Spigolature dalle Svalbard

Le Svalbard sono ormai alle spalle (a dire il vero lo sono quasi anche le Lofoten, mentre vi scrivo) ed è il momento di buttare giù qualche idea sparsa sul posto. Piccole osservazioni che non meritavano un post tutto loro. 

– Le armi da fuoco vanno sempre portate dietro quando si esce dal paese. Chissà perché, però ti chiedono di non portarle quando entri in banca.

– che poi… ok quando fai trekking isolati ma a fondo valle, vicino all’unica strada, il fucile mi sembra una cosa eccessiva. 

– lo scrissi già in un altro post ma lo riporto qua, sempre sulle armi: gli studenti che vengono al distaccamento locale dell’Università, devono fare una giornata di corso per il porto d’armi.

– l’entità esterna più diffusa è sicuramente la thai. Cosa che si riflette anche nell’assortimento dei negozi di alimentari. 

Passione liofilizzata

Nell’unico supermercato delle Svalbard, ho notato una smisurata passione per i cibi liofilizzati. Ok, lì è una necessità dettata anche dal fatto che partono molti campeggiatori (o anche spedizioni più estreme), però anche negli altri centri norvegesi non cambia molto la situazione.

Sinceramente la cosa mi intrigava parecchio. Per esempio, solo di zuppe di pesce ce n’erano almeno tre tipi diversi, con ricette delle diverse parti del paese. Mi sa che mi ci riempirò la valigia e qualcuno di voi lo riceverà pure come souvenir della vacanza… 🙂

Visto che si parla di orsi


Mi giunge eco, anche qui in Norvegia, della polemica sugli orsi in Italia. La mia l'ho già detta in un altro post: la sicurezza delle persone viene prima di tutto e se si mettono dei predatori in un ambiente dove essi stessi non hanno predatori, prolifereranno in modo eccessivo.
Chi la sa più lunga di noi sugli orsi sono i norvegesi. Da decenni non si puo' più cacciarli e la popolazione degli orsi polari è passata da 1000 a 3000 esemplari (non chiedetemi se in generale o nella zona: non lo so). Fatto sta che però qui TUTTE le guide devono essere armate, gli studenti dell'Università DEVONO fare il corso per il porto d'armi (e non allontanarsi dal paese disarmati) e nelle corse campestri che si fanno da queste parti, i corridori si portano il fucile. Quindi va bene il rispetto della natura ma l'incolumità delle persone viene prima.
Nella nostra gita dei qualche giorno fa, prima di essere scaricati a terra in un'area lontano dal centro abitato (accompagnati da due guide armate) ci hanno fatto un breve briefing sul cosa fare se si fosse avvistato un orso.
Visti gli ampi spazi, capire prima se corre verso di te o altrove. Se corre verso di te e si è un gruppo, raggrupparsi. Quindi fare casino. Spesso l'orso è più spaventato di noi. Se questo non funziona, la guida gli spara una sorta di bengala contro, con la pistola di segnalazione. Ad un uomo farebbe male, all'orso per nulla. In pratica è un razzo che dopo averlo colpito (e gli rimbalza contro) esplode facendo casino e accecando. Se neppure così si spaventa, allora prende il fucile e si spara per uccidere, perchè un orso ferito è ancora più incazzato.
In definitiva: prima i nostri, prima le persone. Poi gli animali.

Ps: Nella foto qui sotto altre due guide armate che abbiamo avuto: non certo per la gita della quale parlavo ma semplicemente per una cena in un accampamento fuori dal centro abitato…

Strani sogni, dalla Norvegia con furore

L'altra sera ho fatto un sogno strano. Così strano che, a dispetto del solito, una volta sveglio me lo sono ricordato in quasi tutti i suoi particolari. Se qualcuno vuol cimentarsi con l'interpretazione, prego.

In pratica inizia che è inverno e io sono a fare sci di fondo. Sto facendo questo anello e a sciare con me c'è Mara Maionchi. Non se la cava neppure male, tanto che poi, verso il rettilineo d'arrivo, scatta anche e fatico a starle dietro. Finito, rientro in quello che pare lo spogliatoio del centro sportivo. Mi sto cambiando e arriva Fabio Fognini che mi si appiccica e mi abborba raccontandomi che è triste perchè ha giocato male e non capisce perchè. Oh ma mollami!!!

Italiani, brava gente

Sinceramente, speravo che la Norvegia fosse, per gli italiani, una destinazione un po' più di nicchia. Invece, a quanto pare, mezza Italia ha deciso di trasferirsi in questo angolo di mondo. Alle Svalbard già ci era capitato di trovare altri italiani, ma non eravamo certo l'etnia (straniera) dominante. Arrivati alle Lofoten è invece un brulicare di simpatici abitanti del bel paese. Sinceramente un po' mi dispiace. Tra l'altro devo rassegnarmi al fatto che sono un italiano riconoscibile. Bei tempi quando (nel lontano 1996) con Simon in Canada continuavano a scambiarci per croati.

Narvik, ma vaff…

Il mio rapporto con Narvik è stato breve e molto conflittuale. In pratica tutta la città mi è stata sulle balle. A partire dal bed’n breakfast: dovevamo avere una matrimoniale con Wi-Fi, avevamo la stanza che vedete nella foto. Ovviamente senza connessione. Menzione di merito per le lenzuola di carta usa e getta. Ok che spendevamo poco ma a tutto c’è un limite. Vabbè, diciamo, consoliamoci con la cena. Andiamo al ristorante panoramico sopra l’hotel Scandik: ci è rimasta sullo stomaco tutta notte. La mattina dopo siamo partiti di corsa. 

Quell’insana voglia di trash AKA Pizza alle Svalbard

Premessa: io non sono il tipo d’italiano che quando va all’estero cerca disperato pizza, pasta e caffè. Mi piace sperimentare, anche troppo, le cucine locali. L’altro giorno però siamo andati a cena in un locale che ci è piaciuto molto. Ci siamo fatti una zuppa e del filetto. Tutte ricette del posto, molto buone. Il menù però proponeva anche pizze e il giorno seguente, a pranzo, ci siamo lasciati tentare: facciamo la pizza nella pizzeria più a nord del mondo. Alla fine non è che fosse una pizza, era più che altro una focaccia con della roba sopra. Al limite mi ricordava una pizzetta da fare nel tostapane che mangiavo anni fà. Nel suo trash, però non era neppure male. Con la sua carne (forse renna) a pezzettini sopra, il mais e i jalapenos.

Dei “migliori momenti” alle Svalbard

Better Moments è la società a cui ci siamo appoggiati per due delle tre gite in battello alle Svalbard. Diciamo subito una cosa: non possono certo decidere le condizioni climatiche ma su come gestire la situazione… forse potevano fare di meglio. Andiamo con ordine.
Il 12 sera avevamo la gita "catch of the day". La giornata era stata bella ma ventosa e verso sera è peggiorata. Il mare si è ingrossato ma, nonostante questo, ci hanno portato fuori. Era una gita ad itinerario variabile: in pratica il comandante decideva dove portarti, in base alle condizioni, per cercare di avvistare un po' di fauna locale (orsi e balene su tutti). Visto il tempaccio, ci siamo diretti verso due fiordi al cui termine c'erano dei ghiacciai. Si è ballato molto, forse troppo. Col senno di poi magari non avrebbero dovuto neppure farci uscire. I ghiacciai in compenso erano spettacolari ma di fauna neppure l'ombra.
Il 13 c'era la gita principale, verso Ny Alesund, il centro abitato più a nord del pianeta. Quattro ore andare e quattro a tornare. Condizioni peggio della sera prima. Il comandante prova ad uscire ma ben presto si capisce (anche dopo la prima svomitazzata a bordo) che non è cosa. Per non perdere i (nostri) soldi, attivano un piano B che comprende andare verso un fiordo riparato, dove c'è un insediamento minerario abbandonato. Lì abbiamo preso il tender e siamo stati portati a terra. Visita, passeggiata, pranzo attorno al fuoco (la guida si era portato la legna da casa…). Bello, ma niente a che vedere con Ny Alesund… sarà per un'altra volta… così come per gli orsi e le balene.

Ps: sì, partendo avevo detto "se non torno dalle Svalbard senza vedere un orso polare, sono un c******e". Questo perchè, dalle foto online, pare che chiunque vedesse gli orsi. Bhè, noi no. Traete da soli le conseguenze…