che non credevo esser più di quella generazione.

Ma1

In questi giorni di mezzi pubblici romani, l’esperienza più forte, anche dal punto di vista olfattivo, è stata quella della linea MA1, il bus sostitutivo notturno della metropolitana. Eravamo a Trastevere e per tornare abbiamo preso un primo bus notturno per andare verso Termini e fin lì tutto a posto. Pieno ma niente di che. Il peggio è arrivato una volta alla stazione. La famigerata MA1 è arrivata anche abbastanza in fretta ma era un vero carro bestiame. L’autista poi, sfruttando il fatto che le strade erano libere, correva come un dannato. Col fondo stradale romano e i suoi sanpietrini, potete immaginare che spasso.

Devo però ammettere che il giudizio complessivo sull’atac, a distanza di una decina d’anni dall’ultima volta che sono stato a Roma, è piuttosto positiva. Ci siamo sempre spostati senza grossi problemi e con una buona velocità.

Dei tornelli avidissimi

Iniziamo con le spigolature di questo, lungo, weekend romano. Pronti via, scendiamo da Italo e andiamo in metropolitana. L’addetta stampa passa il tornelli e… Trak! Il tornello si chiude tenendo in mezzo il trolley. Io dimostro la mia forza fisica allargandoli quanto basta per liberare la valigia. Ilarità e sfottò per la sua furbaggine e per gli “avidissimi tornelli”. Oggi recuperiamo le valigia e ci dirigiamo in metro per andare in stazione. Subito la canzono “attenta agli avidissimi tornelli!” Neanche il tempo di finire la frase e… Rimango io col trolley bloccato. Ok, fesso io. Ok, capisco che il breve lasso  di tempo sia per contrastare i portoghesi. Però forse si esagera…

Memoria Canaglia

Stiamo pianificando le vacanze estive che mi riporteranno negli States dopo anni. In particolare, il tour ripercorrerà alcune tappe che già feci nel 1998 o 1999. Insomma… oltre quindici anni fa (sigh, gli anni passano).
Oggi allora ho scritto al mio compagno storico di scorribande Usa e perchè avevo un dubbio: un particolare National Park l’ho già visto o meno? Ero praticamente certo di no… e invece… Ora andrò a scartabellare le foto di quell’anno per vedere se risvegliano in me qualche flash.

Il bello di avere una pessima memoria è che puoi tornare in posti che sei già stato come fosse la prima volta…

La Next-Gen che sa molto di Retrogaming

Da qualche mese sono passato alle cosiddette console Next-gen, avendo acquistato una playstation 4. Quello che mi incuriosiva quando non l’avevo e mi colpisce ancora di più ora è il basso numero di titoli che escono. Abituato su ps2 e poi ps3 dove le nuove uscite erano praticamente quotidiane, le agende delle nuove pubblicazioni di Ps4 mi fanno tornare in mente gli anni 90, quando facevo il recensore di videogiochi. Anche allora le uscite, soprattutto in alcuni mesi, erano centellinate. Colpa dei costi di produzione o di che altro, fatto sta che la mia withlist di titoli è scarna e popolata di uscite future.

Ricordi dal passato

Domenica mattina stavo cercando nella mia libreria qualche guida che potesse aiutarmi nel progetto di vacanza che stiamo studiando. Ho ritrovato una vecchia guida che non pensavo più di avere. La cosa mi ha stupito fino ad un certo punto perché in passato ho già fatto un viaggio del genere. Quello che mi ha stupito è trovare come segnalibro un biglietto aereo di un Boston-Dallas del 1999.  

 

Las Vegas in 5 film

Molto probabilmente quest’estate riuscirò a tornare a Las Vegas. Un tempo, quando frequentavo più assiduamente questa meta, delle mie amiche dicevano che io ci andassi con la stessa frequenza con cui loro andavano in liguria. Purtroppo non è più così… Che ci riesca oppure no, solo questo miraggio mi galvanizza parecchio. Mi sembra di esser tornato ai tempi delle vacanze col mio amico Simon, quando qualsiasi tour degli states doveva passare dal deserto del Nevada. Mi ritrovo quindi a raccontare la città a gente che non c’è mai stata e quindi ho pensato di individuare i cinque film, in ordine sparso, che per me meglio raccontano la città. Tenete conto che per me Las Vegas è quella di fine anni 90 e del boom degli alberghi a tema: inevitabilmente la scelta è influenzata anche da questo. Pronti? Via!

– Ocean’s Eleven: il Bellagio e un Clooney che si sente Sinatra

– Via da Las Vegas: perché in questa città se sei su vai sempre più su ma se sei giù…

– National Lampoon’s Vegas Vacation: un po’ di demenzialità e la miglior rappresentazione cinematografica dei buffet all you can eat

– Mela e Tequila: una commedia romantica, di quelle che piacciono a me, con bei paesaggi del deserto del Nevada

– 21: ventuno vittoria grande baldoria! Perché non si può dimenticare il gambling.